di Mauro Baldrati
Ho sempre ammirato lo stile di Natalia Aspesi. Durante gli anni dorati milanesi, nella città da bere, era una giornalista di moda temuta, perché scriveva articoli al vetriolo su certe sfilate, sulle trovate grottesche di alcuni stilisti, sull’uso becero dell’immagine femminile. Non era una finta trasgressiva, come ce ne sono tanti – troppi – in Italia, lo era veramente. E lo era dall’interno, non arroccata in uno spazio recintato di rifiuto sdegnoso. Ci andava alle sfilate, e talvolta ne scriveva pure bene, da brava giornalista di moda. Mi piaceva anche per questo, perché era dentro, era nel sistema, e mi piaceva quella contaminazione, forse quella contraddizione.








