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Due poesie da “Quattro quaderni”

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di Giuliano Mesa

è come se andarsene non fosse che questo,
questo restare, e fare ancora un gesto
(è come se dirlo fosse soltanto vero,
e non più vero, ancora, del non dirlo)

e poi quello che manca mancherà
e ciò che è è ciò che ormai è stato
(e parlane, mio amore, dinne ancora,
fa che sia vero ancora)

(penso ad un giorno, pensando ancora
a chiudermi gli occhi, finché c’è luce,
a premere ancora, sulla tempia, il nervo che pulsa)

(pensa che vuoi pensare,
fino a quel buio,
fino alla luce, infine, che scompare)

*

cosa frammischia –
cenere (sempre cenere)
e vento (sempre, da sempre)
se non il vuoto, Lucrezio,
il vuoto –
lì possiamo costruire, c’è spazio,
per fare un’orma
e fare un segno di passaggio
(noi siamo, passeggeri,
come argini,
muschi sulla sponda del fossato,
chiocciole ciottoli lucertole
e questo è molto,
a farsene una ragione,
è molto tempo, e spazio,
molta necessità)

Ciao, Giuliano

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Juke box / Peter Gabriel

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Peter, il più bravo di tutti.

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(seguite il link)

Father, son

Father, son
Locked as one
In this empty room
Spine against spine
Yours against mine
Till the warmth comes through

London revisited

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di Marco Mancassola

Ho saputo che i disordini erano scoppiati anche a Brixton quando sulla metropolitana hanno annunciato che il treno non avrebbe fermato in quella stazione: era chiusa per “vandalismo”. Nel frattempo i disordini si erano sparsi in varie parti della città e a Tottenham, a pochi passi da dove vivo, si sentiva ancora l’odore di bruciato nell’aria. Le macchine incendiate erano state rimosse in fretta, ma avevano lasciato lunghe sagome annerite sull’asfalto.

“Negli altri paesi le rivolte scoppiano per domandare democrazia o far cadere un governo, qui scoppiano per assaltare i negozi”, afferma un amico anglosassone quando infine lo raggiungo a Brixton. Joe mi accompagna a vedere il negozio di attrezzature elettriche Currys a un centinaio di metri da casa sua. Lo hanno saccheggiato poche ore prima. Non c’è molto da vedere oltre alle solite vetrine infrante, serrande abbassate ormai inutilmente, un mucchio di merce calpestata sulla soglia.

rosso Taranto

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di Flavia Piccinni

Taranto vista da lontano è un cumulo di fuoco e polvere. Esce dalle ciminiere dell’Ilva per allungarsi verso il cielo e colorarlo di rosso, rosso Riva. Esce dalla raffineria dell’Eni che, quando si blocca, come è successo venerdì 29 luglio, fa tutto nero.

Note Book : Silvia Tessitore

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di
Silvia Tessitore
Insomma, è nato. S’intitola Eleven in September. E’ il mio quinto libro. A circa otto anni dal quarto, un altro libro in cui si parlava di una torre atterrata – una piccola torre medioevale, abbracciata a una costola degli Uffizi – e di vittime innocenti. Era la torre dei Georgofili, abbattuta a Firenze dal tritolo mafioso. Tutti e quattro i libri precedenti avevano un editore, e ben due di questi – gli ultimi due – sono stati pubblicati da Zona, la “mia” casa editrice. Questo quinto libro, invece, non ha un editore: è disponibile solo come self-publishing (su ilmiolibro.it, o su ordinazione presso le Feltrinelli), ogni singola copia viene stampata per chi la acquista, questo è il succo. Non avrà una promozione “tradizionale”, non spedirò copie in giro per recensioni. Provo a spiegarvi perché.

Sfatti di cronaca

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di
Francesco Forlani

I neorealisti dicono che senza testo non c’è più esperienza
dei fatti che si dicono veri perché uno poi li può toccare
con mano che se si sporca è meglio, dicono, e così pare.

Intanto il vuoto inghiotte il pieno di parole e la pietanza
che in luogo di nutrire macera lungo le strade.

(da Sfatti di Cronaca )

SAUL STEINBERG [ 1914 – 1999 ]

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da The Saul Steinberg Foundation

“Girl in Bathtub” 1949 [ Gelatin silver print, 12 3/4 x 11 1/4 ]

Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile…

L’importanza di essere piccoli. Rassegna di poesia e musica nei borghi dell’appennino bolognese

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“Tutto si tiene a questo mondo e tutto è solidale,
e da sempre han combattuto per me le fronde del bosco –
fronda io stesso devo diventare
e ad ogni chicco prestare la mia voce.”
Arsenij Tarkovksij

Tra le crepe dell’asfalto, tra i sassi dei muri a secco, a volte addirittura tra le lastre di arenarie e ardesie, nascono delle pianticelle, segni eroici di una vita che non si arresta davanti a nulla e per questo tanto evocativi e ancora in grado di stupire.
Da questa suggestione parte la prima edizione della rassegna di poesia e musica “L’importanza di essere piccoli” organizzata dall’associazione culturale SassiScritti Circolo Arci di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino in collaborazione con Daria Balducelli, che si svolgerà dal 12 al 19 agosto in alcuni suggestivi borghi dell’Appennino bolognese.

Programma
12 agosto – Capugnano (Porretta Terme) ore 21
in caso di pioggia: oratorio della chiesa S. Michele Arcangelo, Capugnano
DA BAMBINO IL CIELO
: Franco Loi incontra Bobo Rondelli

Molo Audace

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di Antonio Sparzani
Mi avvio lentamente sul molo Audace mentre il pomeriggio agostano illanguidisce e il mare – al mattino così blu come solo nel golfo di Trieste sa essere – diventa pallido e chiaro e opaco e comincia a confondersi all’orizzonte col cielo. Le persone si muovono con calma – tutto rallenta, anche nel cuore e nei pensieri.

Tra questi uno ne emerge improvviso, inatteso e improbabile: se un personaggio come Bashār al-Asad, o come un altro dei feroci assassini che abitano e hanno tragicamente abitato i palazzi del potere di questo mondo – non c’è che l’imbarazzo della scelta – se Asad dunque, che spara, o peggio ancora fa sparare, sui suoi concittadini, venisse qui sul molo Audace con me, senza parlare, ma solo a camminare lentamente guardando lontano, assaporando la scontrosa grazia della città di Saba, respirando l’aria del golfo, forse si lascerebbe andare per un attimo a dismettere i pensieri di potere e di morte da cui è circondato e divorato e si abbandonerebbe a uno sguardo sul mare fino a consegnarsi definitivamente al pensiero che l’unica cosa che importa è che la Terra è la nostra patria, il luogo di noi tutti, nel quale tutti dobbiamo convivere.

Firenze lo sai

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Caro Matteo Renzi,
l’ 11 agosto del 1944 la città fu liberata dai tedeschi grazie alle forze del CLN. Il Cardinale Elia della Costa aveva da poco esortato la popolazione ad evitare atti di violenza contro i fascisti ed i nazisti.!!! Glii stessi che sparavano su donne e bambini. Non furono i preti, il Cardinale locale, né l’allora prudentissimo Papa Pacelli ad aiutare la liberazione.
Evidentemente lei non conosce la storia se ha invitato l’arcivescovo Piovanelli a Palazzo Vecchio per tenere il discorso del 67 esimo anniversario (domani) della liberazione di Firenze.
O spera che ormai nessuno si ricordi i fatti di allora?
Caro sindaco, si decida. Non si può stare sotto tutte le bandiere e non si può offendere la memoria di chi ha sofferto e cioè di un’ intera nazione, facendo scelte ingombranti!
Mi e ci risponda: a che gioco gioca?

Annamaria Papi

Partigiani attraversano piazza Beccaria per ricongiungersi alle forze alleate e continuare la Liberazione verso il Mugnone e oltre Firenze © Istituto Storico della Resistenza Firenze

pop muzik (everybody talk about) #11

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Ping Pong / Stereolab. 1994

Radio Londra: Paolo Mossetti

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Perché Londra è una polveriera.
di
Paolo Mossetti
Intorno alla morte di Mark Duggan perdura a tutt’oggi una certa confusione: analisi balistiche, leggende urbane, perizie, smentite. Ma non è di questo che vogliamo parlare. Quello che ci interessa è come la capitale britannica, smentendo l’ottimismo di certi commentatori in vestaglia, abbia ancora una volta mostrato il lato oscuro del multiculturalismo e della ‘gentrificazione’, e tutto ciò nel mezzo d’un’estate che ha certificato il tracollo dell’Occidente da ogni punto di vista: politico, militare, economico. In questo clima funesto, la morte accidentale o meno di un disgraziato non è che una scusa, un fiammifero acceso. Tanto basta per molte rivolte urbane, e quando l’incendio è appiccato, non c’è niente che le fermi: si estendono, si sviluppano. Come una merce a buon mercato e di largo consumo.

Indice Ikea

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di Helena Janeczek

Riparto dalla Germania, nel retro della mente le immagini dei cortei di ragazzi che vogliono giustizia sociale a Tel Aviv, le carcasse di autobus e edifici dopo una notte di London Burning. Sulla via per l’aeroporto scopro il particolare conosciuto, mai però visto in relazione. I supermercati tutti chiusi, non si può fare shopping di domenica, persino Ikea non forza i suoi orari oltre le 20 dei giorni lavorativi. Esiste un “indice Ikea”? Qualcosa che misuri il quoziente di regolamentazione del lavoro rispetto al livello di vita dei lavoratori?

Juke Box / Joni Mitchell

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Joni, la più brava di tutte.

http://www.youtube.com/watch?v=cZeyIbcsuPE

Piccoli Maestri crescono

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Collage pour Folon

Progetto Piccoli Maestri
di Elena Stancanelli

Su ispirazione del lavoro fatto da Dave Eggers in America (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero della storie) ho immaginato qualcosa di simile in Italia. La mia idea sarebbe quella di fare una scuola di lettura pomeridiana, indirizzata ai ragazzi delle scuole medie superiori e tenuta dagli scrittori, che parteciperebbero a titolo gratuito, mettendo a disposizione un po’ di tempo e la loro passione per i libri.
Ho condiviso questo mio progetto con i partecipanti alla prima riunione di TQ, con la casa editrice Laterza e la Provincia di Roma (il presidente Zingaretti e l’assessora alla cultura Cecilia d’Elia), che mi hanno aiutato con entusiasmo.
Abbiamo trovato quindi una sede possibile, per far partire la prima sperimentazione. Si tratta di uno spazio molto bello, nel quartiere Esquilino a Roma, di proprietà del Comune, dove già si fanno diverse attività per ragazzi.
Il 5 settembre alle ore 19, ho indetto una riunione con l’assessore, le persone che gestiscono lo spazio e tutti gli scrittori che vogliano mettersi a disposizione. Accorrete numerosi. Anche se avete perplessità e non siete sicuri di farcela: intanto possiamo mettere a punto il progetto e far vedere che siamo tanti, belli e intelligenti. Confido in voi. Il posto in questione si chiama Matemù, in via Vittorio Amedeo II, a Roma.

(Mappare le librerie indipendenti)

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Carlo Mazza Galanti
[…]
Mi limito a indicare, perché lo credo cruciale (e per non fermarmi alla sola speculazione), un possibile luogo di azione, per altro già abbastanza discusso tra di noi: quello delle biblioteche pubbliche e delle librerie. Credo che se questi, più di altri, potranno essere luoghi di una possibile convivialità, di “occultamento” e di autodeterminazione, sarà perchè saremo forse in grado, attraverso di essi, di cortocircuitare (anche se in minima parte) i meccanismi ben oliati che integrano i tre grandi poli (produzione, critica, consumo culturale) nello stesso macchinone demente. Concentrandoci su questo punto possiamo fare qualcosa di concreto. Stimoliamo il buon funzionamento delle biblioteche. Mappiamo le librerie indipendenti città per città, aiutiamoli a fare rete, facciamo “guerrilla” andando fisicamente davanti alle librerie super-market con un elenco delle migliori librerie indipendenti divise per quartiere e invitando la gente a fare i loro acquisti lì, vicino a casa, in un posto migliore, più bello, più curato e più utile alla cultura e alla vita associata. Costruiamo un circuito virtuoso tra critica e vendita grazie a cui i librai potranno orientare il consumo in maniera intelligente e credibile; cerchiamo – nei limiti delle nostre possibilità – di scardinare il controllo dei distributori all’interno della filiera editoriale. La questione delle biblioteche e delle librerie credo che unisca tutti: scrittori, editori, giornalisti, critici, lettori. L’azione potrebbe partire da qui.
Riprendi a leggere da qui.

La scrittura come contemporaneità

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[Il brano è preso da: Heinrich Böll, Come si dovrebbe vivere. Perché la città si è fatta straniera / Dialoghi con H. Vormweg, trad. di F. Rondolino, edizioni dell’asino 2011, pp. 96-101. Il libro, pubblicato nel 1987, viene proposto adesso nella «piccola biblioteca morale» dell’editore. DP]

Foto via Ann-Christine Jansson

Heinrich Böll – Heinrich Vormweg

HW Eppure nei racconti del primo periodo, nei racconti pubblicati e nei primi romanzi, si ha l’impressione, leggendoli, che tu, nonostante il sentimento della liberazione, sia ancora ancorato a quella vita, a una vita che avvolge totalmente la persona come una sfera, tenendola immobile molto più a lungo di quanto affermi il proprio sentimento. Ciò che adesso voglio dire è che, non potendo partire dai tuoi ricordi personali, sono obbligato a partire da ciò che ho letto. A mio parere tu hai raccontato, facendone oggetto dei tuoi racconti, la guerra e il ritorno a casa, e soltanto dopo il discorso si è allargato alla vita tra le macerie, all’insicurezza tutta particolare che contraddistingue la vita tra le macerie. Una parte di questa vita consisteva nel continuo odore di cucina, che all’inizio degli anni cinquanta divenne anche oggetto di un vivace dibattito letterario. Tuttavia in questi primi racconti non si poteva trovare ciò che Wolfgang Weyrauch espresse in tono programmatico nella sua antologia 1000 Gramm, apparsa nel 1949: “Qui scrivono giovani autori che vogliono disboscare la foresta intricata in cui ci troviamo”.

Diario di un idiota sulla crisi economica

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di Andrea Inglese

Una banale metafora per un soggetto idiota

Io sono un idiota, e un ignorante. Posso votare, certo, ma non devo osare pronunciarmi sulla politica economica del mio paese e tanto meno dell’Europa, di cui è parte il mio paese. Di politica economica io non posso parlare. Posso pronunciarmi, spericolatamente contro la privatizzazione dell’acqua, mettiamo. Anche se non ho un laurea in chimica o una formazione in gestione degli acquedotti. Ma se apro bocca sul capitalismo, mi si chiede imperativamente un master in macroeconomia. Dire che il capitalismo non funziona, per altro, non serve a niente. Sono i capitalisti più forsennati che, per primi, lo dicono. E se anche lo dicessi, non essendo io un capitalista forsennato, sembrerebbe che avanzassi, in modo puerile, un sembiante di critica. Ma è perfettamente inutile criticare il sistema capitalistico, perché per fare ciò bisognerebbe, nello stesso tempo, magari nella stessa frase critica, infilare una subordinata, che spieghi per filo e per segno quale sistema non capitalistico possa essere approntato, in alternativa (e con dovizia di dettagli). Per altri ancora, è ingenuo discutere sul sistema capitalistico e le sue idiozie: tutto è chiaro, e alla luce del giorno. Si attende solo, con un po’ d’impazienza, la rivoluzione mondiale sincronizzata.

Due o tre cose che sto imparando con e su TQ

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[Segnalo, già che ci sono, anche questo versante dell’offensiva mediatica di TQ]

Giuseppe Zucco

Breve storia tascabile della mia avventura in TQ.

Ho seguito TQ dal primo vagito, dal primo stringato articolo apparso sulle pagine di un quotidiano nazionale. Per mesi ho setacciato giornali periodici siti blog per tenermi aggiornato e saperne ancora. Finalmente leggo i primi manifesti licenziati sul web – e la notte stessa, senza neanche aspettare che la lettura si cristallizzi nell’elenco dei punti deboli del discorso, o nella forma di una conoscenza condivisibile, il tipo di folgorazione che ti costringe a intensissimi rapporti telefonici nonostante l’ora, annoto l’indirizzo disponibile, e scrivo la mia lettera di adesione.