Il mio attuale editore quando gli telefono per qualche istante sta zitto. Poi parlando molto forte dice che non sente. PRONTO!, PRONTO! NON SENTO!, grida, come appunto uno che sente malissimo. Poi mette giù. Quando richiamo il telefono è occupato, o c’è la segreteria.
Le prime volte ci cascavo. O meglio, preferivo cascarci, come quando si preferisce pensare che nell’aereo che s’è spiaccicato al suolo c’è qualche sopravvissuto. I pezzi sparsi per la landa periurbana sono minuscoli e bruciacchiati, le riprese televisive su questo sono implacabilmente esplicite, ma in fondo qualche sopravvissuto ci potrebbe anche essere, ci si dice. Una donna con una gran gonna a fiori che ha frenato la caduta, o anche un magrolino che è atterrato sulla corolla di una palma. Un tipetto che poi è adottato da una lupa e poi ancora scrive un bestseller dove racconta la sua incredibile avventura, che gli permette di vivere come un nababbo per il resto dei suoi giorni. Per poi ahimè morire di diabete appunto perché mangiava troppo.









