
Mentre rileggevo Nero su Nero, di Leonardo Sciascia, mi sono imbattuto nelle pagine (193-194) in cui lo scrittore parla della sua amicizia con Pier Paolo Pasolini. Sono pagine che con intensità e sincerità raccontano ogni cosa condivisa, detta e soprattutto mai riferita. Come quando Leonardo Sciascia confida ai lettori l’onnipresente ombra, l’ombra di un malinteso che soggiaceva in ogni loro incontro.
” Credo che mi ritenesse” scrive Sciascia ” alquanto- come dire?- razzista nei riguardi dell’omosessualità. E forse era vero, e forse è vero: ma non al punto di non stare dalla parte di Gide contro Claudel, dalla parte di Pier Paolo Pasolini contro gli ipocriti, i corrotti e i cretini che gliene facevano accusa. E il fatto di non essere riuscito a dirglielo mi è ora di pena, di rimorso.” La testimonianza di Sciascia si conclude poi con un’affermazione precisa, in un certo senso violenta:
“E voglio ancora dire una cosa, al di là dell’angoscioso fatto personale: la sua morte – quali che siano i motivi per cui è stato ucciso, quali che siano i torbidi particolari che verranno fuori- io la vedo come una tragica testimonianza di verità, di quella verità che egli ha concitatamente dibattuto scrivendo, nell’ultimo numero del “Mondo”, una lettera a Italo Calvino.”
Così sono andato a rileggere – per i classici è d’uopo scrivere sempre “rileggere” anche se si “legge” per la prima volta- la lettera di Pier Paolo Pasolini. Una lettera che, sfortunatamente, nessuno dei nostri contemporanei è riuscito a scrivere in questi giorni in relazione a quanto sta accadendo, e ancora accadrà in Italia. Lettera che sicuramente in tanti avranno letto ma che vale la pena “rileggere” effeffe
“Lettera luterana a Italo Calvino”
di Pier Paolo Pasolini
30 ottobre 1975





Era ormai di spalle. Mi era passato davanti e l’avevo guardato come si guardano i turisti, abbassando il capo in saluto. Era estate, l’uomo veloce portava pantaloncini corti e maglietta, scarpe da ginnastica, un cappellino chiaro. Un turista qualsiasi, le 11, circa, di un mattino neanche troppo caldo: il sole aveva aggirato il costone e cominciava a esercitarsi sugli asfalti e gli intonaci del vicolo.
Sotto botta (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall’autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell’ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un’elegante busta frigo marca “Frio” (triplo strato). 



