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Juke-box / Godi

di Faust’O

 

E’ la perversione, la tua ultima occasione

la corretta soluzione di una vita vissuta a metà.

Succhia con prudenza le mammelle della scienza

questa cosmica demenza, sostituto di mamma e papà!

Striscia ai margini del tempo, davanti ai compromessi

la fiera degli eccessi ormai non rende più.

Piscia sui miti del potere, rinnega la cultura

adesso fai paura spaventati anche tu!!

Ma non farti mai vedere, dietro i banchi di una chiesa

mentre ti masturbi in allegria.

Non usare il coito anale, per il gusto di far male

fai l’amore con malinconia.

Se ci pensi è più che giusto sia così

Il regime del consenso è tutto qui!

Godi, però di nascosto, nel cesso, nel bosco.

nell’ultimo posto in cui Dio ti vedrà!

No, non farti problemi, nascondi le mani

nel mondo dei nani sei grande anche tu!

E vergognati alla sera mentre dici una preghiera

della voglia di bestialità!

Se ci pensi è più che giusto sia così

Il regime del consenso è tutto qui!

Non avere freni, sputa tutti i tuoi problemi

la cloaca degli schemi ha gli antidoti adatti per te!

Ma la perversione getta la disperazione

sugli autori del copione perché lì la tua parte non c’è!

Godi, però di nascosto, nel cesso, nel bosco

nell’ultimo posto in cui Dio ti vedrà!

No, non farti problemi, nascondi le mani

nel mondo dei nani sei grande anche tu!

Ma non farti mai vedere con stivali e calze nere

se una vecchia troia tu non sei.

Non provare inclinazioni, non avere tentazioni

che non si accontentino di lei!

Dalla gabbia puoi uscire se ti va

Ma soltanto senza la verginità!

Godi, davanti ai borghesi, corrotti ed obesi

davanti alla fabbrica della pietà

Godi, sul muso dei vecchi, vestiti da specchi

e ridigli addosso la tua libertà!

Prendi a calci le paure, quelle vecchie macchie scure

che ti han fatto sporco come sei!

Dalla gabbia puoi uscire se ti va

Ma soltanto senza la verginità!

Ora anch’io ho una donna

è l’ultima sponda per controllare le mie verità

Godo, però di nascosto, nel cesso e nel bosco

nell’ultimo posto in cui Dio mi vedrà!

18 Commenti

  1. Morgillo, Faust’o non è un poeta ma un musicista. E questa non è una poesia, ma una canzone. Io ti consiglierei di ascoltarla, per me è stata una grande sorpresa, del resto non sono certo io a scoprire che Faust’O è una delle pietre miliari del “rock” italiano.
    Cappuccetto, tu sì che la sai lunga!

  2. ‘Azz…Faust’o…me lo ricordo !
    Che tuffo nel passato, però…
    Mi piaceva pure, con i suoi 30 kg scarsi di peso…:o)

  3. Però ragazzi… non invadete tutto!… Faust’o è estetica disimpegno individualismo… riflusso, ecco. Voi siete indiani: impegno moralismo collettivismo… dei rompicoglioni insomma.

  4. Grande Faust’O, io avevo un solo album, che mi sono ascoltato un sacco di volte: non ricordo il titolo, forse Marco mi puo’ aiutare, conteneva “Hotel Plaza”… Davvero notevole, e anomalo. Scopiazzava alla grande dai Talkings Heads, ma avercene…

  5. Estetica disimpegno individualismo? Quella sarà Jennifer Lopez, non certo Faust’O. Uno così non poteva che venire fuori dal desiderio liberato, dai corpi esibiti degli anni settanta. E del resto la sua musica era proprio una musica ibrida, d’esordio, tra echi prog e intro new-wave.
    (Andrea, non ho la sua discografia, tranne il magistrale “Suicidio”, dov’è “Godi” – insieme ad altre gran canzoni – e altri pezzi sparsi scaricati, tra i quali appunto Hotel plaza — Però ho “googlato”: è in J’accuse amore mio)

  6. @The O.C.
    Concordo con te, il peso non fa la differenza..:o)
    (sempre che non si raggiugano i limiti opposti alla G Ferrara..:o(..)
    Però in Faust’ò (come nel Renatino dei primissimi tempi) la magrezza si notava, eccome !

  7. in effetti mi piacerebbe molto sentirla cantata. Non si puù mettere in rete la musica Marco? Ciao, grazie. a.

  8. non conosco bene queste questioni,antonio, ma non credo, il malefico copyright incombe… vorrà dire che alla prima occasione te la masterizzo – però, per far prima, io ti consiglio di scaricarla con emule, in qualche minuto è tua!

  9. non sempre: pensa a “comunista” di Lucio Dalla.
    finisce cosi’:

    Canto Andrea che dice :
    « Quella era la mia terra,
    Adesso la prendo e la mangio»

    il testo e’ di Roberto Roversi

    fem

  10. Spesso è come dice Tashtego, è vero. E’ il rock, bellezza. E nel rock le parole fanno corpo con un resto insuperabile, c’è la matericità del timbro, la grana della voce, l’emissione da “quel” corpo, le maglie sonore, le pulsazioni… Pubblicare un testo scorporato da tutto questo, credo, ha senso nella misura in cui richiede uno sforzo immaginativo al lettore, che si deve provare a tracciare quel resto che dà senso al testo.
    Poi, certo, ci sono eccezioni, ma spesso sono poesie messe in musica, appunto. Oppure canzoni di musicisti-poeti.

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marco rovelli
marco rovelli
Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
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