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6 Poesie di Günter Kunert

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tradotte e introdotte da Vincenzo Gallico

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Günter Kunert ha un sostrato di esperienze private che s’intreccia in modo particolare alle congiunture storiche del ventesimo secolo. Nato nel 1929 a Berlino, è il figlio di una donna ebrea sposata ad un ariano poco interessato alle diatribe politiche, ma molto innamorato di sua moglie. Per tale motivo la famiglia Kunert incappa nelle leggi razziali di Hitler e si trova a fare i conti con le confische, la fuga, la latitanza. Günter cresce dunque in un’atmosfera di persecuzione, escluso dalla scuola, Fremder in eigener Heimat, straniero in patria.

Evento: Il Sillabario di Deleuze

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Nazioneindiana, Teatro I, Derive/Approdi presentano:

Il Sillabario di Deleuze

Proiezione in anteprima italiana di brani de L’Abécédaire di Gilles Deleuze, lunga intervista televisiva realizzata da Claire Parnet nel 1989, per la regia di Pierre-André Boutang (versione originale, sottotitolata).

Interventi teorici:

  • Pino Tripodi per la rivista Derive/Approdi e Tiziana Villani per la rivista Millepiani

Interventi performativi (poesie & suoni)

  • i poeti Biagio Cepollaro, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Massimo Rizzante, Andrea Raos
  • con Beppe Cepollaro – sassofono, Giovanni Cospito e Stefano Delle Monache – elettronica

Quando:
Sabato 26 novembre 2005 alle ore 19.oo

Dove:
al Teatro I
via Gaudenzio Ferrari 11 – Milano
tel. 028323156 – info@teatroi.org
Ingresso 5 €

Come arrivare: Tuttocittà, ATM, Viamichelin,

Concatenazioni spaziali, la seduzione del mercato (2)

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di Elicio Pantaleo

4° – Dal marketing di massa al marketing diretto: la prima crisi della merce-spettacolo. L’avvento della merce personalizzata.
Durante gli anni ’80 si è sviluppato nel mondo della produzione della merce-spettacolo un nuovo problema: il consumatore americano, per esempio, ha ricevuto più di tre milioni di messaggi pubblicitari al giorno, ma nel 1990 solamente il 48% dei telespettatori erano capaci di ricordarsi del contenuto di uno spot pubblicitario. Nel 1992, quasi il 70% dei telespettatori negli Stati-Uniti non guardava più gli spot 15 .

Concatenazioni spaziali, la seduzione del mercato (1)

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di Elicio Pantaleo

(Ci sono persone che da anni lavorano producendo analisi delle nuove modalità produttive, cercando di svelare i misteri della merce, della vita divenuta merce, della vita divenuta spettacolo. Tra questi Pantaleo, che usa, tra gli altri, Debord e Deleuze. A.I.)

1° – Le nuove configurazioni produttive
Robert Reich inizia la sua analisi con una constatazione: la grande impresa ha modificato la propria organizzazione del lavoro e trae il proprio valore aggiunto attraverso una rete complessa di interazioni economiche interne ed esterne, locali e mondiali. La grande firma non è più una azienda, ma non è più nemmeno un semplice insieme di aziende più piccole: si tratta di una rete di società il cui centro apporta la perspicacità strategica e unisce gli elementi tra loro1.

“La segreteria telefonica è spenta”

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di Franco Fortini

[…] Solo in questo sono d’accordo con Paris: la mitificazione di Pasolini – che di anno in anno cresce per bancari volumi patinati, convegni, esegesi di collitorti internazionali quali egli avrebbe (spero) vomitati – segue una via obbligata.

Catena di Sanlibero 309

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riccardo orioles
La Catena di San Libero
7 novembre 2005 n. 309
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L’ultimo numero della catena non e’ arrivato, per problemi tecnici,
a gran parte degli abbonati. Saremo percio’ piu’ brevi questa
settimana, per poter rispedire anche lo scorso numero a tutti

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Rinaldo in campo. Anche questa settimana, la capitale d’Italia e’
Locri. E’ gia’ uscita, com’era prevedibile, dai media padronali: ma
e’ ancora li’, che’ ormai e’ una generazione. Le mancano tantissime
cose: memoria, collegamenti, organizzazione. Ma neanche i ragazzi di
Palermo e Catania sapevano piu’ molto di Licausi o dell’occupazione
delle terre; ne’ avevano tv o giornali, ne’ una rete. Eppure, a poco
a poco, hanno costruito. E cosi’ faranno questi di ora. Noi, poiche’
oggi lo spazio e’ poco, ci limitiamo a ripetere che siamo a
disposizione. Questa e’ l’ultima voce autonoma, o una delle ultime,
dell’antimafia di dieci e di vent’anni fa: siamo sopravvissuti fin
qui esattamente per questo, per essere memoria e agenda per le nuove
antimafie che – ne eravamo certissimi – sarebbero arrivate. Il filo,
invisibile e lieve, non s’e’ spezzato mai. Per Aldo, Alessandro,
Barbara e per tutti gli altri e’ pronto da raccogliere, ed essi lo
faranno.

Se Cristo si è fermato a Eboli

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di Giancarlo Tramutoli

Se Cristo si è fermato a Eboli
dove si fermeranno i più deboli?
Sdraiati nel giardino di Boboli?
Travolti da mandrie di bufali?
Abbracciati a bambole gonfiabili
o attaccati alla bombola del gas?

Guy Debord 2

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Questa è la seconda rata di Guy Debord, La società dello spettacolo. Come ho già detto la presento come commento a Pasolini e non per forzare una stretta analogia che non esiste, ma perché si intraveda un filo che comunque li connette. Tutti i corsivi sono rigorosamente nell’originale.

10. Il concetto di spettacolo unifica e spiega una grande diversità di fenomeni apparenti. Le loro diversità e i loro contrasti sono le apparenze di questa apparenza organizzata socialmente, che deve essere essa stessa riconosciuta nella sua verità generale. Considerato secondo i suoi propri termini, lo spettacolo è l’affermazione dell’apparenza e l’affermazione di ogni vita umana, cioè sociale, come mera apparenza. Ma la critica che raggiunge la verità dello spettacolo lo scopre come la negazione visibile della vita; come una negazione della vita che è divenuta visibile.

11. Per descrivere lo spettacolo, la sua formazione, le sue funzioni, e le forze che tendono alla sua dissoluzione, bisogna distinguere artificialmente degli dementi inseparabili. Analizzando lo spettacolo, si parla in una certa misura il linguaggio stesso dello spettacolare, in quanto si passa sul terreno metodologico di questa società che si esprime nello spettacolo. Ma lo spettacolo non è nient’altro che il senso della pratica totale di una formazione economico-sociale, il suo impiego del tempo. È il momento storico che ci contiene.

Niente da nascondere

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di Marco Rovelli

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Lo sguardo e la distanza. E’ nella distanza che non si ha più niente di nascondere. In prospettiva. Quando uno sguardo si fissa immobile su di te, e ti rimanda il tuo sguardo, ed è come se il tuo sguardo entrasse in corto circuito – allora si è in piena trasparenza, e la casa è come di vetro.

Guy Debord 1

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Sono sempre convinto che “il miglior commento ad un classico sia un altro classico” (G. Steiner). Non è facile naturalmente decidere quale classico estrarre dal cappello. Azzardo la scelta di commentare Pasolini con un altro, meno noto ma non meno dirompente, classico del nostro tempo, Guy Debord (1931-1994), appartenuto a, ma non limitato a, l’Internazionale Situazionista.
Pubblico qui le prime nove tesi del suo testo fondamentale, La società dello spettacolo.
Il libro è pubblicato in italiano ora dalla Baldini-Castoldi-Dalai, in una buona traduzione, quella di cui mi servo qui. Il libro ha subìto in passato storie di traduzioni orripilanti, anche in altre lingue. I film di Debord invece non credo siano mai circolati in Italia, ma stanno ora per uscire su DVD in Francia.
Incipit:

1. Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.

2. Le immagini che si sono staccate da ciascun aspetto della vita si fondono in un corso comune, in cui l’unità di questa vita non può più essere ristabilita. La realtà considerata parzialmente si afferma nella sua propria unità generale in quanto pseudo-mondo a parte, oggetto della sola contemplazione. La specializzazione delle immagini del mondo si ritrova, compiuta, nel mondo autonomizzato dell’immagine, in cui il menzognero ha mentito a se stesso. Lo spettacolo in generale, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non-vivente.

Il porcile sovrano

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di Marco Rovelli

Pasolini lo si celebra in un cinema che sta per essere chiuso grazie al multisala che hanno costruito accanto, è il mercato baby, e così addio al cinema Garibaldi che da fuori si fatica a distinguerlo da un negozio, e addio al suo odore di muffa. E’ qui che veniamo a vedere il Porcile di Pasolini, ed è giusto così. Siamo in due. Nella sala c’è solo un’altra persona. Rumori di sedie spostate, da sopra le nostre teste. Forse sono le tracce sonore dell’ufficio che riempirà, tra poco, questo spazio vuoto. Inizia Porcile.

Catena di Sanlibero 308

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riccardo orioles
La Catena di San Libero
31 ottobre 2005 n. 308
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Due lettere. La prima e’ di un militante antimafioso calabrese piu’
o meno della mia eta’. La seconda di un ragazzo che dieci anni fa
era nella baracca SicilianiGiovani-L’Alba-ecc., di cui vi ho parlato
altre volte. Si chiamano uno Giovanni e l’altro Carlo.

* * *

A Casarsa il 25 aprile

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di Gianni Biondillo

Oggi moriva, assassinato, un uomo. Lo voglio ricordare con alcune parole che ho scritto davanti la sua tomba oltre un decennio fa.

Qui sull’arida sponda delle tue ceneri
sto, Pier Paolo, dismesso
Dal mondo che mi ufa.

Per la Chrysler

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Cosa succede a un ragazzino di quattordici anni che vive nelle isole Trobriand, nella Melanesia occidentale, quando i suoi genitori decidono di non partire più per ricongiungersi a loro parenti emigrati in Europa, ma attraverso un finanziamento di una ong, di dedicarsi a gestire una piccola village guest house per turisti?

da “Prossimamente”

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di Giancarlo Majorino

è bello avere parecchio da fare pitturate bene le labbra
è bello non dover resistere fuori al gelo senza poter prendere un taxi
è bello tirarsi su la mattina per un soave appuntamento
fantasie favorevoli in testa e far vacanza come gira

Colazione al Fiorucci Store (Milano)

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di Massimiliano Governi

Il 9 ottobre 2004 ero lì che scorrevo la colonnina dei pezzi sul sito di Nazione Indiana per vedere se c’era qualcosa di interessante e l’occhio mi è caduto su una poesia intitolata Colazione al Fiorucci Store (Milano).

Tre poesie dei vent’anni

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di Franco Arminio

per Angelo

esce la morte

dalla buca

come la formica

per riportare al buio

il chicco.

IN TERRA D’ABRUZZO

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Fra Pescara e Chieti, dal 2 al 16 novembre, si può rivedere tutta la produzione cinematografica di Pasolini. Poi Pasolini o la ragione di un sogno l’omaggio girato da Laura Betti ed ancora documentari, cortometraggi, incontri con chi, della vita di Pasolini, è stato partecipe. Si possono incontrare Mario Dondero, Gianni D’Elia, Girolamo De Michele e tanti altri.

Facciamo così, vi allego il programma.

FICTIONSCAPE. Splendori e miserie della fiction televisiva italiana #2

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di Giorgio Vasta

Seconda parte della conversazione con Giovanna Koch sulla fiction tv in Italia.

CENSURA, AUTOCENSURA, DEVIANZA CREATIVA, MANDRIE E COW BOY

GIORGIO. Provo a precisare alcuni punti per evitare fraintendimenti.
Quando mi riferivo alla profonda differenza tra la resa drammaturgica dell’Innocenzo di Bacon rispetto a quello di Velazquez non era assolutamente mia intenzione far valere questa differenza in termini di giudizio – meglio Bacon e peggio Velazquez. Né volevo cadere nell’equivoco di immaginare che avendo Velazquez un committente, allora questo semplice fatto avrebbe limitato le sue capacità espressive, mentre Bacon, svincolato da queste pressioni, si costituirebbe come modello ideale di artista “libero”.

Parola Plurale (2)

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64 poeti italiani fra due secoli

a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli e Paolo Zublena

7. Col gusto per la sintesi e la provocazione che lo contraddistingue, Sanguineti liquida la questione in maniera spiccia: «Dopo gli anni sessanta vengono a mancare due aspetti fondamentali: le tendenze e gli autori importanti». Tutte quelle seguìte alla neoavanguardia non sono che «proposte reazionarie» (Sanguineti 2004, 101).

Il sabato del villaggio (globale)

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di Elio Paoloni

All’uscita del penultimo libro, il cupo, inquietante, morboso Ian Macabre – così McEwan era stato soprannominato – dichiarò di essersi voluto allontanare dai romanzi basati sulle idee: Espiazione nasceva dalla necessità di riportare l’amore al centro di un intreccio. E a proposito del recente Sabato (Einaudi, come l’altra dozzina di romanzi) che gli è costato due anni di sala operatoria per documentarsi sul lavoro dei neurochirurghi e lo ha portato in conflitto con i suoi amici dell’intellighenzia liberale a proposito dell’intervento in Iraq, ha detto: “Mi è sembrata interessante l’idea d’un uomo che si ritiene davvero fortunato perché la donna che ama è, curiosamente, la moglie (cosa molto rara) e arriva a preoccuparsi di essere una bestia strana”.