Cereali al Neon

di Gabriele Merlini

«Il futuro che ci aspetta è diventare bidimensionali?»

Ci penso un po’. La speranza, naturalmente, sarebbe evitare una simile opzione: rimango affezionato alle mie curve e questa blanda idea di tridimensionalità che abbiamo. Tuttavia qualche dubbio è lecito tenerselo, così proseguo nella lettura.

Contrarsi. Vibrare. Espandersi: ecco le tre sezioni cui è organizzato Cereali al neon, secondo romanzo di Sergio Oricci (Effequ 2018) che ha per sottotitolo «cronaca di una mutazione». Poiché di trasfigurazioni, metamorfosi e cambiamenti tratta, anche se da un’ottica decisamente particolare.

Le forme di vita giovani evolvono costantemente per sopravvivere e nel protagonista – che avverte una qualche urgenza di transitare attraverso molteplici stadi di consapevolezza – inciampiamo mentre galleggia dentro una teca di plexiglas con il peso sugli zigomi di un visore. Sassolini di musica elettronica lanciati in un oceano di linee rosse e piramidi traslucide attorno al corpo. Il gioco ultra-tecnologico è fino dall’incipit un ping-pong di aperture e chiusure con l’esterno, la materialità di un corpo che diventa qualcosa di nuovo, oppure è la realtà circostante che si plasma in altro. «L’immagine residua di me» a farsi «ricordo sciolto in un’acqua di cui non ricordo la consistenza. Sono una perla elettrica, nera» scrive Oricci, «con attorno una membrana impazzita. Più simile a una cellula, a un uovo, che a quel sottoprodotto della specie a cui, da qualche parte, ancora appartengo».

Come uno strano videogioco, Cereali al neon è dunque la cronaca di passaggi per livelli crescenti, l’interazione tra uomo e macchina – settore nelle arti bazzicato da diverso tempo ma che evidentemente presta il fianco a rinnovabili declinazioni – virata alle più attuali tecnologie (social compresi) e suggestioni. Spunti prossimi, la quotidianità più intima fatta di paure e relazioni ingarbugliate, assieme ad argomenti astratti, in apparenza lontani. Chiuso nella bara trasparente cui ogni tanto si ficca, il protagonista Silvano Rei cerca infatti comprensione, amore – «non sesso» sottolinea con specchiata onestà – e contatto con gli altri al fine di riscoprire sé stesso («quando ho perso la capacità di provare tenerezza?» è una tra le domande che si pone nelle fasi di emersione e sulla quale servirebbe riflettere, specie in tempi brutali tipo i nostri.)

Materiale scivoloso affrontato però con dimestichezza, un’apprezzabile propensione per i dialoghi (alcuni lunghissimi ma raramente faticosi) e capacità descrittiva: dall’arte classica al pop di più ampio consumo, i riferimenti e i parallelismi tra le pagine finiscono non per essere zavorra quanto utili momenti chiarificatori.

Cereali al neon è il flusso di coscienza di un tizio che decide di reinventarsi in profondità e con ciò creare nuove percezioni di quanto lo circonda, il rapporto con una donna che sembra conoscerlo al meglio e provare un piacere particolare a sistemarlo con cura sopra la graticola («è davvero questo, l’amore? Ne avevamo sentite tante, ma mai nessuno ce l’aveva descritto così. Due corpi in fusione, in viaggio verso un rapidissimo e doloroso decadimento. Ci destrutturiamo a velocità supersonica», noi.)

Da persona vergognosamente ignorante al riguardo, solo di recente ho scoperto un paio di cose: specifici punti fermi del cyberpunk – estetica decadente, linguaggio contaminato, innesti tecnologici artificiali nell’organico – e l’esistenza di una filosofia chiamata transumanesimo, abbreviata talvolta con la buffa formula farmaceutica >H o H+ o H-plus.

Com’è ovvio che sia, non saprei quanta consuetudine Oricci abbia con simili generi, né se pensi o meno di afferirci in qualche misura (a occhio: no) però Cereali al neon si direbbe allo stesso momento opera ben radicata in una tradizione e testo indipendente, ibrido e coraggioso specie in tempi di strazianti discorsi sulla massificazione del prodotto editoriale. Sotto alcuni aspetti distinguibile e attuale, quindi da accogliere (persino per i neofiti di trattazioni similari) come un segnale sul serio positivo.

1 commento

  1. […] «Il futuro che ci aspetta è diventare bidimensionali? Ci penso un po’. La speranza, naturalmente, sarebbe evitare una simile opzione: rimango affezionato alle mie curve e questa blanda idea di tridimensionalità che abbiamo. Tuttavia qualche dubbio è lecito tenerselo, così proseguo nella lettura. Contrarsi. Vibrare. Espandersi: ecco le tre sezioni cui è organizzato Cereali al neon, secondo romanzo di Sergio Oricci (Effequ 2018) che ha per sottotitolo cronaca di una mutazione. Poiché di trasfigurazioni, metamorfosi e cambiamenti tratta, anche se da un’ottica decisamente particolare.» Il resto qui. […]

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francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
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