Un solo paradiso

  di Gianni Biondillo

Giorgio Fontana, Un solo paradiso, Sellerio Editore, 2016, 194 pagine

Il caso ha voluto che due vecchi amici si ritrovassero al tavolo di un bar che anni prima fu il rifugio di una compagnia di giovani pronti a superare la loro linea d’ombra ed entrare nel mondo da adulti.

Il narratore, un fotografo da poco tornato in città, superati i primi imbarazzi (cosa si dice a chi non vedi da anni? Come si reagisce di fronte all’evidente sfacelo del tuo interlocutore?) ascolterà dapprima controvoglia il terribile racconto di Alessio – la sua perdita di dignità, il suo sprofondare nell’oblio dell’alcool – per poi ritrovarsi sempre più avvinghiato, persino affascinato dalla storia dell’amico. Diventando così il nostro testimone.

Perché Alessio, bicchiere dopo bicchiere, esporrà lucido e irredimibile la sua caduta nel baratro. Per amore. Perché infiniti possono essere gli inferni, ma il paradiso, quando credi d’averlo trovato, resta unico e irripetibile.

A parlare è il fantasma del ragazzo che fu. Quello che conobbe Martina per caso, che condivise con lei l’amore per il jazz (e Giorgio Fontana riferisce con precisione maniacale i suoi gusti musicali), che passò notti di indimenticabile amore. Un sesso carnale, primordiale. E che poi conobbe l’inaspettato distacco, proprio quando tutto sembrava perfetto, una lieve incrinatura nella voce, una piccola bugia, la ferita del tradimento, la perdita del centro.

Non a caso per l’intero romanzo, l’autore fa camminare il protagonista in una Milano livida, malinconica, straniata. Una città senza centro, fatta di infinite periferie, non necessariamente degradate, piene anzi di una poesia nascosta, ma incapaci di farsi casa per l’anima errante di Alessio, che come perduto nel buio non saprà mai oltrepassare la linea d’ombra, restandone imprigionato, vagando senza requie, inviluppato alla sua maledizione: amare, per una volta sola. Un solo paradiso.

(precedentemente pubblicato su Cooperazione n° 47 del 22 novembre 2016)

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gianni biondillo
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GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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