di Cristina Babino
Immaginate un mare che, sedizioso d’ogni (m)argine e limine, inondi la pianura padana con cadenze di lune regolari, con pronostici intervalli di maree.
Cosa resterebbe di quella terra fertile e operosa? Chi l’abiterebbe, ritiratesi le acque in una tregua provvisoria, in attesa di futuri, sicuri cataclismi? E quali venture ci si potrebbe per quei sopravvissuti figurare?
I quattro racconti di Maurizio Rossi (Piacenza, 1950) muovono da questo presupposto inaudito, da un Mare Padanum che, prorompente e incurante, ridisegna, ad ogni ritorno di marea, un sur-realtà magica e comica, parossistica e fuori misura, e che restituisce però, in lampi e squarci, un’immagine di quel lembo vitale d’Italia inaspettatamente credibile, paradossalmente reale. E per questo tanto più inquietante.


