[Youssef Rakha è nato al Cairo nel 1976. È un intellettuale poliedrico: giornalista, fotografo, poeta, scrittore e blogger. È autore di cinque raccolte di racconti brevi, due diari di viaggio, un libro di poesie e un romanzo pubblicato di recente dalla casa editrice Dar el-Shouruk. L’ho conosciuto qualche giorno fa, al Cairo. Ho chiesto a Barbara Teresi – “cairota di Palermo” – di tradurre per noi queste pagine pubblicate da Youssef sul suo blog the arabophile. Raccontano della rivoluzione di gennaio. Ringrazio Youssef e Barbara per il regalo. G.B.]
25, 28
di Youssef Rakha
Mi è stato chiesto di scrivere un pezzo a proposito dei recenti avvenimenti che hanno scosso l’Egitto. Il mio sarà un resoconto personale prima di qualunque altra cosa. Ho visto gente morire, ho visto gli assassini, e ho visto cronisti – tra cui anche conoscenti o colleghi – mentire spudoratamente su tutto questo. Inevitabilmente, questa sarà solo una piccola fetta di quella che credo diventerà la principale epopea del popolo egiziano per i decenni a venire.
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Miglior trucco. Dico apparentemente perché, a parer mio, l’arma vincente dell’opera è stata proprio il maquillage ovvero l’arte dello svelare e insieme rivelare (nascondere, velare due volte) verità altrimenti disturbanti nella presa diretta. Per spiegare come e perché questo film non mi sia affatto piaciuto e soprattutto perché lo considero come l’ennesimo esempio di esperienza mancata mi sono necessari alcuni passaggi che spero non tedieranno il lettore.








