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Io con vestito leggero

di Livia Candiani (estratti)

Nelle contate ore
del nulla quotidiano
si aggira il tuo respiro
sempre più simile a un lamento,
solo umano senza supplica.
mi scrivi nell’anima
il tuo corpo : all’incrocio
tra qui e nessun luogo
ci concedi la tua urina e la tua voce
divinamente neutra :
“non so più cosa è bene
e cosa è male.”

dicembre 00

*
Strano mettere la data
alle lettere come fossero
valide solo per oggi come
rassicurandosi di non poterle
rileggere domani. strano sapere
che tutto varia indefinitamente
strano mettere il luogo da
cui vengono scritte e non
quello da cui partono
non : dal cuore per un attimo
dall’anima prevedibilmente
per sempre, dal corpo
per una notte che lo riduca
in cenere.

ottobre 96

*
Tu mi sei d’aiuto
a star male
e mi sei anche d’aiuto
a vedere che il male
passa e anche il bene
passa tu mi sei d’aiuto
a equilibrarmi sugli abissi
non voltar via la faccia
e non gettarmi
a precipizio. sto col respiro,
quasi aggrappata
al respiro e aspetto
che fuori dalla finestra
non finisca di piovere.

ottobre 96

*
Dove sei quando sei qui
da quale lontano vengono
gli abbracci e perché
ai sorvegliati confini
dei corpi si fermano
che cappotto di fumo
indossi in cucina sotto
la cappa della tua sigaretta
quali sentinelle metti
al paesaggio della tua faccia
perché non mi sorrida
mentre mi urli insulti
sfoderi il mio passato
come un atto d’accusa
di quali tribunali
è capace il cuore
non urlarmi il silenzio
quando non sei più
né qui né qui.

ottobre 96

*
Finita finita finita
non la vita ma il percorso
che portava fino a te
una barchetta di foglie
azzurra galleggia
dalla fontana al fiume
dal fiume al mare
dal mare al nulla
non hai saputo aspettare
la lettera mai scritta.

novembre 96

*
Non un altro amore
ma un senza guadagno
sperdimento strade a raggera
da un centro di vertiginoso vuoto
mi lascio conquistare
pezzo per pezzo
come una terra estranea
da un senza intenzione
casuale esercito di sfuocata
gentilezza, guardami gatto
nemmeno io ho paura
dell’estate sotto la pelliccia
della mia pelle ferita
ricucita ferita.

giugno 96

*
Un corvo cupo all’alba
sull’albero vicino alla finestra
grida e singhiozza
singhiozza singhiozza
e grida. Apro la finestra
“cra-cra, cra-cra anch’io
anch’io cra-cra
cra-cra anch’io.”
gli grido smisurata amante
del dolore animale del loro
stupore dentro il male.
se ne va svanisce leggero
con volo vellutato
gli è bastato
senza motivo apparente
solo un sentiero nel fitto
del niente.

giugno 99

*
La tua rosa si è sfogliata
come per un vento leggero
non è rimasto lo stelo vuoto
ma il profumo
dell’uccello appena volato
via
non siamo rose
né uccelli
né il vento
ma l’attesa di soffiare
di volare
di sbocciare.

settembre 99

*
Muori rivolta verso l’interno
come foglia che cadendo indugia
abbagliata dalla gialla danza
forse nessuna terra aspetta
ma certo chiama e l’aria
ti accompagna devota entrando
e uscendo dalla tua conchiglia
insieme alle voci sommesse
degli amici e della telenovela
che guardiamo religiosamente insieme
lasciati andare alla campana
che ti fa risuonare lasciati
amare da quella probabile
accoglienza che nessuno conosce
ma di cui ognuno è certo
lasciaci andare noi morenti
ti stanno spuntando le ali
di neve e nuvole segui
il fragoroso silenzio che ci spegne.

dicembre 00

**
Livia Candiani, Io con vestito leggero, Campanotto Editore, 2005.
**
“Chandra Livia Candiani è nata a Milano nel 1952. Vive a Milano col gatto Zivago.”

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17 Commenti

  1. “…
    una barchetta di foglie
    azzurra galleggia
    dalla fontana al fiume
    dal fiume al mare
    dal mare al nulla…”
    versi materialmente leggeri, ma profondi come chi li ha scritti. Bello ritrovarli qui.

  2. Trespolo hai ragione, pero’ vicino a cognac e soprattutto vicino al sigaro mettici pura una bella ucraina di 20 anni e ti faccio vedere che cambia tutto. No comunque le poesie sono veramente particolari anche se sono molto diverse tra esse.

  3. la solitudine, il coraggio di sentirla e di ammetterla alla propria esistenza. come non dire più bugie e pagarne il prezzo.
    belle e diverse tra loro e forse anche per questo ancor più belle.

    cristiano prakash dorigo

  4. molto belle queste poesie. adesso le stampo e me le rileggo meglio, lontano dallo schermo almeno per un po’. di solito è difficile trovare delle poesie “decenti” e “originali” nei siti web, no?

    mauro pianesi

  5. …che poi sono andato a vedere sul sito del suo editore e ho scoperto che ha fatto un sacco di cose belle, libri, riconoscimenti…

  6. Più che salvare questo “assaggio” c’è da andare a comprare il libro intero: guardate che cosa il grande Franco Loi ha scritto di Livia Candiani sul Sole24ore di domenica 9 Ottobre:

    Versi leggeri per poetesse appartate
    di Franco Loi

    “E se incontri/il lupo salutalo con l’indice/ e il medio sulla fronte/come un soldato saluta l’ultima sentinella”. Non cercate questi versi di Livia Candiani in questo libro. Non li troverete come non ne ho trovati tanti altri suoi che conoscevo a memoria… E’ da sgridare questa schiva, grande poetessa che si è dedicata a cinquantanni passati (ne dimostra di meno) a cominciare a pubblicare almeno una parte delle sue poesie” scrive Vivian Lamarque in una breve introduzione a questo Io con vestito leggero di Livia Candiani. Ne so qualcosa io stesso che, venendo a casa mia anni fa accompagnata da Giorgio Morale, autore recente del bel romanzo Paulu Piulu stampato da Piero Manni, la consigliai a un grande editore. Tra le poesie pubblicate ne riconosco molte di allora, e tra queste la serie dedicata alla Signora: “Settembre/la Signora ha soffiato piano tra i rami/fino a far cadere le barche di foglie”, “Gli uccelli/neri/attraversano il vetro della finestra/sembrano portati/è la Signora che gli insegna il volo/poi li abbandona:/che nevichi/sulla magnolia giapponese/sul cancello/sulle ombre del prato”. Aveva avuto buon intuito Antonio Porta a inserirla nella sua antologia Feltrinelli degli anni Settanta. La sua è una poesia semplice intensa, ricca di significati. Di fronte a tanta poesia scritta con la testa o con tanta malizia letteraria, questa della Candiani è naturale, suscita pensieri ed emozioni, rivela un autentico rapporto con le cose. Si sente che questo libro nasce dall’esperienza di una vita, che ha del resto pochi precedenti pubblici: Fiabe vegetali (1984) e il libro di fiabe Sogni del fiume (2001). Davvero occorre ringraziare l’editore Campanotto per questo libro, che vogliamo finire di segnalare con questa poesia: “Cara betulla, guardandoti dalla finestra controllo/la tua solitudine mi/specchio, talvolta/hai in visita dei merli/sembri accogliente e ospitale/loro sembrano non accorgersi di te/ai rami come doppi pensieri”…

  7. bellissima poesia, e belle parole, stamperò tutto per poterlo leggere con calma e la giusta attenzione che merita, certo è solo un preambolo in attesa di leggere il Libro.

    Mauro

  8. da tempo non mi emozionavo così, da tanto mancava l’essere sorpreso e il perdermi in parole, immagini, suoni. Belle, davvero belle. grazie, Livia.

  9. ho conosciuto Chandra Livia Candiani in un ritiro di vipassana qualche anno fa. avevo letto solo qualche suo scritto su Sati. erano puri esercizi di verità esistenziale svolti in assetto di costante meraviglia. le lanciai un’arancia spinto da un impulso irrefrenabile di gioia e gratitudine. poi le ho spedito versi, che non ho mai pubblicato. i suoi versi sono un dono del cielo. grazie per averli messi sul web. Pas

  10. Consiglio di leggere i suoi articoli reperibili in rete: più che articoli, emozioni, pezzi di vissuto, riflessioni ad alta voce, brani di poesia, di consapevolezza e di dolore.
    Che bello, adesso, scoprire le sue poesie e sapere che si possono acquistare per poter leggere e rileggere.
    Grazie Chandra. Da cuore a cuore un piccolo regalo:
    Spinta dal vento
    bussi alla porta:
    gialla foglia di tiglio

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