di Gherardo Bortolotti
Da un po’ K. Silem Mohammad mi ha invitato a the flarf list, ovvero la lista di discussione di flarf, quella specie di area/gruppo/corrente della nuova poesia sperimentale statunitense di cui Mohammad è, sicuramente, uno degli autori più interessanti.
Non ho mai avuto modo di partecipare, non sapendo in effetti in che termini farlo. L’invito mi riconosce uno statuto di pari (a me come ad altri autori non USA presenti in lista – tra gli italiani, per esempio, Marco Giovenale) eppure la differenza linguistico-culturale mi ha in qualche modo bloccato. Considerando tutto quello che ho scritto circa la natura transnazionale della rete (ed i vari progetti a cui ho lavorato, su quella base), lo trovavo abbastanza sciocco da parte mia eppure così era.
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Provai altre volte durante quel mese di agosto a incontrare l’uomo veloce, altri sabati mattina, altre domeniche, mi piazzavo all’ingresso del paese, dove soleva passar lui, salutavo le macchine, e speravo: ora spunta, ora arriva. Cosa ci fai che ora passa?




Era ormai di spalle. Mi era passato davanti e l’avevo guardato come si guardano i turisti, abbassando il capo in saluto. Era estate, l’uomo veloce portava pantaloncini corti e maglietta, scarpe da ginnastica, un cappellino chiaro. Un turista qualsiasi, le 11, circa, di un mattino neanche troppo caldo: il sole aveva aggirato il costone e cominciava a esercitarsi sugli asfalti e gli intonaci del vicolo.
Sotto botta (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall’autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell’ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un’elegante busta frigo marca “Frio” (triplo strato).