Home Blog Pagina 443

La legge delle altalene

15

di Paolo Nori
[I brani sono presi dal blog dell’autore]

Esprit de l’escalier
martedì 3 marzo 2009
Stanotte, prima di addormentarmi (ammesso che poi mi addormenti ma credo di sì), adesso, tre minuti fa, ho pensato a una cosa che avrei potuto dire per radio oggi pomeriggio, in diretta dal ridotto del Teatro Regio di Parma quando mi hanno chiesto cosa pensavo della letteratura russa del novecento, se era vero che era un po’ schiacciata, nella nostra percezione, dall’ottocento. Avrei potuto dire, come ho detto, che era vero, ma prima avrei potuto dire anche Intanto grazie per avermi invitato, che io vivo a Bologna ma sono di Parma, e il mio commercialista ce l’ho a Parma, e ho approfittato di questo viaggio per portare al commercialista tutte le spese del duemilaeotto, che era una cosa che eran due mesi che pensavo che la dovevo fare adesso l’ho fatta son molto contento.

Il corpo oggetto – Intervista a Giuseppe Catozzella

47

espianti_solo_fronte_fascia_folderdi Jadel Andreetto

Espianti (Transeuropa, pp. 300, € 14,90) è un calcio al basso ventre. Un meccanismo a orologeria potentissimo che fa girare i suoi ingranaggi tra cronaca, reportage, noir, thriller e metafisica aprendo un baratro profondo, un abisso in cui guardare. E come scriveva Nietszche, l’abisso ha cominciato immancabilmente a guardarci a sua volta. Espianti fa questo effetto. Un vuoto pneumatico di consapevolezza che si apre come una piccola crepa nella coscienza pulita di un intero paese di “brava gente”.
Una setta segreta di suicidi, tutti appartenenti all’alta società; un funzionario del ministero degli Esteri e l’omicidio di sua figlia, un fascicolo dei servizi segreti, un amore adolescenziale, il commercio di vite umane, il mistico fiume invisibile indiano e la storia del giovane Livio a fare da collante…
Ispirato a una vicenda reale – un’indagine della magistratura sul traffico di organi dal terzo mondo al nostro paese – il libro di Giuseppe Catozzella a poche settimane dalla pubblicazione è già in ristampa e Roberto Saviano lo ha commentato così: «questa è scrittura che fa aprire gli occhi sulla realtà più oscena. Quella più nascosta. Che nessuno vorrebbe mai vedere.»

da “peepshow”

7

di Giovanni Turra

Superfici

Non c’è sguardo che fissi la mia nuca
ma un’altra nuca ancora,
seduti come siamo,
lo sconosciuto e io,
dentro il gazebo che fa vela
a Treviso, in Piazza Pola.

Impareremo a decifrare,
immobili entrambi e premurosi,
l’orografia dei corpi,
le superfici vaste,
le nostre schiene
come tabulae incisae.

Insetti ermafroditi a pelo d’acqua
che si toccano da dietro.

Estratti: Ade Zeno

4

Ade Zeno. Argomenti per l’inferno,2009, No Reply (collana Velvet)
astro-lotto

Ho buone ragioni per credere che l’inferno sia qui,e non altrove. Dispongo di argomenti validi,convinzioni radicate,e il fatto che attorno alle ossa mi sia cresciuto questo corpo fiacco e utile a niente non vuol dire che la testa abbia agito di conseguenza. Ne farei a meno, se solo potessi, l’intelligenza vale quanto un tappo di sughero se abbinata a carni marcescenti. Darei metà dei giorni che mi restano da vivere, forse molto di più, per ottenere in cambio i muscoli che mi mancano e l’equilibrio di un ballerino. Sacrificherei l’olfatto, l’udito, la capacità di percepire le superfici sulla pelle, e anche la voce, di quella posso fare tranquillamente a meno. Preferisco mille idioti danzanti a un genio in gabbia. Ma gli argomenti dell’inferno sono altri, e la materia che li fa vivere e proliferare è di una pasta immobile,immutabile,pesante e rigida come cemento. Io sono fatto di questa materia, plasmato dai capelli alle unghie dei piedi, non c’è chimica che possa stravolgere l’ordine delle cose.
18

Il wrestler che è in noi

11

di Mauro Baldrati

wrestler

Attenzione! Questo è uno spoiler del film; chi non vuol conoscerne l’intera trama, non legga.

Mickey Rourke-Randy è spesso ripreso di spalle, massiccio, abbronzato, coi lunghi capelli ossigenati come Hulk Hogan, l’anziano wrestler acciaccato protagonista di un reality americano, e noi lo seguiamo nei suoi spostamenti per lo schermo, come se ci guidasse in un viaggio impedendoci la vista del panorama; poi si gira e ci mostra quella faccia ricostruita, con imbarazzanti labbroni, occhi piccoli, le famose mani con le unghie enormi, giacca a vento lisa e scucita. E’ una vita grama, la sua, e ci sarebbe l’eco di Hank Bukowski, se non fosse che manca persino la follia felice, o la risata tragica: la sua è l’unica vita possibile, l’unica sopravvivenza di cui dispone, da quell’ammasso di carne maciullata che è. Dopo le glorie degli anni Ottanta, quando era “The Ram”, il campione, e c’erano i Guns N’ Roses, ora Randy si esibisce in incontri di provincia, dove la violenza è concordata, come sempre accade nel wrestling, ma lo è per compiacere il pubblico, che vuole vedere il sangue. E Randy, d’accordo coi suoi avversari, tutti ragazzi giganteschi pieni di steroidi, teneri, educati, rispettosi fuori dal ring, il sangue lo tira fuori: ha una lametta nascosta nelle fasciatura del polso, con la quale si incide la fronte, mentre è a terra fingendosi svenuto.

Zappin’g

7

sre-telecomandoZapping
di
Eliana Petrizzi

Un pomeriggio immenso e vuoto.
Potrei approfittarne per risolvere faccende rinviate da tempo, ma le intenzioni sfuggono nell’inconcludente.
Quando capitavano queste giornate, si andava in chiesa a recitare il rosario o al cimitero dai propri morti. Ora esistono altre cattedrali, più chiassose e con pilastri così friabili che non appena vi si entra se ne resta coperti dalle macerie: sono i centri commerciali quando si esce, la televisione quando si resta in casa. Verosimilmente, il Mondo si sgretolerebbe come un meteorite che impatta l’atmosfera senza queste due potenti barriere contro la noia, contro il niente da cercare e il più niente da dire.
Resto immobile sull’orlo di uno sgomento familiare.
Guardare oltre il bordo della pelle, apre un baratro pieno di vento nero da cui è bene allontanarsi per non precipitarvi in una caduta senza fondo.

Expertise

32

medjugorje

di Sergio Garufi

Un’idea che m’è venuta poco fa, parlando con Pino. Pino è un mio caro amico da quasi 30 anni. Da ragazzini suonavamo assieme in un complessino new wave sfigatissimo, i Dopo. Lui la chitarra e io la batteria. Entrambi con scarso talento e altrettanto scarsa determinazione. Sciolto il gruppo abbiamo continuato a frequentarci, nonostante le vistose differenze. Io che sembro uno scandinavo e lui che è uno scurissimo calabrese, a lui che non frega niente dei libri e io che vivo di quelli. Negli anni ha scoperto la sua vocazione mistica: è diventato prima buddista e ora fervente cattolico, anche se fervente è dire poco. Per capirci: l’ultimo capodanno l’ha passato sulla montagna delle apparizioni di Medjugorie con una temperatura di -10, e ogni venerdì sera subito dopo lavoro va ad Erba agli incontri di Radio Maria.

DIRITTO DI SCIOPERO ( E ALTRI DIRITTI)

5

di Giorgio Mascitelli

Benché mi fosse ripromesso di non interessarmi più di politica, mi vedo costretto a venir meno a questo mio proposito ( ed è tale deplorevole incostanza del mio carattere che mi ha sempre impedito di intraprendere una vera dieta, cosa di cui ora avrei più che mai bisogno) a seguito del disegno di legge presentato dal ministro Sacconi sulla limitazione del diritto di sciopero nel settore dei trasporti, che mi sembra essere un altro importante tassello nella costruzione della nuova Italia berlusconiana.

Un anno dopo il doppio

6

di Mariasole Ariot

Per ciò che verrà
– Nella fonte d’ogni chiasso –
Ho fissato la bugia.

Coprirò poi
con stracci di risvolti
ogni tritume e sedativo
A distillare vento
dal primo riposo di maggio.

A mio modesto avviso… (appunti di poetica ragionevolmente sentimentali)

18

di Lello Voce

Cchiu’ luntana mi staje
Cchiu’ vicino te sento

(Libero Bovio, Passione)

a J.

La poesia è un arte che abita il tempo. E che ne è abitata. Quale che sia la sua storia, più o meno dal XV secolo in avanti, i millenni precedenti l’hanno formata come arte dell’oralità e l’oralità abita il tempo (e fa risuonare lo spazio).
La poesia è, innanzi tutto, la sua durata, il suo realizzarsi, eseguirsi, performarsi nel tempo, attraverso le vibrazioni della voce del poeta, o di chi, in vece sua, la ‘recita’: troviere, trovatore, o giullare che sia.

QuaderNI: i quaderni di Nazione Indiana. Material Girls!

18

quaderNI QUI PER SCARICARLO!

Questo primo quaderno è una raccolta di molti dei post più significativi sulla condizione delle donne ed il loro sguardo sulla società apparsi negli ultimi due anni su Nazione Indiana. Tra gli argomenti: l’immigrazione e il ruolo delle donne nel farsi della storia, dal fascismo all’attualità; il corpo della donna, ancora troppo spesso considerato come oggetto pericoloso da silenziare e utilizzare per far leva sulle paure e i tabù del nostro paese sempre più de-civilizzato; le donne di altri paesi, la Turchia, la ex-Jugoslavia, l’Albania, a ricordarci dove si forma una cultura transnazionale, europea, consapevole di sé. E infine le vite e le esperienze di scrittrici, artiste, donne di scienza.

Dio non scrive romanzi. Elogio a Ernesto Sabato

20

di Massimo Rizzante

Ricordo la prima volta che incontrai Ernesto Sabato, l’autore della trilogia romanzesca composta da Il tunnel (1948), Sopra eroi e tombe (1961) e L’angelo dell’abisso (Abaddón el exterminador, 1974).
Un giorno di settembre di dieci anni fa in una città del sud della Spagna procedevo sbuffando per l’opprimente calura. Ero uscito dall’albergo in anticipo su un appuntamento e gettavo distrattamente lo sguardo sulle bellezze del luogo. Fu così che, seguendo con la coda dell’occhio uno di quei superbi idilli mancati, franai su un vecchio signore. Il mio imbarazzo crebbe quando mi accorsi che portava un paio di occhiali spessi e scuri, e che cercava allungando a tentoni le mani sul marciapiedi il suo bastone.
Era cieco! Immediatamente raccolsi il bastone e glielo porsi.

L’iniziativa Yasuní-ITT

0

286331-fbman-wearing-barrel-posters

di Roberto Bugliani

Con il decreto esecutivo del 5 febbraio scorso, il presidente ecuadoriano Rafael Correa Delgado ha deciso il rinvio “a tempo indeterminato” della scadenza del “Modello Yasuní-ITT” (scadenza peraltro già in precedenza prorogata al giugno 2009), con il quale l’Ecuador si impegnerebbe a lasciare nel sottosuolo del Parco Nazionale Yasuní (situato nel campo petrolifero Ishpingo-Tambococha-Tiputini, da cui l’acronimo ITT) gli oltre 900 milioni di barili di greggio lì individuati, in cambio di un contributo economico da parte della comunità internazionale valutato in 350 milioni di dollari annuali per un arco di tempo di 10 anni, che il governo ecuadoriano utilizzerebbe per progetti di riforestazione e per sostenere il suo welfare state. Il Parco Nazionale Yasuní si trova nell’oriente amazzonico a 320 chilomentri ad est di Quito, ed è un territorio ad altissima biodiversità dove vivono popoli indigeni in isolamento volontario, dichiarato dall’ONU riserva mondiale della biosfera.

Per sempre lontano

2

amy
di Gianni Biondillo

Amy Bloom, Per sempre lontano, Einaudi, 2008, 270 pag., trad. Giovanna Granato

Scappata da un pogrom in Unione Sovietica che le ha sterminato la famiglia, Lilian, la protagonista di Per sempre lontano di Amy Bloom, decide di rifarsi una vita negli Stati Uniti. Siamo negli anni Venti del ‘900 e la vita è complicata per una giovane ebrea, per quanto intraprendente, che parla a malapena l’yiddish.

Soluzione della materia di Marco Giovenale

0

Sabato 7 marzo 2009

Camera verde, via g. Miani 20, 00154 Roma, www.lacameraverde.com

Ore 20.00 – Per la collana “Calliope”, presentazione del libro:
Soluzione della materia di Marco Giovenale

Patti Smith, o lo spirito del rock

49

patti-smith-horses

di Marco Rovelli

Ho sempre pensato che il rock sia un linguaggio talmente articolato da permettere a una ricerca spirituale intensa di esprimersi pienamente. Il rock, con il suo battere/levare, con l’andare alla radice del ritmo, è la rappresentazione più potente del corpo e della sua immensa energia. E’ in questo senso – un senso profondamente “religioso” – che Patti Smith è stata a buon diritto chiamata la “sacerdotessa” del rock. Nel suo sciamanico mettersi in scena, Patti Smith comunica nella maniera più alta – e insieme comprensibile a chiunque – una cosa semplicissima: la celebrazione della vita. E “semplice”, del resto, è la parola che lei usa continuamente, come chiave di lettura del mondo.

Big Sue

13

BRITAIN-ENT-ART-FREUD23BRITAIN PAINTINGBRITAIN PAINTING67891011121314USA/

di Vito Chiaramonte

Due uomini trasportano una grande tela che raffigura un grasso nudo di donna. Lei scivola quasi dalla superficie impennata e consunta del divano su cui dorme. Uno dei due la guarda in viso, quasi temendo di svegliarla. L’altro scende piano da una piccola scala perché ha intuito la preoccupazione del primo. Per strada, poi, una donna fotografa la sua immagine esposta nella vetrina di Christie’s, come in una macelleria, esibita e dissacrata. Big Sue, assistente sociale, per nove mesi, come in una gravidanza, ha posato per il pittore. La sua magnifica grassezza le conferisce un’aria insieme triste e trionfale, appena smorzata in tenerezza dal gesto di aggrapparsi allo schienale del divano, per non cadere, come i neonati che stringono il dito nelle loro mani minuscole, come a esprimere una memoria ancestrale di rami ai quali aggrapparsi per non precipitare, o di madri ai cui peli bisognava tenersi attaccati per non morire. L’immagine, allora, non è solo il ritratto di Big Sue, ma di quella corpulenta madre scimmia che ci portiamo dentro la testa, o nel dna, o nella memoria di quello che non abbiamo mai conosciuto e che, tuttavia, conosciamo meglio di quello che abbiamo imparato per aver visto.

I giovedi di Turro (calendario di marzo)

48

“I GIOVEDI’ DI TURRO”, rassegna di poesia organizzata dall’Associazione La Conta in collaborazione con il Circolo Arci Martiri di Turro e l’Associazione Le Belle Bandiere. Si tiene ogni giovedì alle ore 21.00, al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta, 14 a Milano. Ingresso gratuito con tessera ARCI.

I GIOVEDI’ DI TURRO
Uno spazio per condividere ascolto e partecipazione, perché Milano ha bisogno urgente di opportunità reali di espressione per tutti. Ne siamo convinti: apriamo quindi le nostre porte per lanciare la sfida di un appuntamento fisso settimanale in cui incontrarci a fare poesia e non solo, all’insegna dello scambio e del contatto umano. Saremo protagonisti e saremo pubblico. Cresceremo mese dopo mese anche grazie alle vostre idee.

Spesso reading: poeti giovani e meno giovani, noti e meno noti si alterneranno con le loro letture-spettacolo nella sala underground che già si candida a cuore pulsante della poesia a Milano. Altre volte letture aperte: dieci minuti ciascuno per ogni autore; per partecipare basterà presentarsi in sala mezz’ora prima dell’inizio della serata segnando il proprio nome sulla lista; una vera jam-session da club di lettura. Ogni tanto presentazioni di libri di poesia: gli autori verranno a parlarci dei loro lavori.

Gli incontri de “I giovedì di Turro” sono coordinati da Anna Lamberti-Bocconi.

L’epica-popular, gli anni Novanta, la parresìa

92

Appunti sui tre saggi di Wu Ming 1 contenuti in New Italian Epic

nie

di Tiziano Scarpa

Nei suoi tre saggi contenuti in New Italian Epic, Wu Ming 1 dice alcune cose che trovo condivisibili. Prima di lui, parecchie delle stesse cose le hanno dette Carla Benedetti in Pasolini contro Calvino e L’ombra lunga dell’autore e Il tradimento dei critici e in vari interventi, Alberto Casadei in Romanzi di Finisterre, Valerio Evangelisti in Alla periferia di Alphaville e Distruggere Alphaville e in vari interventi, Tommaso Labranca in Andy Warhol era un coatto, Antonio Moresco in Lettere a Nessuno e Il vulcano e L’invasione e in vari interventi , per non parlare di altre scrittrici e scrittori stranieri nelle loro riflessioni sulla letteratura.

Di notte

98

dscf0514

di Andrea Inglese

Di notte, è il momento della calma, è quando si va a letto, smettendo di gironzolare, di inventarsi pretesti per accendere di nuovo la luce, per tenere ancora i piedi nelle scarpe, sta davvero per finire la lunga agitazione diurna, che ha continuato fino all’imbrunire, e anche dentro la tenebra, un’agitazione ben illuminata da fasci di luce, con tutta l’elettricità che ronza scintillante nelle alogene, e finché c’è luce, finché ancora qualcosa deve essere preso dal bagno, o lasciato nel lavabo, o rimesso nel suo cassetto, tornano anche le loro immagini, le capigliature a volte, oppure solo le voci, le voci di quando sono inquiete, e chiamano, quasi piangendo o solo parlano, lasciando grandi pause tra le frasi, con tristezza, o non la smettono di ridere, come fossero al piano di sopra, o si lasciassero calare con delle altalene, oppure tornano i loro seni, ma sempre due alla volta, e nella luce artificiale della stanza, mentre si scorrono poche righe di un romanzo, vengono in mente quegli spostamenti fatti tra le lenzuola, spesso di giorno, quando si divaricano gambe, si adagia un corpo sulla pancia, finché non giunge la vera calma, e si chiudono gli occhi, si spengono pure le immagini interne, quelle veloci comete di volti femminili, allora davvero si scivola via, si entra nel sonno,

Patto col fantasma

4

nucingen-haus-3

di Lorenzo Esposito

“Quanti siamo in questa casa?”, “A parte i fantasmi, quattro o cinque”. Questa stupefacente – e, conoscendo Raoul Ruiz, molto poco involontaria – definizione di cinema, è resa in un semplice dialogo di Nucingen Haus. Da Henry James a Edgar Allan Poe (fino a Balzac, da cui è curiosamente tratto il film), è sempre stato così: il battito del fantasma è una fonte elettrica tanto potente quanto invisibile, sotto-tracciata, contemporaneamente avulsa e convulsa. Essere esposti alle sue precipitazioni e al suo basso continuo, essere esposti alle sue presenze, significa accettare la doppia corsia della manipolazione e della rivelazione, di cui sempre sono costituite le immagini. Non sono questo i fantasmi, il tentativo estremo di interrompere l’illusione del tempo, corrugandolo fino a una piega esplosiva e segreta, che addirittura potremmo chiamare o desiderare che fosse (il) presente?