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Elogio di Sancio Panza

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Di Gianni Biondillo

Picasso

Tanto per dirla tutta: a me Don Chisciotte è sempre stato antipatico. Questa cosa del nobile intellettuale affascinato dall’azione, preso dalle sue manie d’avventura, dalla sua demenza idealistica…. io stavo con Sancio, il popolano, attento, dopo ogni follia del padrone, a dare la biada all’asina, intento ogni sera a trovare un riparo e qualcosa da mettere sotto i denti.

Il Babbo Mœbius

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di Andrea Inglese

Sorprendo Babbo Natale che sta infilandosi in una buca. Molto goffamente stende le braccia nel foro nero, piega il capo verso il basso, fa leva con i piedi per terra, le gambe ben allargate. Come faccio ad essere sicuro che sia Babbo Natale? Probabilmente da un dettaglio dell’abbigliamento: la forma dell’asola o la laccatura del bottone.
“Babbo vuole una mano?” gli dico caloroso.
“Ti ho chiesto pane?” risponde cattivo.
“Non è un camino quello. È una buca per terra. Ed emana cattivo odore”. Tutto quello che dico è vero.
“Credi che sia rimbambito? Lo vedo bene che non è un camino. Mi voglio nascondere.”
“Babbo Natale aspetta, forse posso aiutarti.” Mi avvicino a lui, con un largo sorriso.
“E come di grazia? Anche tu mi sembri male in arnese.”
“Se passasse qualcuno da queste parti, avrebbe l’impressione che tu stia vomitando. Tira almeno su la testa…”. Mi fermo a pochi metri da lui.

Umma di Gallarate

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di Helena Janeczek

islam

3) Preghiera del venerdì fra Piazza Liberta e Via Verdi, 2. settembre 2005, ore 12.30

Intorno a metà mattina arrivano le transenne a delimitare lo spazio assurdo che va dal angolo del palazzo del comune fino davanti al campanile romanico della basilica di Santa Maria Assunta, poi i cinque rotoli di passatoie rosse poste per terra una accanto all’altra- le stesse usate per le solennità ecclesiastiche- poi gli agenti e qualche macchina della polizia.

IN – SEGNARE 1

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Pubblico un dialogo tra Tina Nastasi e me sul tema dell’insegnamento. Tina insegna italiano e storia in una scuola media di Roma, con fatica e passione. Ha anche notevoli competenze di filosofia delle scienze. Il dialogo comincia idealmente da una risposta di Tina ai miei interventi di qualche settimana fa sulla scienza e i suoi limiti.

Ti
Sono d’accordo con te quando prendi le distanze da chi sopravvaluta (via maestra verso il fanatismo) la scienza, come tutto il resto aggiungerei. Il punto è come conoscerla tutti e bene e come imparare a collocarla nella varietà dei saperi. E questo mi sembra il bello da discutere.

Ant
Cara Tina, tu che hai costruito le tue conoscenze attraverso saperi intermedi (tra discipline) ad un buon livello, che adesso insegni in una scuola media di una città come Roma e che condividi una presa di distanze dalla scienza, come risolvi il problema di insegnare cose sensate senza indebite e sbagliate semplificazioni e a collocare tutto quanto suona scientifico nella varietà dei saperi. Anche da quel che sentono dire a questa età i ragazzetti imposteranno la vita.

Io so e ho le prove

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di Roberto Saviano

…perché nonostante tutto, la verità esiste.
Victor Serge

Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E La verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. E lo sanno le mie prove. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesini di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con la parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “è falso” all’orecchio di ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, infondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica. Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità.

da Sud n°5/double appel

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immagine di Rodchenko / le courier
Capisaldi

Elisabeth Barillé
traduzione di Cris Altan

Abitini da capogiro per corpi a credito, top di pelle d’angelo per anime a brandelli, maglie smaglianti, ciabattine a fiori, cappelli pop, biancheria in bianco, novità votate al deserto del desiderio. Già vestite dei capi cui anelano, gli stessi, sì, insomma, quasi (quel quasi in cui si precipita la voglia, voglia di desiderio, voglia di quelle vertigini che diluiscono le aspettative, voglia di oblio che rimedia al rimorso) le donne esitano, si preoccupano, vacillano e cedono senza sapere bene a che cosa. La strada per la cassa risale da un pozzo senza fondo.

*

Meno godo, dice lei, e più compro.

Umma di Gallarate

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di Helena Janeczek

umma

1) Giardinetti di via Poma, ca. 12 agosto 2005, pomeriggio.

Ti aspetti il deserto nel parco giochi attaccato all’asilo, dove le madri, nonne ecc. durante l’anno stanno fino in quattro su una panchina come galline in batteria. Anche il bambino comincia a essere stanco di dover fare sempre gli stessi giri – giardinetti di Via Poma – piazza – giardini di Viale Milano- nella speranza di trovarne almeno uno con cui giocare. Rimangono, è vero, quelli poveri: Alessio, per esempio, o Brayan (lo scrivono così) il primo delle case di ringhiera in Cuntrada dal Broed, l’altro salvadoreño. Hanno la stessa età e vanno anche d’accordo, ma ora appaiono e spariscono nei dintorni della piazza, singolarmente.

Scrivere è un martirio

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di Franco Arminio

Ho due problemi: il primo è che potrei morire da un momento all’altro. Il secondo è che prima o poi morirò. Voi non li tenete questi problemi? Oppure li tenete ma non pensate sia il caso di parlarne? La mia impressione è che voi teniate questi problemi, ma siete incapsulati in un’idea colta di voi stessi che vi impedisce di sbriciolarvi davanti agli altri. Male, molto male.

Laicità zero

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di Vincent Raynaud

Non è facile in questi giorni, per chi non vuole avere niente a che fare con la religione. Me ne rendo conto sempre più spesso e anche andando a votare. Cioè: accompagnando la mia compagna, che essendo italiana può votare lei (io non essendo italiano, ovviamente no). Qualche tempo fa si votava una seconda volta per scegliere il nuovo sindaco di Bolzano. (Le ultime elezioni sono state annullate, la destra aveva vinto per la prima volta, ma per soltanto 7 voti. In questo caso, non uso l’ufficiale “centro-destra”, perché questa coalizione è molto ma molto lontano dal centro).

FICTIONSCAPE. Splendori e miserie della fiction televisiva italiana #3

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di Giorgio Vasta

Riprendo dopo oltre un mese la pubblicazione delle interviste di Fictionscape. Nel frattempo il mio nuovo operatore telefonico, che non nomino, ha deciso la sorte della mia connessione.

A seguire la terza e ultima parte della conversazione con Giovanna Koch, che ringrazio ancora, sullo stato della fiction italiana contemporanea.

LA SCHIENA DEL PUBBLICO

GIORGIO. Vorrei sollecitarti su un ultimo punto.
Hai fatto riferimento alle produzioni sperimentali, e a come queste siano state nel corso del tempo un luogo di verifica dei “presentimenti” narrativi degli autori, nonché una sorta di punto di osservazione sulla specifica sensibilità del pubblico in un determinato momento.

Bacheca di dicembre 2005

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Costituzioni

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di Giuseppe Montesano

Purtroppo la verità, l’attitudine a cercare e a tentare di dire “la verità” non è un metodo. O forse per fortuna? Probabilmente se “dire la verità” fosse un metodo, una tecnica, diventerebbe presto uno strumento privilegiato di menzogna. Gli “studiosi” al servizio del Principe non sono mai mancati, e quando lo sono apertamente va ancora benissimo: li si identifica e si evita di scambiare i loro sofismi per ragionamenti. Esiste però qualcosa di molto peggiore: l’introiezione, da parte degli “studiosi”, dello stato di cose esistente, considerato come immutabile, poi come “tutto sommato” buono, e infine come necessità. Fino a che punto, del resto, lo studioso che si ritiene “sobrio” e “scientifico” e “oggettivo” è preda della sua stupidità, vale a dire delle sue illusioni su se stesso e il mondo? Non c’è scampo.

Sulla guerra civile ebraica e il nuovo profetico (2)

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di Marc Ellis*

L’attuale dissenso ebraico
Di fronte al bando del profetico da parte dell’ebraismo costantiniano, gli ebrei che dissentono dalle attuali politiche di Israele sono in una posizione difficile, forse impossibile. Come i teologi dell’Olocausto, anch’essi proclamano la fine dell’era rabbinica, o almeno dell’ebraismo rabbinico quale è stato praticato nella storia ebraica. Inoltre, come i teologi dell’Olocausto e la teologia costantiniana cui questi diedero origine, gli ebrei del dissenso affermano la centralità dell’Olocausto per l’esperienza ebraica contemporanea. È vero che, affermando che se la sofferenza dell’Olocausto giustifica Israele come stato-nazione per i sopravvissuti essa impone anche il rifiuto di causare sofferenza ad altri, gli ebrei del dissenso usano l’Olocausto per chiedere la fine delle sofferenze dei palestinesi. Ma questa posizione li chiude in una trappola, obbligandoli anche ad avallare la necessità di uno Stato di Israele fondato proprio sull’etica di sofferenza e potere che essi non possono non condannare.

Sulla guerra civile ebraica e il nuovo profetico (1)

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(È uscito il numero 12 della rivista Qui. Appunti dal presente. “Pause di riflessione” è il titolo di questo numero. Perché, alla maniera di pause nel ritmo delle pagine di diario che presenta (scritte, questa volta, in Italia, Croazia, Palestina, India, Thailandia, Laos, Vietnam), propone, appunto, riflessioni. Tre, diversissimi, i temi. Uno è “poesia e presente”. Un altro si potrebbe chiamare (…) “sulla guerra civile ebraica” (…). Il terzo tema è una domanda che abbiamo posto nel numero scorso della rivista: “la sinistra sa già tutto?”)

di Marc Ellis*

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo il sionismo era un movimento nettamente minoritario fra gli ebrei, avversato dalla maggior parte delle organizzazioni ebraiche religiose e laiche in Europa come in America. Anche durante e dopo il periodo nazista settori significativi dell’ebraismo rimasero indifferenti alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina o la contrastarono attivamente. A uno Stato ebraico si opponevano persino sionisti che optavano per una concezione culturale o spirituale della patria ebraica.

La mia ricerca

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di Franco Arminio

Io parlo di me. Sono egocentrico e vanitoso. Scrivo per diventare famoso, per ricevere lettere e telefonate, per essere ammirato dalle donne.
Non mi importa molto di quel che fanno gli altri scrittori, in genere gli altri mi interessano solo quando si interessano di me.

Download-now / Roma

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un progetto di Marzia Migliora e Margherita Morgantin

__a cura di Francesca Comisso__

Fondazione Adriano Olivetti
Roma, Via Giuseppe Zanardelli 34

>>>Opening/Performance< << Martedì 6 dicembre 2005 alle ore 19.00

Lessico: Martirio

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di Raul Montanari

Tecnicamente, quello che sta soffrendo in questi giorni Adriano Sofri si chiama martirio.
Non conosco personalmente Sofri, non faccio parte della cricca abbastanza tediosa di quelli che possono permettersi di parlarne chiamandolo per nome. Suo figlio Luca è il marito della mia migliore amica e questo è l’unico legame indirettissimo fra noi. Mi piace molto di quello che scrive. Anche se forse, in tutti questi anni, l’osservazione più divertente e in fondo più rispettosa che ho mai letto a riguardo suo e della sua vicenda è stata che bisognava farlo uscire dal carcere, una buona volta, in modo da poter cominciare a dissentire senza riserve da quello che diceva nei suoi articoli.

Racconto Camorra, impreciso ma apologetico

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di Sergio Nazzaro

Le mani del killer: l’omicidio Fortugno, ha fatto riscoprire all’Italia l’esistenza della ‘ndrangheta. Come sempre ci vuole il morto ammazzato, ed anche eccellente. Durante le primarie del centro sinistra, davanti ad un seggio, le mani di un killer pongono fine alla vita del vice presidente di un consiglio regionale. Eppure la sera non è la prima notizia del telegiornale. Non si sa ancora se è possibile piangersi questo morto o meno. Forse è colluso o forse no. Per piangere e indignarsi serve ancora qualche ora. Eppure in un paese democratico, davanti ad un seggio che cerca di esprimere l’essenza della democrazia, un uomo ammazzato malavitoso o no, dovrebbe essere la prima notizia. Si fa difficoltà nelle redazioni a reperire qualche foto di Fortugno, per commentarla questa benedetta notizia, qualche ora dopo.

Ad Reinhardt, L’art-en-tant-qu’art

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La seule chose à dire sur l’art est que c’est une chose. L’art est l’art-en-tant-qu’art et tout autre chose est tout autre chose. L’art-en-tant-qu’art n’est rien d’autre que de l’art. L’art n’est pas ce qui n’est pas l’art.
Le seul objet de cinquante années d’art abstrait est de présenter l’art-en-tant-qu’art et, comme nulle autre chose, de le faire dans la seule chose qu’elle est seulement, la séparant et la définissant de plus en plus, la rendant plus pure et plus vide, plus absolue et plus exclusive – non objective, non représentationnelle, non figurative, non imagiste, non expressionniste, non subjective. La seule et unique manière de dire ce que l’art abstrait ou l’art-en-tant-qu’art est, est de dire ce qu’il n’est pas.

Fronte Sud/ Sui maestri

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Sul blog Lipperatura era stata ripresa la discussione che si è svolta qui da noi in bacheca. Loredana l’ha integrata con uno scritto interessante sui maestri. Segue un testo secondo me illuminante di un giovanissimo storico dell’arte che ho conosciuto a Parigi e che collabora a Sud.
effeffe

immagine di Frédéric PAJAK

SUI ‘MAESTRI’ NELLA STORIA DELL’ARTE
Riccardo Venturi

Faccia a Faccia con Salman Rushdie

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di Angela Bruno e vins gallico

Piazza Lesseps è tutta un cantiere. Per attraversarla ci tocca camminare sotto un tunnel che sembra la metropolitana (graffiti compresi). All’ingresso della biblioteca Jaume Fuster c’è il cartellone con il titolo dell’incontro Barcelona Any del libre – el valor de la paraula. Ci mettiamo in fila per recuperare un auricolare. C’è disponibile soltanto la traduzione in catalano.
È giù che si va per Rushdie?
Ruschì? Ci risponde l’addetto alla distribuzione degli auricolari, Qui c’è solamente la presentazione di un libro.