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Le scimmie… (94)

di Dario Voltolini

lasciate che l’odore del soffritto
se ne vada per le vie
scenda a visitare le lavanderie i depositi e le carrozzerie
il tepore che in certe stagioni arriva direttamente dal cielo
belle case franche lasciate che vi entri fino all’ultimo degli armadi a muro
in fondo al corridoio
fino alle macchie d’umido nell’angolo fra le pareti e il soffitto
spegnete quei lampioni quei ventilatori
belle case è già mattina
è il fresco delle due di notte
così ti leggo e ti rileggo amico mio
quando pensi che l’estate stia passando
e me ne vado interpolando
le righe tue a quelle mie
per tanti motivi ma non ultimo
quello che le due stanno arrivando
anche in questa città di nubi velocissime
in cui una strada l’altra sera
si è trovata così perfetta
allungata come una corda
verso ponente all’ora giusta
dopo una giornata fredda e piovosa
quando in uno spiraglio orizzontale
fra rilievi del terreno e massa di nubi
è comparso il sole quasi a raso
e la strada si è indorata
in un attimo risplendente
oro grigio bianco calce
polveri di intonaco e di zinco
una linea precisa ma certo
non drittissima
però al centro di questa estate
ecco le due di notte che sono arrivate
e poi le sei
con la luce alla finestra
della cucina
che a poco a poco entra
chiarificando le betulle del cortile
ancora silenzioso
un gatto si muove circospetto
penso distratto che io
sia forse la sciarada più breve
gli angoli e i piani
dei mobili in cucina
emergono nel chiaro
due bottiglie di minerale
di plastica verde
stanno affiancate e immobili
come selezionatissimi guardiani trasparenti
il gatto è giovane
e passa sfiorandole
si muove indagando
fino a quando si arresta di scatto
tendendo un agguato
al lavandino

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