ornella tajani

373 articoli scritti
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.

Transitorio

di Marco Viscardi
Mastico lentamente i 20 grammi di mandorle previsti a metà mattina. Non mi secca tanto pesare e ponderare il cibo, ma mangiarlo piano per farlo assorbire meglio, o almeno far finta che sia così.

«Bisogna riscrivere i classici?»: dèmoni e fate della riscrittura

di Ornella Tajani
«Sembra la matrigna di Biancaneve»: quante volte l’avremo detto, o anche solo pensato, per alludere a una donna malvagia? Eppure questa non è la versione originale della fiaba, bensì un piccolo esempio delle infinite vite della riscrittura

Béla Tarr e la dignità del crollo

di Luigi Menna
Tarr, László Krasznahorkai e Mihály Víg non hanno mai ceduto alle lusinghe dell’intrattenimento. Hanno eretto un muro contro l’estetica consolatoria della nostra epoca, e lo hanno fatto mentre la narrazione globale accelerava verso il consumo rapido e la superficie.

Riappropriarsi di sé: la conoscenza impegnata di Rose-Marie Lagrave

di Ornella Tajani
«Il femminismo mi ha fatto diventare donna», scrive Rose-Marie Lagrave in "Riappropriarsi di sé". Rimodulando la celebre affermazione di Beauvoir, l’autrice dichiara così il ruolo fondamentale che il pensiero femminista ha rivestito nella sua formazione.

Si può uscire dalla catastrofe? Su “Adieu” di Balzac

di Marco Viscardi
Addio è una parola fatale, e come tutte le parole fatali porta con sé una carica di melodramma, di eccesso e di falsa coscienza. È davvero possibile dirsi addio? Lo si vuole davvero? Forse, dietro questo commiato così definitivo, c’è la speranza di una contraddizione, di un ritorno

“La donna della domenica”, ogni domenica: perché leggere Fruttero e Lucentini oggi

di Paolo Rigo
Insomma, questo è il finissimo universo della Donna della domenica, questo è l’universo di Fruttero e Lucentini, che meriterebbero di essere studiati, ricordati, omaggiati. Ancora di più? Meriterebbero semplicemente di essere letti, centenario o meno.

Hamnet e il problema del dolore

di Paolo Rigo
Nell’esperienza del dolore ci rinnoviamo, scopriamo noi stessi, saggiamo i nostri limiti e li superiamo. Nell’accettazione dell’impossibilità di guarire diventiamo maturi. E questo, forse, è il messaggio centrale dell’Hamnet di Chloé Zhao.

L’inferno che non si sente

di Marco Viscardi
L’accoltellamento avvenuto alla scuola media di Trescore Balneario, provincia di Bergamo, il 25 marzo 2025, è uno di quegli avvenimenti di cui non ci si vorrebbe occupare, perché troppo forte è il pericolo di venire invischiati, di farsi male o di colpire involontariamente la sensibilità altrui.

L’amore non ha etica. Su “Meglio così” di Amélie Nothomb

di Ornella Tajani
Avere a cena Silvio Berlusconi e servirgli per dispetto gli avanzi di sei settimane prima? Talmente spassoso che è successo per davvero: così almeno racconta Amélie Nothomb nel suo ultimo libro Meglio così (Voland, traduzione di Federica Di Lella).