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Tentata evasione dalla poesia

hamilton_he.jpg 

di Franz Krauspenhaar

Le poesie sono spesso corone di fiori
funerali sfilano come auto col muso lungo
è tutta una processione di cose amare
e allora lasci perdere, meglio crocifiggere
il tuo pesce alla brace.

Se le poesie sono così tristi e inconsolabili
allora ti rivolgi al bossa nova elettronico
stai sedici ore a sentire Uma batida diferente
i classici dalla lacrima facile diventano sopportabili
Jobim si toglie la giacca e s’infila una maglietta
no global di Dolce & Gabbana.

Ma che idiozia, comunque, tutto. La birra cinese a cena
lo champagne per le ricorrenze, le lacrime tempistiche
di certe donne, le fauci aperte di certi maschi,
nani da giardino di misura XL.

Vai a vedere il calcio e a momenti ti mettono al muro
vai in un salotto letterario e a momenti svieni
per l’intenso calore umano che mortalmente ti abbraccia.
Vai a cena di amici e ti accorgi che questa coppia
ha una bomba sotto il culo.
Vai a Roma e hai subito voglia di tornare a Milano
a vedere in dvd C’eravamo tanto amati, perchè lì sì
che parlavano l’unico romanesco che capisci.
Vai a Firenze e tra vento e opere d’arte uno sciame
di h aspirate a momenti ti sbatte a terra, nemmeno
fosse un camion della nettezza urbana.
Vai in Svizzera e aspetti di passare la frontiera
con la Germania, per spendere qualcosa,
perchè agli svizzeri non vuoi dare nulla, per principio.
E così per duecento chilometri ti tieni in gola
una sete tartara che ti ustiona il muso.

Ecco, sei tornato dai viaggi. La solita manfrina
del cielo in una stanza, dei cipressi piegati
delle foglie morte, sempre più morte
della vita sempre più agra, del Tropico del Cancro
ascendente Leucemia. Sei stufo, accendi la sigaretta
del condannato a correre, vedi un film, c’è De Niro
Pacino, Scorsese, e poi meravigliose fiction italiane,
col medico buono, col prete bello, col chirurgo umano
con lo zingaro lavato e stirato, con l’adesivo lungo
l’appretto con il manico, la manica di stronzi
che imbufala il cesso a colori della televisione.
Sa di terra, di polvere, di illusioni abortite.
Ma se ti può consolare qualcosa, questa
stessa è la brama di tornare a casa, per bere ancora
poesia, prima di esserne steso, dopo il primo bicchiere.

(Immagine: Richard Hamilton – $he, 1957-61)

12 Commenti

  1. Uno sguardo attento alla poesia e alla società. La poesia è amara, triste, riflette stanchezza, mancanza, meglio fuggirne, rifugiarsi altrove.
    Ecco, dunque, un viaggio dentro la piccola-grande società. Ma il viaggio delude proprio in quei suoi aspetti che dovrebbero,invece, darle spessore. Falsità, bieco perbenismo, abitudine possono annientare la voglia di poesia, voglia che, finito il viaggio, ritorna più forte, unica consolazione e verità per non perdersi, per non smarrirla tra le inutili cose della vita.

    jc

  2. bello il quadro, Franz,
    ma bella di più la tua poesia/racconto,
    è un genere che prediligo,
    uno squarcio narrativo di vita,
    ci sono quei particolari “materiali”
    che me la fanno vivere e sentire,

    ma triste, eh?!

    Come va, Franz??

    MarioB.

  3. questo testo è un meraviglioso condensato di stupore attonito e lacerato e di disperazione mai doma o rassegnata,
    uno dei tuoi più belli in assoluto.

    trasuda dolore e solitudine da ogni sillaba.
    quel dolore e quella solitudine nei quali siamo immersi e che, ormai, siamo incapaci di confessare anche a noi stessi.

  4. franz hai trovato un modo nuovo di scrivere haiku.
    posso chiamarli effeku ?

    un nome da milanese nipponico, da kitsch senza fronzoli.

  5. Caro Beccalossi, la battuta è buona. Anzi no, non è una battuta. Ok.

    Grazie a tutti per la generosità.

    Franz

  6. era un complimento.

    ma ricordati: è impossibile sfuggire al kitsch. ognuno di noi ha dentro di sè da qualche parte un mondo in cui la cacca è negata, e sono le lacrime a comandare. alla legge del kitsch, come disse qualcuno, nessuno potrà mai sfuggire.
    se trovi il modo: telefonami, ore pasti. mi trovi sulle gialle sotto la voce “stringati”.

  7. Come entrare in una scatola di legno e scuotercisi dentro, toccarne gli angoli, le parti morbide.
    Bella questa processione in corsa,senza santi.

  8. Beccalossi, che Dio mi fulmini se io voglio solo approvazioni – che poi non sono nemmeno un poeta, sono solo uno scrittore che talvolta, per far prima, scrive versi, ma quella del kitsch è parecchio kitsch. :-)

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