di Giorgio Vasta

Conclusione con sorrisi
Tre consapevolezze, tre sorrisi. Due, quello di Platini e quello di Zidane, espliciti. Uno, quello di Maradona, immaginato, immaginabile, che forse sono io a imporgli ma che suppongo fisiologico, inevitabile, affiorargli alle labbra appena colpito il pallone che supererà Shilton. Più almeno un altro sorriso, quello disperato del coyote che scopre di essere, con tutta la sua consapevolezza, troppo pesante per il vuoto.
La consapevolezza che emerge in forma di sorriso.


Circa un anno fa, ai primi di novembre del 2003, si è tenuto a Torino, presso la Scuola Holden, una giornata seminariale promossa da Enrico Palandri. All’incontro di Torino ne sono seguiti altri tre, a Bologna, Milano e Venezia. Ogni volta l’obiettivo è stato quello di far convergere la riflessione su un aspetto specifico del narrare. A Torino si è parlato di consapevolezza. A me era stato domandato di ragionare sulla consapevolezza nei laboratori di scrittura. Ho recuperato e provato a riordinare quanto avevo detto a suo tempo. 





Napoli: prima la droga poi i cantieri. Così cresce l’esercito dei baby camorristi. Hanno dai 12 ai 17 anni. Sono pronti alla prossima guerra tra «l’alleanza» e i Mazzarella. Ai clan offrono tutte le garanzie: stipendio basso, niente orari, niente famiglia. Ci sono loro dietro gli ultimi omicidi. Senza mai abbandonare la scuola, e scommettendo sulle corse delle Smart.




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