di Umberto Fiori
Cari amici de “La Stampa”,
ho letto con imbarazzo (a dir poco) il “Diario di lettura” curato da Bruno Quaranta su Tuttolibri di oggi (6/2/10), dedicato a Piero Buscaroli. Questo signore, che anni fa proponeva per i gay il campo di concentramento, che -riferisce Quaranta- “assolve i carnefici tedeschi di Sant’Anna e Marzabotto”, che ritiene (non si sa bene su che basi) “che Hitler non sapesse” dei campi di sterminio, che considera la Resistenza una “guerra dei comunisti”, dichiara candidamente di non avere mai letto né Primo Levi, né Fenoglio. Peggio per lui, dico io. Ma il punto è un altro: Buscaroli ha oggi libertà di parola solo grazie al sangue che altri hanno versato per liberare l’Italia dai suoi camerati e dagli aguzzini di cui erano complici. Bene. Se proprio lo si vuole interpellare come musicologo, lo si faccia parlare di musica, ma possiamo chiedere che ci vengano risparmiati i suoi deliri filofascisti e negazionisti? Leggo ogni settimana il Diario di lettura: trovo i lettori che presentate ora più ora meno stimolanti; ma il signor Buscaroli, che c’entra? Al massimo, potrebbe suggerirci due o tremila volumi “degenerati” da bruciare, sull’esempio dei suoi camerati. E poi, su tuttolibri di cosa si parla?
Cordialmente
Umberto Fiori







Il saggio è tratto dal numero 13 della rivista A+L, che raccoglie gli interventi della rassegna SGUARDI A PERDITA D’OCCHIO. I poeti leggono il cinema. L’introduzione si può leggere 





