Ignaz Philipp Semmelweis, il medico

di Gessica Franco Carlevero

Era di gran moda l’anatomia patologica, a Vienna.
E le gravidanze facili eran di gran moda anche loro, a Vienna.
Noi altri da un morto a una puerpera saltavamo.
Toccavamo, tagliavamo, tiravamo, toglievamo.
E le operazioni ci andavano storte,
le donne anche loro diventavano morte.
Io indagavo, facevo pensieri.
I dottori i morti li trattavano leggeri.
Poi vidi un baffuto fregare sul camice il sangue delle spoglie.
E capii perché le gravide morivano, al momento delle doglie.

Lavarsi le mani, avevo intuito.
Insaponare le zampe, spazzolare le unghie e ammollarle nel cloro.
Ogni dito doveva essere pulito.
Le balie, gli infermieri, le ostetriche soprattutto dovevano purgarsi anche loro.
E nel giro di un mese le donne restavano sane.
Erano le nostre mani di noi dottori, con le particelle di cadavere, le assassine.
Ma ero un povero magiaro, diceva quel primario d’un cane.
Solo lavarsi le mani, prima di operare le mammine.
Ma per quei viennesi purosangue restavo un infame.
Mi bloccarono. Niente stipendio, escluso dall’ospedale.
Tornai a Pest, e laggiù ripresi la faccenda in esame.
Scrissi un librone. Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale.
Le riviste mediche mi ignorarono,
quei quattro amici si allontanarono.

Allora a Joseph Spaeth scrissi
“Lei ha preso parte al massacro, Signor Professore”
A Friedrich Scanzoni scrissi
“Il suo insegnamento si fonda su cadaveri di donne assassinate dall’ignoranza, Signor Professore”.
E lui giù a gridare che ero un bel disgraziato.
Il 29 luglio 1865 la mia affezionatissima moglie volle accompagnarmi in ospedale,
portavamo due paste a un amico malato, mi aveva raccontato,
ma al ritorno scordò di aspettarmi e della clinica diventai un abituale.
Entrai che avevo quarantasette anni,
e lei non si perse negli affanni.

Nessuno specialista della testa venne a guardarmi.
Solo arrivavano delle grosse guardie grigie a fare malanni.
E io, Lavatevi le mani, mentre cercavano di fermarmi.
Mi stringevano i polsi e dicevo. Lavatevi le mani.
Mi bloccavano le gambe e ripetevo. Lavatevi le mani.
Loro ci davano dentro con la cinghia.
E io, di risposta, Lavatevi le mani.
Mi strapparono ogni unghia.
E sempre, Lavatevi le mani.
Al funerale mia moglie non ci venne.
C’erano solo Karl von Rokitansky, mio maestro elementare,
il prete magro novantenne,
e Carl Braum, il mio avversario principale.
Era agosto.

[apparso su Le carte tatuate. Dieci poeti torinesi, Edizioni Torino Poesia 2007]

2 Commenti

  1. non ho dubbi nell’affermare che “Il dottor Semmelweis”, tratto dalla tesi di laurea (in medicina) di Céline, sia uno dei suoi migliori libri.
    Purtroppo l’emancipazione delle donne è passata anche da anasettici esami vaginali delle puerpere.

  2. segnalo anche “il morbo dei dottori”, di Sherwin B. Nuland
    http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_biopot_parto.html
    (Il contagio dei baroni
    Nella Vienna imperiale del 1852, 13 madri su 100 morivano per infezioni contratte durante il parto. E nel resto dell’Europa i dati erano altrettanto drammatici. In Inghilterra, fra il 1831 e il 1843, 600 donne su 10.000 morirono di febbre puerperale nell’ospedale di maternità di Londra, mentre ne morirono solo 10 su 10.000 partorendo a casa assistite dalla Royal Maternity Charity. Anche le due divisioni del Policlinico viennese dove lavorava Semmelweis avevano tassi di mortalità diversi: dove erano i medici a far partorire morivano tra le 600 e le 800 madri all’anno; nella II divisione, dove i parti erano assistiti dalle ostetriche, si verificavano in media 60 decessi, un decimo)

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

La rosa di Gaza – una recensione

di Claudia Piccinno
Curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, La rosa di Gaza (Les Flâneurs, 2026) nasce come un’opera corale di ascolto, traduzione e responsabilità civile. Il lavoro dei curatori costruisce un ponte tra le voci delle autrici palestinesi e il pubblico italiano...

Prati generali #3

Prati generali, terzo incontro di poesia: 

Macerata, Sasso d’Italia, sabato 29 agosto, dalle 16 alle 19:30

Nel terzo, quarto, dodicesimo, settantottesimo, centonovantaseiesimo o anno zero di guerra, genocidio, crisi, riarmo, policrisi, emergenza, transizione, collasso...

Madri morte madri vive / Mrtve matere žive majke / Umbilical Cord

Madri morte madri vive è un lavoro sull’eredità materna: ciò che del corpo, delle ferite e dei silenzi passa da una generazione all’altra. Scritto in due lingue e a quattro mani, da Nina Kodrič per lo sloveno e Snježana Vračar Mihelač per il croato, appare qui per la prima volta nella traduzione di Darja Betocchi. "il collasso del corpo / il collasso del sistema"

E la chiamano estate

di Paola Ivaldi
Mi rifiuto di buttare in strada aria calda pur di rinfrescare la domus. Ai miei occhi questa “non soluzione” (spostare il calore) è una disfatta, l’apoteosi di un egoismo e di una miopia che rasentano la follia.

L’operaio e la morte

di Vladimir Sabourín
traduzione di Alessandra Bertuccelli Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace

Assoluto letterario: Procne machine

di Rinaldo Censi
Leggo con crescente ammirazione Procne machine di Carmen Gallo. Come rendere conto di questo meccanismo che macina figure mitologiche accertando sottilmente la loro instabilità, metamorfosi, trasformazione? È un’arte della modulazione - meglio, della transizione.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: