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Roberto Baggio qui e altrove

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[Il 30 novembre uscirà in libreria L’ascensione di Roberto Baggio, un romanzo di Matteo Salimbeni e Vanni Santoni, per i tipi di Mattioli 1885. Nazione Indiana ne pubblica in anteprima un estratto]

Per arrivare a Coverciano si possono prendere due strade. Si può imboccare la maestra, che da via D’Annunzio porta direttamente davanti al cancello verde del Centro Tecnico Atletico della Nazionale Italiana di Calcio, oppure si può prendere un’allungatoia, proseguire paralleli all’obiettivo per circa un chilometro, superarlo, girare in una stradina strettissima, passare accanto al campetto della Santacaterina, risalire, sbucare poco prima del borgo di Corbignano e tornare indietro, fino a trovarsi davanti quel medesimo cancello verde ad apertura automatica. Il risultato è lo stesso, ma queste due strade corrispondono a due filosofie. Ai loro tempi, Valcareggi e Bearzot prendevano di sicuro l’allungatoia. Vicini e Trapattoni, probabilmente, la strada maestra. Chissà quale scelse Cesare Prandelli, al suo primo giorno in azzurro. E chissà che strada faceva Baggio.

Ciao, compagno Lucio

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di antonio sparzani

Ciao, compagno Lucio,
ti eri raccomandato con i tuoi amici più cari, quelli d’una vita, i compagni del Manifesto. «Non voglio funerali, per carità, tutte quelle inutili commemorazioni. Necrologi manco a parlarne. Luciana si occuperà della gestione editoriale dei miei scritti. Per gli amici e compagni lascio una lettera, ma dovete leggerla quando sarà tutto finito.»
Adesso tutto è finito, compagno Lucio Magri, io ho abbastanza vissuto per ricordare dibattiti, conferenze, assemblee con la tua sempre piuttosto fascinosa, diciamolo, presenza, per ricordare le tue battute, sempre eleganti, le tue polemiche anche dure, ma così caratterizzanti un’epoca in cui ancora si dibatteva sui massimi sistemi, come usava dire. Sulla storia del comunismo avevi molto pensato e ora hai anche scritto.
Con un infinito rispetto per la tua scelta di andartene così, con determinazione e rigore, per i tuoi motivi che certo solo tu conosci appieno, scelgo questo modo per trasformare il lutto, che non volevi, come non lo vorrei mai io, in un’occasione per far conoscere ― senza fronzoli ― a più persone le prime pagine dell’introduzione del tuo ultimo scritto (Il sarto di Ulm, Il Saggiatore – tascabili, Milano 2011). Eccole:

Ach, Italien!

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di Helena Janeczek

Perché i contribuenti tedeschi dovrebbero sovvenzionare le ingiustizie e i privilegi del sistema Italia? Pagare anche loro per i comodacci di Berlusconi (le Minetti e i Minzolini, per esempio)? Mostrarsi solidali con chi pensa che gli evasori fanno bene e i fessi sono gli altri?Buttare soldi in un paese marcio di corruzione, clientelismo, mafia, così come l’Italia stessa ha foraggiato invano la Cassa del Mezzogiorno? Così scrive, sul liberal-democratico Süddeutsche Zeitung, lo storico e critico Gustav Seibt, profondo conoscitore dell’Italia. Dargli torto non è facile, considerando pure che tagli drastici ai costi della politica non sono in vista e ai concittadini più ricchi verrà chiesta al massimo una mini-patrimoniale.

“Atti impuri” alla Trebisonda di Torino

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Il racconto per testimoniare e ingannare il mondo

Martedì 29 novembre, ore 21

Libreria Trebisonda, via Sant’Anselmo 22, Torino

Sparajurij e la redazione della rivista “Atti Impuri” incontrano

Giorgio Falco e Piergianni Curti

HOMO SAPIENS al Palazzo delle esposizioni di Roma, intervista a Telmo Pievani

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di Antonio Sparzani

Si è inaugurata l’11 novembre, e durerà fino al 12 febbraio 2012, al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra: Homo sapiens: la grande storia della diversità umana. Per la prima volta un gruppo internazionale di scienziati, afferenti a differenti discipline e coordinati da Luigi Luca Cavalli-Sforza, ha ricostruito, tenendo conto dei dati disponibili fino ad oggi, le radici e i percorsi del popolamento umano del nostro pianeta. Genetisti, linguisti, archeologi, antropologi e paleoantropologi hanno unito i risultati delle loro ricerche in un grande affresco della storia dell’evoluzione umana. Il risultato è una mostra internazionale, interattiva e multimediale che racconta in sei sezioni le storie e le avventure degli straordinari spostamenti, in larga parte ancora sconosciuti, che hanno generato il mosaico della diversità umana.
Sono stato all’inaugurazione, ho visto la mostra e ho rivisto Luigi Luca Cavalli-Sforza, classe 1922 e tuttora in piena forma, di cui ricordo con grande piacere qualche seminario pavese distante ormai più di quarant’anni. A tutti tengo a ricordare che Luigi Luca Cavalli-Sforza, genovese, è uno dei più importanti studiosi al mondo nel campo della storia delle origini dell’uomo,

Prose brevi

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di Jacopo Ramonda

CARICHI SPORGENTI (cut up n. 24)

A piedi, sotto una pioggia fine, cercavamo di camminare controcorrente nel fiume in piena di parole non dette. Per esplicitare tutti i significati di quel silenzio avremmo dovuto parlarne per un giorno intero. Eppure entrambi conoscevamo il senso dei cortei di protesta taciturna che ci attraversavano il cranio in marcia, indossando le loro museruole. I pensieri sbucavano disordinatamente dalle nostre teste; erano così reali e tangibili che avremmo dovuto appenderci un cartello carichi sporgenti, prima che qualcuno inciampasse e ci denunciasse.

 

RIPOSARSI (cut up n. 11)

Finalmente si era fatta ora di cena. La giornata era finita e avrei potuto riposarmi. Da che cosa, non si sa. Quando sei a terra da troppo tempo non fai niente tutto il giorno, eppure stai sempre lì a ripetere che non vedi l’ora di andare a casa, a riposarti. Quando sei a terra da così tanto tempo che hai lasciato un segno sul pavimento, l’immobilità del tuo corpo ha comunque portato a qualcosa: il tuo finire sottoterra. Il tuo impercettibile affondare, lentissimo come la deriva dei continenti. Ed ecco che realizzi a cosa assomiglia la tua vita: sabbie mobili al rallentatore.

Richard Hamilton [1922 – 2011]

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Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?
[1956 collage con immagini e pubblicità di riviste popolari dell’epoca]

Un culturista muscoloso brandisce provocatoriamente un lecca lecca Tootsie Pop verso una ragazza molto ben fornita di attributi con cappello a paralume in testa. Intorno quei prodotti in voga che renderebbero [ e continuano implacabili fino a oggi a rendere] le case moderne così differenti e così affascinanti, come l’aspirapolvere Hoover “Constellation” a palla, il prosciutto in scatola HAM, la televisione Stromberg-Carlson e il magnetofono a nastro Boosey & Hawkes “Reporter”.

Il fondo del bicchiere

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di Marco Candida

Quella notte tornammo a casa dal Cowboy Landscape di Voghera con almeno sei o sette litri di birra in due – e questo significa che almeno tre quarti di quei litri riempivano la mia, di pancia. Laurina è quella della coppia che ci dà un occhio a queste cose, ci sta attenta, e difatti la sua pancia è piatta come la tavola da stiro che sempre più saltuariamente usa per le mie camicie e i pantaloni mollando a me il malloppo (“Toh, adesso ho dell’altro”). Tuttavia anche lei negli ultimi periodi – col divaricarsi dello spread, e col cambio di governo, e quei listini che si vedono alla televisione un giorno sì e l’altro anche due volte sì, che ti rimbecilliscono col loro saliscendi masturbatorio, alle nove del mattino segnando meno, poi riprendendosi, poi arrivando al pomeriggio a un’impennata e l’Italia sembra forte, pensi ai marmi delle statue, ai mattoni delle chiese, alle pietre che pavimentano le strade, e tutto sembra duro, forte, inaffondabile, fino a quando si arriva alla chiusura e tutto quanto si smorza e si attenua, “brusca virata”, la solita grigia esistenza –

Assemblea aperta contro il declino delle biblioteche (30 novembre a Roma)

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ASSEMBLEA APERTA

i lavoratori delle biblioteche e degli archivi

discutono con le associazioni culturali

e la società civile

30 novembre 2011 : ore 15,30 – 18,30

      Aula Magna  Biblioteca Nazionale di Roma

*

UN PAESE SENZA MEMORIA È UN PAESE SENZA FUTURO
.
Contro il declino di bilioteche e archivi discutiamone:
i lavoratori, l’Associazione italiana biblioteche, l’Associazione forum del libro, i lavoratori del Teatro Valle, la generazione TQ, esponenti del mondo della cultura, la SLC CGIL e la CGIL di Roma e Lazio.

Depressione

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di Helena Janeczek

Sono giorni che mi vedo così. Sono la donna bruna che cerca di catturare il pianeta malefico dentro un cerchio di fildiferro per vedere se si allontana o si avvicina. Nel film di Lars von Trier, il finale sarà l’impatto apocalittico. Non qui. Qui c’è solo lo sguardo ripetuto attraverso il cerchio, lo spread che sale e scende, l’astro che non capisci se sia più lontano o più vicino. Non si chiama Melanchòlia, ma Depressione. Temo non sia casuale che gli economisti stiano ben attenti a usare il termine. Parlano di crisi, recessione, inflazione. Al minimo accenno alla Grande Depressione sembrano spaventarsi. Divenuti auruspici di meccanismi talmente fuori controllo da apparire eventi catastrofici, temono le profezie che si autoavverano.

una nonna narratrice

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di Enrico Palandri

Cosa vuol dire raccontare delle storie? Questa espressione ha spesso un tono spregiativo: dire di qualcuno che ‘racconta delle storie’ significa denunciare scarso rispetto della realtà. Nel reale si è, dirlo è un’altra cosa. La realtà è quindi nel senso comune il contrario di una storia. Le storie, fatte di parole, sono quindi semplicemente bugie: da Omero a oggi, attraverso miti e leggende, poemi e romanzi, gli autori non hanno fatto altro che raccontare delle storie. Perché dobbiamo inventare quando possiamo dire la verità? Non riusciamo neppure a vivere tutto quello che vorremmo e perdiamo tempo a scrivere e leggere romanzi! Perché aggiungere al mondo reale un mondo immaginario?

La crisi del mondo binario di Democrazia e Denaro

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 di Pino Tripodi

1) La storia non vuol finire. La crisi della doppia D (Democrazia Denaro) che  sta attanagliando l’Europa non è solo un fatto economico e non riguarda solo lo spazio geografico del vecchio continente. Questa crisi è destinata a far deragliare il treno della storia dal binario su cui ha viaggiato negli ultimi secoli. Su quel binario erano accampati a mo’ di argini indiscutibili e insuperabili la democrazia e il denaro. Non è la prima volta del tempo storico né sarà l’ultima:  prima ancora  di completare l’universalizzazione del mondo il medesimo modello di universalizzazione entra in una crisi strutturale. La storia non ne vuol sapere di finire e riparte sempre dal punto in cui ci si prefigura un mondo a forma di omogeinizzato, di polpetta indistinguibile e indifferente governata da un rito infinito, dunque senza storia.

2)      L’universalizzazione delle macerie. I motivi di questa doppia crisi sono molteplici ma tutti ascrivibili proprio all’universalizzazione del mondo binario di democrazia e denaro. Appena una forma universale trionfa, quando tutti gli stolti cantano in sua gloria, quella forma comincia a sgretolarsi. Nei luoghi del trionfo e della gloria presto si vedranno le macerie. La ragione di crisi è intrinseca a ogni modello di universalizzazione di qualsiasi campo della conoscenza e del potere. In ogni forma aurorale esistono aspetti dinamici e progressivi. In ogni forma universale quegli aspetti dinamici e progressivi vengono ritualizzati fino a quando diventano una cancrena della forma originaria.

Due poesie da: da “ll noto, il nuovo”

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di Giovanna Frene

 

III. MATTATOIO H.G.

“Oggi le nostre lancette girano solo all’indietro”
(A. Politkovskaja)

I.

laddove tristezza, tiranno, potere che domina il mondo.
laddove tiranno, potere, tristezza che prescinde l’impronta sul muro,
la scavalca, la riforma con grappoli, istinto di fuga e insieme ritorno
per le chiare ragioni che incontrano sul posto lama e cibo,
sempre lo stesso posto, la virtù cardinale degli insepolti,
parassiti

II.

trasformati nel popolo dei ratti, rimuovono gli esseri umani. che aleggia
sul posto, il fruscio d’ali, va all’incontro con il marchio di esistere,
si interseca al vertiginoso concrescere botanico e sociale
per le chiare ragioni che non guarda negli occhi lo sguardo,
ritorna al buon senso, la virtù cardinale degli insensibili,
pulizia

III.

vivono ancora tra le nostre, crescono esposti al triste.
della distruzione, l’ala, che sopra il fatto, si rifà; potere.
altre tristi, rovesciate ai suoi piedi per il vento, ventre del progresso.
lo scavalca per le chiare ragioni che se è per sè non incontra niente
di intero, spada che ritorna alla roccia, la virtù cardinale degli insidiosi,
patria

Non chiamateli ragazzi

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[A piazza Tahrir si combatte ancora. Ho chiesto a Barbara Teresi un pezzo sugli avvenimenti di questi giorni. Si scusa con me, via email, della sua scrittura a caldo, colma di passione. Ma certe volte la passione serve, eccome. G.B.]

di Barbara Teresi

“Noi sogniamo un paese in cui ci sia giustizia sociale e loro sognano un paese in cui portare avanti i loro interessi personali. Il nostro sogno è un paese in cui ci siano sicurezza e libertà e il loro sogno è una nazione governata dalle forze dell’ordine. Il nostro sogno è la dignità umana, il loro i tribunali militari che processano i civili. Il nostro sogno è un paese governato da persone corrette e preparate, il loro è un paese governato da generali. Il nostro sogno è nato negli anni ’70, ’80 e ’90. Il loro è nato negli anni ’30. Il nostro sogno diventerà realtà, il loro finirà nella pattumiera della Storia”.

Uovo al tegamino

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di Chiara Marchelli

Ti hanno appena portato un uovo. Ho chiesto all’infermiera di lasciarci soli, tu e io. Non c’è nemmeno mamma, che ho mandato a casa a dormire un po’. Ha fatto gli occhi di una esclusa dalle cose importanti, ma la conosco bene e sulla sua faccia stanca ho trovato anche una traccia di gratitudine. Non te la prendi, no? Hai vissuto e amato a sufficienza per capire che non ce la fa, a volte, e chissà come se la caverà tra poco, quando tutte queste prove generali saranno finite davvero.
L’uovo ha un bell’aspetto. Tutto mi aspettavo, tranne che esaudissero questo tuo piccolo capriccio. Un uovo al tegamino. Forse è merito di Marta, che è tornata in corsia apposta per te. Sei sveglio, quando passa? Ci fa sempre ridere con le sue battute da cabaret. Ti ricordi quando vi siete visti in centro, questa primavera? Mi ha scritto una mail dicendo che ti aveva beccato a far vasche con le braghe rosse e mamma a braccetto, come due fidanzati. Viene ogni mattina, prima di andare in ufficio, fa un paio d’ore menando ordini a destra e a manca, come quando era caposala. Non credo che possa, le infermiere la odiano tutte e di conseguenza anche me, che sono la sua amica, ma noi ci divertiamo e sappiamo che se c’è lei tu muori un po’ meno.
Chissà se la senti, quando arriva. Ti sedano così tanto che apri gli occhi solo a quest’ora, per poco.

Discorsi di dominazione trattati con pietas e rigore

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[Si è svolto a Genova tra il 18 e il 20 novembre un convegno dal titolo “Io sono molte. L’invenzione delle personagge”. Il 17 sul “manifesto”, assieme a un articolo di Francesca Serra, è apparso anche questo breve contributo.]

Di Andrea Inglese

Nel testo di presentazione del convegno “L’invenzione delle personagge” si legge: “Insomma, sono anni che le personagge – vogliamo chiamarle così, con un gesto di arbitrio creativo della lingua – della letteratura come del teatro e del cinema sono state decostruite, pezzo per pezzo. Osservarle quasi con una lente d’ingrandimento in una sorta di laboratorio della lettura e della scrittura, ha svelato come in uno specchio molti misteri dell’identità femminile, compresa una possibilità di liberazione non sempre evidente (…)”. L’occasione mi pare talmente importante e proficua, che vorrei rivolgere un invito particolare alle animatrici di un tale laboratorio sul “personaggio-donna” o, come qui si dice, sulla “personaggia”. Il tema scelto e il taglio dato a questi incontri permettono anche di toccare un discorso di metodo e soprattutto di ampliare la visuale angusta di cui molta critica letteraria accademica è vittima, quando tratta del rapporto tra letteratura e ideologia, o tra paradigmi narrativi e identità sociali. È proprio la vicenda del personaggio-donna che richiede di compiere questo passo radicale dal punto di vista teorico.

Nuovi autismi 9 – L’accanimento dei morti

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di Giacomo Sartori

Uno crede di essersi sbarazzato una volta per sempre dei suoi morti, e invece quando meno se lo aspetta loro tornano all’attacco. Contro la nostalgia e i complessi di colpa ci sono collaudate strategie, questo lo sanno più o meno tutti. E anche tanti conti non regolati prima o poi finiscono per venire seppelliti per sempre in un armadio chiuso a chiave. A volte però i morti ti attaccano dall’interno, scegliendo beninteso il momento in cui meno te lo aspetti. Impossibile difendersi, se spuntano da dentro, giocando sulla sorpresa. Mio padre tanto per fare un esempio è uno specialista di questo genere di scherzetti. A volte quando sono molto stanco mi si abbassa la voce, e in quei frangenti mi accorgo che quel mio eloquio spossato e senza più spigoli non è più il mio, è il suo.

Recensimenti letterari

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di
Francesco Forlani

L’Amministrazione mi angoscia. Ho una relazione di tipo K (Kant passa la palla a Kafka) con tutto quello che è scadenza dei termini. Ho con la burocrazia lo stesso maniacale rapporto che ho con le date limite dei generi alimentari, to be on a deadline sulla soglia dell’invalicabile. Un sistema che violenta con la sua durata-durezza, sistematicamente, le persone che vivono sole, che hanno deciso di non tenere famiglia ma che le famiglie non tengono. Infatti un single, celibe, nubile, uno una che se ne stia per i cazzi propri fa la spesa max su due giorni, altrimenti butta la roba, sistematicamente, controllando sul retro la vaschetta di yogurth (mi piace dirlo alla francese iaùr) o quella di un formaggio ricco di fermenti lattici. Con questa angoscia ho compilato il mio atto di devozione alla statistica. L’Istat mi è entrata in casa come un agente della Stasi a determinare quantitativamente chaque pièce del mio orizzonte vero, reale ed io mi sono fatto accecare dalla lampada gialla apposta sulla sinistra della scrivania. La stessa che, presumo, mi ha ad un tratto illuminato la capa. E mi sono detto: se coloro che fanno e disfano le pagine culturali (paraculturali porno soft e palliative come le parafarmacie) invece di pubblicare i comunicati stampa delle case editrici manco fossero notizie Ansa, o di proporre un giro di Monòpoli (vd l’ottima riflessione di Sergio Garufi ) o di recensire i propri collaboratori sulle stesse pagine su cui questi ultimi recensiranno i testi degli amici dei collaboratori, mandassero agli autori un questionario Istat, non ne sapremmo di più sulla genealogia di un’opera e sulla visionarietà del suo autore?

Underworlds

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di Mauro Baldrati

Se l’autore deve scrivere di ciò che sa, Alan Altieri, con l’ultima raccolta di racconti Underworlds (TEA 2011), ha scelto ciò che non sa: l’oscuro, l’abissale, l’inaudito. Ha scelto ciò di cui ha paura, manipolando una materia pericolosa, esplosiva, di cui tutti abbiamo paura: mondi sotterranei, proiezioni psicostoriografiche di futuri possibili, frattali derivati da un aggravamento – solo fino a un certo punto arbitrario – di tendenze già presenti nella nostra società “(in)umana”, come la definisce lo stesso autore, e dall’animo nero dell’essere “(in)umano”. Questo è una delle procedure di una certa fantascienza anni ’70, portare al limite di rottura – o anche oltre il limite – gli elementi di crisi sociale del nostro mondo, e della nostra epoca, fino alla creazione di mondi che nascono dall’evoluzione del nostro, come sogno, come prospettiva, oppure come incubo. Altieri, come molti altri autori, ha da tempo scelto l’incubo. Non a caso è definito, nello stesso risvolto di copertina del libro, “il Maestro italiano dell’apocalisse”.

LE CHIAVI DELLA FELICITA’
[ letteratura e bigodini retorici ]

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Tekla Badarzewska-Baranowska [ 1834 – 1861 ]
Le Rêve d’un Ange

diAnna Tellini

    Vorrei mettere subito le mani avanti: anche se non numerosissime, non sono di certo mancate le voci femminili nelle lettere russe, almeno a partire da Caterina II, che si dilettava di filosofia (celebri i suoi carteggi con Voltaire e Diderot) e di teatro, oltre a comporre satire e cronache storiche, seppur mediocri, per arrivare al Novecento, che vanta nomi grandi (Sejfullina, Šaginjan, Forš, Petruševskaja) e grandissimi, come Cvetaeva e Achmatova.

E-pub: adelante con juicio

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di Maria Cecilia Averame

Parlare di e-book in Italia risulta quasi pericoloso: fra infervorati sostenitori che preconizzano la scomparsa della carta stampata e detrattori convinti che il digitale causerà l’ennesima vendita al ribasso del sistema cultura. Trovare i numeri per comprendere le reali dimensioni del fenomeno non è immediato. E quando anche li si ha in mano, la loro analisi non è scontata.