Articolo precedente
Articolo successivo

Settembre 1943 e altre poesie

di Umberto Piersanti
(Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo tre poesie da Campi d’ostinato amore di Umberto Piersanti, La nave di Teseo 2020)

***

Settembre 1943

era ieri l’otto settembre,
sotto lo stesso cielo
di questo mese azzurro
un tenente cammina
per lo Spineto,
la ragazza accanto,
tenera la sua veste
sparsa di fiori
e la grande cintura
stretta alla vita?
e nuotano i ragazzi
alla Borzaga
in quella gorga limpida
e assassina?
cerchiano le rondini
come da sempre
la verde cupola
del Duomo?

e tu a tre anni
guardi i settembrini
o solo t’acqueti
e perdi nello sguardo
del padre che t’abbraccia
senza la divisa?

dalla marina salgono
i signori del ferro
e del fuoco
con gli elmi calati,
tu fuori della Storia
nell’abbraccio del padre
solo e felice

settembre 2017

***

Febbraio 1941

forse nevicava quel giorno
come adesso,
stroncava i gialli
impazienti favagelli
e nevicava forte nei Balcani
dove il padre soldato
nel suo lungo cappotto si rannicchia,
autarchico e gelato,
gelata la discesa
giù per il Monte,
lì passa la tua lettiga
madre,
in quattro la sorreggono
per l’ospedale

tu scalci,
hai fretta
d’uscire in mezzo al gelo,
sai che la vita
è oltre quel tepore,
altro non sai
e altro non ricordi,
inquieto come i favagelli
che la neve cela
dentro il bianco

e la sorella grande
col gelo della sciarpa
e sulla bocca
segue quella lettiga
all’ospedale,
l’altra prepara
la minestra con dentro
il pane,
la famiglia è di cinque
il numero più giusto,
la madre
ed anche il padre
hanno quei nomi immensi (1)
del Vangelo

dalla bianca pineta
i corvi neri
scendono alle torri
che il bianco cerchia,
un aereo vola
così lontano,
lontano com’è ancora
la guerra in quelle ore

scende un soldato piano
dalle Cesane,
ha governato le bestie
la sera prima
e quell’acqua l’attende
sconfinata-appena
s’intravede e fa paura-
dove la morte piomba
da sopra o dal fondo,
e sabbia e fuoco
sono là
se arriva

tu non sai
le vicende e le figure,
solo suoni e colori
non li ricordi,
non sai se la madre
s’appresta a consolarti
dell’esser nato
o se la vita saluti
e bevi a sorsi lunghi
dopo quel limbo caldo,
ma vicino,
così vicino
al Vuoto che tutto
precede

e nella stessa ora
l’altra sorella
libera dalla neve
un favagello

febbraio 2018
(1) Il nome di mio padre Giuseppe, di mia madre Maria

***

L’età breve

c’è stato un tempo
in cui ci credemmo
immortali,
alti sull’Appennino
ventoso,
fermi nelle strade
d’Europa,
la rosa dei venti
spalancata a nord
e sud e est
e ovest,
senza il pensiero
del ritorno,
senza idea
di sosta,
senza limite
d’ora
o luogo,
le macchine riempivano
le strade,
la gente affollava
le piazze,
dal camion
tu li osservi (1)
così fermi
e assoluti
come il tuo sguardo

l’età breve
trascorre
in un cielo chiaro
e senza tempo

Ottobre 2019
(1) nella mia adolescenza viaggiavo a lungo con l’autostop

 

2 Commenti

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Nel Panopticon di Michele Mari

di Davide Orecchio
Credo che nemmeno uno scrittore di fantasia come Michele Mari avrebbe potuto immaginare, molti anni dopo avere scritto questo racconto, di trovarsi in un meccanismo panottico

Beckett, Cavazzoni, Trevisan

di Davide Orecchio
Mi è venuta l'idea di associare brani che mi piace suonare a libri o autori che stimo. Ed ecco qui un paio di esempi

La parola prodromi

di Davide Rigiani
Ecco una storia ispirata a fatti che mi sono realmente accaduti. È una cosa ambientata nel mondo della sanità italiana, quindi è comunque un po’ fantasy

“Gli orfani” di Vuillard. Billy the Kid e la costruzione degli Stati Uniti

di Davide Orecchio
Il romanzo riporta alla luce la trama violenta che, sulla linea della frontiera americana, servì a costruire dal nulla uno Stato che sarebbe diventato presto un impero

Come difendere memoria e giustizia nell’Argentina di Milei

di Davide Orecchio
1976-2026. Intervista a Julio Santucho a 50 anni dal golpe. "Abbiamo un governo negazionista che viola continuamente i diritti fondamentali. Ma la società ha perso capacità di reagire"

Manuale minimo per adulti con un amico invisibile

di Stefano Bonzano
Se qualcuno ti chiede se parli da solo, puoi rispondere di sì. Ma aggiungi che non è un monologo. È un sistema evolutivo in corso
davide orecchio
davide orecchio
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a: d.orecchio.nazioneindiana(at)gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: