Articolo precedente
Articolo successivo

In uscita

Condivido in pieno il messaggio di Antonio. Anch’io ho deciso di uscire da Nazione Indiana. Non descriverò qui le tappe che mi hanno portato a questa decisione. Dico solo questo: nel corso di questi due anni e due mesi, Nazione Indiana ha elaborato molte analisi, visioni, proposte. A qualcuno sono sembrate un poco manchevoli, ad altri troppo agguerrite. Ma in ogni caso, mi aspettavo che fossero occasioni per formare un coagulo di forze, dentro e fuori di qui, non certo per creare altre separazioni e nuove incomprensioni.
Saluto tutti ringraziandovi dell’impegno e dell’attenzione appassionata che avete dedicato a questa bella avventura.
Tiziano Scarpa

8 Commenti

  1. Be’, scusate, invece di andarvene così alla spicciolata, benché in fila rigorosamente indiana, non fareste prima a dirci chi resta?

    P.S. Avete per caso deciso di prendere la via delle montagne?
    Se vi interessa, io domenica 29 guido un gruppone sul monte Baldo (ferrata Gerardo Sega). Volete unirvi?

  2. Ciao Tiziano. Qualcuno, poco fa, nel mio blog si chiedeva perchè avviene tutto questo. Ho risposto che evidentemente non lo so, e penso di non volerlo sapere.
    Però, ci tengo a farti/vi sapere una cosa: avete fatto un lavoro enorme, senza il quale non si potrebbe parlare, oggi, di rinascita della discussione culturale sul web.
    In molti ci auguriamo che tu, Moresco, Biondillo, Montanari ci ripensiate. Se così non fosse, il secondo augurio è comunque di continuare a trovarvi in rete. Anch’io, come Giuseppe Genna nel suo post di oggi, sono convinta che questo sia il luogo dove si trova oggi la riflessione e l’innovazione sulla cultura. Spero, di cuore, che non lo abbandoniate.

  3. E d’accordo che siamo a lutto, e tutto quello che vuoi, ma, Lipperini, non esageriamo con queste elargizioni di grandezza forse troppo precoci.Luoghi belli e innovativi in rete ce ne sono tanti, anche migliori di NAZIONEINDIANA, tutto sta ad aver voglia di cercarli.

  4. per strong
    Sei pregato di fare IMMEDIATAMENTE i nomi di questi luoghi migliori di NI, io fino ad oggi non li ho trovati.
    C’e solo Zibaldoni ed altre meraviglie, fra i blog collettivi, che potrebbe quasi essere dello stesso livello (ma non lo è del tutto)
    NI poi alla qualità del materiale ha sempre unito anche un proprio libero codice di comportamento (molto raro in rete) come quello di non postare mai troppo cose di e su se stessi, non abusare volgarmente per farsi un eccesso di pubblicità, a se e agli “amici”, ecc..
    Secondo me se NI chiude perdiamo tutti qualcosa di molto importante e di irripetibile.
    Un grazie dunque agli indiani per il loro lavoro generoso che ci hanno dato in questi anni
    georgia

  5. ma perché Moresco non vuole commenti nel suo Addio? Forse a questo potrebbe degnarsi di rispondere.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Don’cry for me, Argentina

di Pierangelo Consoli
Gli chiedo poi dell’Argentina di oggi e qui il discorso cambia. Scopriamo che il libro doveva essere presentato alla Casa Argentina, sezione culturale dell’ambasciata a Roma. Era tutto pronto e poi qualcosa è successo.

La macchina di merda

di Daniele Poccia
C’era una volta una macchina, che era una macchina di merda. Non che le altre macchine del mondo fossero davvero migliori, ma questa, in particolare, era veramente una macchina di merda.

Mots-clés__Itaca

di Daniele Ruini
Mi sono domandato tante volte come mai l’acqua del mare è salata mentre l’acqua dei fiumi che si versano nel mare non lo è, e nemmeno la pioggia che cade dal cielo è salata.

Come scomparire (e riapparire). L’idiota di famiglia di Dario Ferrari

di Ornella Tajani
Si legge così bene, L’idiota di famiglia di Dario Ferrari (Sellerio 2026), che quasi non vien voglia di scriverne, la recensione essendo fra le altre cose un modo di portare a compimento una lettura, di completarne il godimento.

I padroni del terremoto

di Renata Morresi
Dieci anni dopo quell’ottobre, il sisma continua: è la gestione del post-sisma ora a distruggere le fibre della vita sociale e politica.

I poeti appartati: Alberto Casadei

di Alida Airaghi
Artefice e spettatore, idea e materia, vincitori e vinti si sovrappongono, indivisi nonostante le migliaia di anni di separazione. Il soggetto diventa oggetto, il sé si frantuma, si sdoppia e triplica, perde sostanza e memoria, muore e si reincarna.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: