di Orsola Puecher
Liberazione dei bambini sopravvissuti
Birkenau-Auschwitz 27 gennaio 1945
VIKTOR ULLMAN V. Variazioni
SONATA N.7 22 Agosto 1944
scritta nel ⇨ Campo di Concentramento di Terezin
di Orsola Puecher
Liberazione dei bambini sopravvissuti
Birkenau-Auschwitz 27 gennaio 1945
VIKTOR ULLMAN V. Variazioni
SONATA N.7 22 Agosto 1944
scritta nel ⇨ Campo di Concentramento di Terezin
Con ognuna delle tue parole così brillanti d’oro
Aiutami a parlare della cenere di un cuore.1
["Père Jacques, mon pur feu flambant" di Jean Cayrol]
di Orsola Puecher
Ogni anno il 27 Gennaio mi attende il dovere di commemorare il Giorno della Memoria, rinnovando una sofferenza che solo chi ha avuto delle vittime del Nazifascismo fra i suoi familiari può comprendere profondamente. Ma mai come quest’anno occorre raccontare della cenere di un cuore, per strappare la memoria alla retorica, all’abitudine e all’intento strisciante di svilire, ridicolizzare e ⇨ falsificare la storia, per poi più facilmente rimuovere e dimenticare. Read more »
);" target="_blank">prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher ]
di Orsola Puecher
In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di...
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Pubblicato il 19 settembre 2010 da Gigi Bettoli in:
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Un sopravvissuto di Varsavia
oratorio per voce recitante, coro maschile e piccola orchestra
Testo e Musica di Arnold Schoenberg
op. 46 [ 11 - 23 agosto 1947 ]
Video di Saskia Boddeke & Peter Greenaway
I cannot remember everything.
I must have been unconscious most of the time.
I remember only the grandiose moment
when they all started to sing, as if prearranged,
the old prayer they had neglected for so many years
the forgotten creed!
But I have no recollection how I got underground
to live in the sewers of Warsaw for so long a time.
Non posso ricordare ogni cosa
Devo essere rimasto privo di conoscenza il più del tempo.
Ricordo soltanto il grandioso momento
quando tutti cominciarono a cantare,
come si fossero messi d’accordo prima,
l’antica preghiera trascurata per così tanti anni
il credo dimenticato!
Ma non ho memoria di come riuscii sotto terra
a vivere nelle fogne di Varsavia, per un tempo così lungo.
di Orsola Puecher
Alice e Marie dormivano vicine e il sonno se le prendeva senza sollievo né pace. La notte era solo un intervallo inquieto al dolore e nel pulsare tanto flebile delle loro vite non c’era differenza di rumori rispetto al giorno: l’abbaiare dei cani, passi, le voci secche. E il freddo così intenso di quel marzo senza primavera. L’avvolgersi del buio, invece, portava loro il suono smorzato di una campana, forse della chiesa di un villaggio lì vicino, intravisto all’arrivo. Dalla punta aguzza di un campanile oltre il lago, oltre la radura di betulle, rintoccava ogni quarto d’ora, anche di giorno, ma con la luce e la sua durezza Alice e Marie non la sentivano. Non si ricordavano di ascoltarla. Nel silenzio scuro, invece, contavano i quarti, le mezz’ore e i tre quarti, che avevano un tocco più leggero e vicino, e le ore, più lente e profonde, e in quel battito regolare pareva potessero sentire il polso al cuore del mondo che confermava di esistere ancora, al di là del filo spinato, in buona salute, con le cose e le case e le persone, le finestre accese nel ritmo regolare di uno scorrere intatto e perduto.