di Andrea Bajani
(Ripropongo qui, oggi, un racconto scritto per la campagna dell’Inail “Diritti senza rovesci”. Perché non vorremmo più assistere all’ennesima anonima replica dello stesso copione di morte sul lavoro. E all’ennesimo esercizio delle retoriche della costernazione. AB)
Quando muoiono, gli uccelli cadono giù. Non se ne accorge quasi nessuno, di solito, salvo il cacciatore che l’ha colpito e il cane che deve dargli la caccia. Il cacciatore ne segue la parabola in cielo, e il cane gli prende dietro scartando tra i rovi. Quando saltano in aria sopra le nuvole, gli aerei cadono giù. All’inizio non se ne accorge nessuno, salvo qualche uomo radar che in qualche torre di controllo lontana vede un puntino di luce impazzire sul monitor. E qualcuno che poi vede l’aereo bucare le nuvole e spegnersi in terra con grande fragore e con tutti i passeggeri con sé. Anche le stelle quando muoiono cadono giù. Se succede di giorno non se ne accorge nessuno, se succede di notte c’è sempre qualcuno che vede uno spillo di luce staccarsi dal buio e poi infilare il buio da qualche parte più in giù. Tu invece sei morto restando a nove metri dal suolo, in un punto che non è né cielo né terra. Ti hanno trovato così, accasciato dentro il carrello elevatore, ancora attaccato ai fili della tensione come un pugile aggrappato alle corde. E ci sono volute le braccia dei vivi, per riportarti di peso da dov’eri venuto.









