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Le amicizie possibili

di David Watkins

Esistono amici che non sono né reali né immaginari, ma possibili.

A differenza degli amici reali, gli amici possibili non hanno alle loro spalle un passato comune, una memoria a cui appellarsi per giustificare lo strano affetto che passa tra loro. A differenza di quanto accade nelle amicizie immaginarie, quell’affetto non se ne sta chiuso nella solitudine di un sogno a occhi aperti, ma sta proprio lì, in mezzo a loro, come in anticipo, quasi a dispetto dell’esperienza, e preme sui bordi dell’aria che li circonda, cercando un varco per entrare.

Sanno l’uno la faccia che l’altro faceva, da bimbo, nel perdere ai giochi. Eppure, sono la perfetta antitesi degli amici di infanzia: se questi portano l’amicizia a un punto di massima prossimità con la famiglia, della quale ereditano anche gli aspetti più rognosi, gli amici possibili, invece, celebrano il connubio dell’amicale e del non familiare, dell’intesa e dell’estraneo.

Di qui la peculiare miscela di gioia e imbarazzo che provano nell’incontrarsi di persona. La loro incapacità di lasciarsi andare al dialogo, l’entusiasmo goffo che sbanda nelle loro parole. La felicità di non avere confidenza alcuna.

Per mail o per messaggio, a distanza, come da morti, lì sì che ritrovano il tono, l’intonazione del bene che chissà come si vogliono, anche se preferiscono, per lo più, comunicare l’uno all’insaputa dell’altro, come due che abbiano preso il vizio di parlarsi bene alle spalle.

È che gli amici possibili vivono nel contrattempo: quando c’è l’uno, non c’è l’altro, e quando l’altro arriva, ecco che l’uno deve proprio tornare a casa. Mancare all’appuntamento è il patto implicito che sancisce la loro amicizia.

Questo restare una vita alle soglie di un vissuto comune, questi incontri ogni volta mancati insieme non sono, d’altronde, che i riverberi di un contrattempo più strutturale. Tutto accade infatti come se gli amici possibili fossero gli attori di un incontro giusto avvenuto nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Se si fossero incontrati prima, un po’ più in là, quante cose che avrebbero fatto insieme! E ora, invece, eccoli qui, costretti a contraddire a una a una le coordinate dello spazio e del tempo, per non perdere di vista una verità – la loro amicizia – che sembra sussistere al di qua della geografia e della storia.

Perché in qualche modo lo sanno: la possibilità della loro amicizia è reale, e non manca di nulla. Anzi: li traghetta in un rapporto che sta a un passo così dall’essere libero dal rapporto umano, dai suoi inevitabili effetti collaterali. E se avanzassero ancora nella simpatia che discretamente li lega, diverrebbero capaci di percepire qualcosa come un’amicizia aerea, diffusa, sparnicciata a destra e a manca, intercettabile soltanto da quella peculiare forma di intelligenza che è il naso, tra le intercapedini del mondo.

Anche i più reali degli amici, quando non si vedono, si fiutano per aria, tornano possibili (ed è forse questo il senso in cui si può dire, come si dice, che gli amici ci sono sempre).

 

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in copertina una immagine di ©Sebastiano Raimondo da Presente Infinito

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renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
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