NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI

6 luglio 2008
Pubblicato da

di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

Il 7 luglio riempiamo di impronte digitali il Ministero dell’Interno
E’ già iniziata la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi rom con lo scopo di “censire” quanti vi risiedono. Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l’indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell’opinione pubblica.

Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio.

E’ necessario dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione.

Il 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17 alle 20, l’Arci, col sostegno dell’Aned, organizzerà una “schedatura” pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali di tutte le persone che condividono la nostra protesta. Centinaia di impronte che invieremo al ministro con un messaggio:

Prendetevi le nostre impronte
NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI

Con noi, a farsi “schedare”, ci saranno anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini e tanti altri.

A tutte le forze politiche di opposizione, alle forze democratiche, alle associazioni, ai media, ai singoli chiediamo di aiutarci a fermare questo scempio della vita civile e democratica del nostro paese, in cui il razzismo è ormai pratica di governo.

Roma, 2 luglio 2008

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12 Responses to NON TOCCATE I BAMBINI E LE BAMBINE ROM E SINTI

  1. Alcor il 6 luglio 2008 alle 10:46

    Questa è una buona idea, intasiamoli.
    Ma chi non sta e Roma, come e cosa fa?
    Ci vorrebbe una formula o una modalità, che possa legare anche un atto simbolico singolo e sparso a una protesta civile generale.
    Se oltre alla manifestazione di Roma ci fossero persone che lasciano le impronte alle stazioni dei carabinieri di tutto il paese per mostrare la loro indignazione, forse il sentimento della vergogna potrebbe crescere e farsi sentire.
    Io mi vergogno, e andrò.

  2. véronique vergé il 7 luglio 2008 alle 11:31

    E’ un’idea ottima, perché l’indignazione, come lo dice Alcor puo crescere e fare cambiare le cose. In ogni modo mostra solidarietà, e la solidarietà è una forza.

  3. Alcor il 7 luglio 2008 alle 13:59

    Ci sono andata, non me le hanno prese, e pare che non le stiano prendendo a nessuno, neppure a Milano. Il dirigente della questura che NON me le ha prese ha telefonato alla questura di Milano per sapere se le stavano prendendo e gli hanno risposto che non è vero.
    Non hanno direttive in questo senso.
    Hanno inscenato questo teatrino a mio uso e consumo? Ho avuto l’impressione di no.
    A questo punto vorrei sapere CHI ha iniziato “la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi rom con lo scopo di “censire” quanti vi risiedono.”
    La mia indignazione resta, mi basta che abbiano l’intenzione di farlo, per oppormi, ma mi piacciono anche le informazioni esatte.

  4. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 15:39

    AMNESTY INTERNATIONAL CONTRO LE IMPRONTE DIGITALI AI ROM

    Dichiarazione della Sezione Italiana di Amnesty International sulla proposta del ministro degli Interni di rilevare le impronte digitali nei campi rom
    CS90-2008: 02/07/2008

    “La proposta avanzata dal ministro degli Interni Maroni è discriminatoria, sproporzionata e ingiustificata e, se messa in pratica, violerebbe gli standard internazionali sui diritti umani che vietano la discriminazione” – ha dichiarato oggi la Sezione Italiana di Amnesty International, in relazione all’intenzione dichiarata da parte del ministro degli Interni di rilevare le impronte digitali a tutti, bambini inclusi, nell’ambito dei censimenti dei campi rom, sulla base di ordinanze di protezione civile.

    Secondo l’organizzazione per i diritti umani, “prevedere misure di controllo nei confronti di una specifica minoranza, o i cui effetti colpirebbero in particolare una minoranza, compresi i suoi componenti più vulnerabili, sarebbe infatti discriminatorio e costituirebbe un’ingiustificata restrizione alla vita privata”.

    “Inoltre” – sottolinea la Sezione Italiana di Amnesty International – “le dichiarazioni del ministro Maroni contribuiscono a quell’escalation di insicurezza e di paura che abbiamo denunciato più volte e rispetto alla quale ci saremmo aspettati un chiaro e responsabile cambio di rotta da parte del Governo italiano; che invece appare sordo rispetto ai continui richiami delle organizzazioni internazionali – tra cui l’Osce e il Consiglio d’Europa – e cieco innanzi al rischio che il susseguirsi di dichiarazioni di questo tipo rendano più probabili gli attacchi xenofobi”.

    FINE DEL COMUNICATO Roma, 2 luglio 2008

    Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
    Amnesty International Italia – Ufficio stampa
    Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

  5. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 15:42

    GRUPPO EVERYONE, MESSAGGIO PER I ROM

    Si prega di diffondere presso i campi Rom questo messaggio

    Messaggio a tutti i Rom che vivono in Italia: rifiutate di sottoporvi schedatura

    Cari amici, è importante che vi rendiate conto del significato della schedatura cui vi sottopone l’attuale governo, con segnalazione fotografica e rilievo delle impronte digitali. Innanzitutto, come il nostro Gruppo ha dimostrato, è in corso una campagna mirata a instillare nel popolo italiano odio razziale contro i Rom, una campagna che presenta sulla stampa e dal piccolo schermo le famiglie Rom come se fossero associazioni per delinquere, dedite al furto, alla truffa, alla prostituzione, alla violenza, allo sfruttamento dei bambini. Inoltre, molte violenze sono state perpetrate sui Rom, anche da parte delle forze dell’ordine e i colpevoli sono rimasti sempre impuniti. E’ un’evidente persecuzione e fornire alle Istituzioni razziste dati così precisi e personali riguardanti ogni persona Rom che si trovi sul suolo italiano significa esporre le stesse a gravissimi attacchi mediatici, a minacce e intimidazioni, a violenze, ad accuse costruite ad arte (come nei casi di Ponticelli, di Catania, di Roma e nel recente caso di Verona). Un altro rischio è la sottrazione illegittima di minori Rom da parte dele autorità e dei servizi sociali, come denunciato dall’eurodeputato Viktoria Mohacsi, dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, dal Gruppo EveryOne. Nessuno può obbligare i Rom a sottoporsi alla schedatura, che non è legittima secondo le nome dell’Unione europea. Qualsiasi persona Rom fosse obbligata con la forza o con intimidazioni a subire tale pratica, potrà denunciare il fatto alla Corte europea dei Diritti Umani, direttamente o tramite il Gruppo EveryOne. Il professor Saimir Mile, uno dei più importanti esperti di Storia e cultura del popolo Rom, lancia un avvertimento riguardo al pericolo insito nella schedatura:
    “Esiste un precedente in Francia: la schedatura antropometrica attuata dal governo transalpino nel 1912, in cui il censimento dei ‘nomadi’ era accompagnato da foto segnaletiche di faccia e di profilo, oltre che dal rilievo delle impronte digitali. Tutti gli storici che si sono occupati di questo evento, sanno che la schedatura permise l’internamento e la deportazione degli ‘zingari’, da parte della Francia e della Germania nazista. Nei campi di morte, i ‘residenti’ erano invitati a fare una doccia e la morte li raggiungeva poco dopo, causata dalle esalazioni venefiche dello Zyklon B, il gas che i nazisti avevano testato, in previsione degli stermini di massa, sui bambini Rom della Cechia”. Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau – Gruppo EveryOne

    Nella foto, bambino sinto schedato nel 1935. Le schedature agevolarono l’opera mortifera degli aguzzini di Hitler

    Contatto:
    Gruppo EveryOne
    Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
    http://www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
    http://www.annesdoor.com

  6. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 15:45

    ASSEMBLEA DELLE RETI MIGRANTI E ANTIRAZZISTE, CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA ED IL RAZZISMO ISTITUZIONALE

    contro il pacchetto sicurezza ed il razzismo istituzionale
    per costruire una settimana di mobilitazione contro il pacchetto sicurezza ed il razzismo istituzionale

    Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” varato dal governo Berlusconi e le quasi contemporanee decisioni prese dall’Unione Europea in materia di immigrazione rappresentano un duro attacco contro le condizioni di vita e di lavoro di tutti i migranti.
    Il varo di queste norme è solo l’ultimo passo di una lunga serie di provvedimenti razzisti, come il precedente decreto sicurezza del governo Prodi, di inadempienze istituzionali, come il rifiuto dei ministri Amato e Ferrero di abolire il protocollo con le poste, di leggi vessatorie e discriminatorie, come la Bossi-Fini e ancor prima la Turco-Napolitano.
    Il pacchetto sicurezza è l’ultimo e più eclatante passo di una politica verso i lavoratori e le lavoratrici migranti fondata sul ricatto e sulla paura. Il suo obiettivo è di costringerli ad accettare ogni forma di sfruttamento e di ostacolarne i percorsi di lotta e di organizzazione collettiva.
    Assieme al “pacchetto sicurezza” giunge puntuale anche il tentativo di costruire un’opinione pubblica che distingua gli immigrati in buoni e cattivi, in quanto regolari o irregolari, in quanto provenienti da un luogo o da un altro, in quanto badanti o in quanto generici lavoratori. Vogliono scatenare una guerra tra poveri per dividere e poter colpire meglio e più facilmente tutti i lavoratori.
    Per quanto oggi la situazione appaia e sia difficile è necessario e possibile iniziare a reagire contro tutto ciò.
    In questi ultimi anni in varie città come Brescia, Milano, Roma, Verona, Bologna, Napoli, Reggio Emilia, ecc. si sono dati momenti di lotta, mobilitazione ed organizzazione contro l’offensiva razzista di padroni e governi.

    Bisogna far tesoro di simili esperienze per puntare a gettare le basi per un movimento unitario che abbia portata nazionale e che si ponga anche l’ obiettivo di stringere legami organizzativi e di lotta a livello europeo e internazionale.
    È in questa ottica che l’assemblea tenutasi a Roma domenica 22 giugno, che ha visto la partecipazione di molte realtà dell’autorganizzazione degli immigrati e dell’antirazzismo militante promuove:

    a.. una settimana di mobilitazione – dal 5 al 12 luglio – a livello nazionale da articolarsi localmente contro il “pacchetto sicurezza” in cui si darà la massima importanza alla propaganda e alla contro-informazione rivolgendosi tanto ai lavoratori immigrati quanto a quelli italiani. Settimana finalizzata anche a preparare il terreno per un rilancio su più vasta scala della mobilitazione in autunno.

    Contro il pacchetto sicurezza e il reato di immigrazione clandestina

    Per rompere il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno

    Per la regolarizzazione immediata di tutti i migranti presenti sul territorio nazionale

    Per il diritto d’asilo

    Per la chiusura degli attuali CPT e contro l’apertura dei nuovi Centri d’identificazione
    ed espulsione

    Assemblea delle Reti Migranti e Antirazziste

  7. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 15:48

    VITTORIA, HO TANTA VERGOGNA
    Rom e impronte

    Non solo disgusto, è vero, ho tanta vergogna.
    Ho visto in un servizio TV gli zingari schedati, le impronte prese anche ai ragazzini di 14 anni, per loro un tale ha avuto il coraggio di dire : “nei loro confronti saranno prese tutte le precauzioni per non turbarli”. Qualcosa del genere.
    Ho tanta vergogna.

    Vittoria

    L’avamposto degli Incompatibili
    http://www.controappunto.org

    http://www.youtube.com/watch?v=xEmEMl0VoW8

    http://www.youtube.com/watch?v=Z1sOCkYBpoo

  8. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 15:52

    OFFRI UN DITO

    Allo scoccare di domenica 6 Luglio 2008 il decreto contenente la “dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia” entra nel vivo anche a Roma dopo che in Lombardia gia’ da un mese e’ aperta la caccia.
    Nonostante violi sia la costituzione italiana ma anche le leggi del buonsenso europeo, nonostante abbia fatto smuovere l’Unicef, l’operazione di polizia va avanti.
    Nell’incontro di venerdi tra prefetto e sindaco si sciogliera’ il nodo sulla necessita’ o meno di prendere le impronte digitali ai bambini rom.
    Per quanto si puo’ credere che sia il prefetto Mosca che il sindaco non vogliano prendere i rilievi delle impronte, comunque partira’ l’identificazione coatta delle migliaia di persone che popolano i campi nomadi di Roma e, come gia’ successo in Lombardia, ci possiamo aspettare arresti a valanga.
    A solidarieta’ del popolo della ruota si e’ mossa l’Associazione nazionale ex deportati di Roma che chiede di essere schedata insieme al popolo della ruota, e l’ANPI memori delle schedature razziste utilizzate dai regimi nazifascisti durante il secolo scorso.
    Nel frattempo e’ partita anche una petizione online contro la schedatura etnica dei Rom, con o senza impronte digitali.

    Il popolo Rom e Sinti, dopo la bella manifestazione dell’8 Giugno [1] [2],
    ha indetto una assemblea pubblica a roma il 10 luglio.

  9. sergio falcone il 7 luglio 2008 alle 16:52

    ROBERTO MALINI, DALLA PARTE DEI ROM O DA QUELLA DEI CARNEFICI

    Gruppo EveryOne
    Non esiste una via di mezzo e l’indifferenza è complicità
    http://www.annesdoor.com

    Persecuzione dei Rom. Tutti noi siamo chiamati a schierarci dalla parte dei carnefici o da quella di un popolo innocente

    di Roberto Malini

    Da alcuni anni il mio gruppo e io ci impegniamo “sul campo” per tentare di tutelare i diritti dei Rom, il popolo che ha raccolto l’eredità di dolore e persecuzione che appartennero – settant’anni fa – alle genti perseguitate dalla follia nazifascista, quando un’umanità malata di razzismo e violenza produsse l’Olocausto. Oggi abbiamo imboccato la stessa strada di allora e i testimoni della Shoah e del Samudaripen non sono più ascoltati quando ci avvertono: “Mai più”. Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, aveva le lacrime agli occhi, quando l’8 giugno scorso sfilava accanto a noi, a Roma, alla testa del Corteo dei Rom e sussurrava: “Ancora… tutto si ripete ancora…”
    Qualche anno fa Tamara Deuel, Halina Birenbaum, Hanneli Pick-Goslar, Mirjam Pinkhof, Ruth Bondi, Oni e Manzi Ohnhaus, testimoni dell’Olocausto che vivono in Israele, affiancarono il Gruppo EveryOne nell’opera di prevenzione affinché non si riproducesse in Italia, contro il popolo Rom, quella discriminazione diffusa spietata che fu alla base della persecuzione. “Davanti alla legge, noi bambini Rom valevamo meno dei topi,” mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi, testimone del Samudaripen. “Non eravamo bambini, nelle mani della Gestapo,” gli faceva eco Manzi Onhaus, “ma insetti, piccole pulci da sterminare con l’insetticida”.
    Tutto si ripete. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a ogni genere di umiliazione, ingiustizia, violenza e abuso perpetrati da parte di cittadini e agenti della forza pubblica nei confronti dei Rom. “Questi non sono bambini, ma zingari,” mi ha risposto, l’anno scorso, durante uno sgombero-pogrom a Milano, un giovane poliziotto, di fronte alle mie rimostranze per il trattamento inumano cui sottoponeva i piccoli Rom romeni cacciati dalle baracche e messi in mezzo alla strada. “Questi diventeranno tutti delinquenti”. Quando affermo che le autorità hanno smesso di proteggere tutti i cittadini, di attenersi al sacro principio – alla base della democrazia e della civiltà – secondo il quale sono tutti uguali davanti alla legge, a volte mi sento rispondere che gli agenti violenti e razzisti sarebbero una minoranza, mentre la maggior parte delle forze dell’ordine si attengono alla Costituzione e al codice etico. Se è vero, che si schierino dalla parte della giustizia sociale e della Legge con la elle maiuscola. La smettano di coprire i colleghi che si comportano come squadristi o membri del Ku Klux Klan. E le questure, le prefetture non coprano più gli abusi, non neghino l’evidenza delle violenze istituzionali, non cerchino di intimidire gli attivisti, che sono l’ultimo baluardo a difesa della libertà, dell’uguaglianza fra esseri umani, dei diritti civili. Ho visto troppo orrore, insieme agli eroi che fanno parte del Gruppo EveryOne, fratelli di tutte le età che mi onorano con la loro amicizia e il loro affetto. Ho visto troppo orrore, troppa disumanità, troppo odio. Ho ascoltato e letto troppe bugie, le stesse bugie con cui la propaganda nazista disumanizzava gli “zingari”, attribuendo loro ogni sortea di nefandezza. Le nefandezze, in realtà, le commetevano loro, gli aguzzini di Hitler e oggi le commettono ancora loro, i nuovi gerarchi che ci sorridono – rassicuranti e impeccabili – dagli schermi televisivi, dalle pagine dei giornali, dai siti internet. Sorridono e si propongono quali paladini della legalità, della sicurezza, del benessere italiano. Sono mostri.
    Mostri coloro che detengono il potere e persone malvagie coloro che lo proteggono. Tre anni fa ho visto uomini in divisa trattare in modo inumano un ragazzino Rom, vicino alla “solita” Stazione Centrale di Milano, dove il teatro della persecuzione mette in scena periodicamente i propri odiosi spettacoli, le proprie odiose falsificazioni. L’avrebbero obbligato a leccare la pipì che aveva appena fatto contro un muro, quel ragazzino, se non fossi intervenuto, fermando le torture a cui gli agenti lo stavano sottoponendo. Ho visto poliziotti picchiare bambini e donne incinte al Triboniano, davanti ad autorità, medici, infermieri, assistenti sociali, sacerdoti, mediatori culturali. Ho ascoltato decine di testimonianze riguardanti abusi spaventosi da parte delle forze dell’ordine contro i Rom, a Milano e in Lombardia, fra cui il caso di un agente di polizia di Monza – che i Rom chiamano con terrore “Barboso” – il quale ama sguinzagliare un cane feroce dietro ragazzini “zingari” costretti a fuggire senza scarpe. Lo stesso agente colpisce i giovani Rom con calci nei testicoli e sottrae loro l’elemosina raccolta. Le autorità denunciano spesso – utilizzando la grancassa mediatica – casi di bambini ridotti in schiavitù e costretti a rubare o a mendicare da genitori-orchi. Sottratti alle famiglie “degeneri”, i piccoli vengono affidati a comunità protette, dove sono “curati amorevolmente” da educatori o suore. Sembrano fiabe a lieto fine… se non fosse che quei bambini colgono sempre la prima occasione propizia per fuggire dalle comunità e tornare dai loro cari. Quando si leggono le dichiarazioni dei bambini – ricordo perfettamente un articolo di propaganda razzista apparso il 10 giugno scorso su Panorama – si deve considerare che, sottoposti alle “cure” degli agenti che li arrestano, confesserebbero qualsiasi cosa. Nel caso presentato da Panorama, un fotografo era pronto a immortalare l’azione dell’agente (un finanziere), che a un certo punto attuava una presa di strangolamento sul collo del piccolo e posava davanti all’obiettivo. Il caso di Rebecca Covaciu e della sua famiglia dimostra come gli agenti trattino i Rom a Milano, dove non esiste alcuna tutela dei loro diritti. I casi milanesi – quelli che appaiono sui giornali e in tv – non sono che montature create ad arte per aizzare la gente contro i Rom e giustificare schedature e sottrazioni di minori ai genitori, violenze e prevaricazioni ignobili. Il fenomeno della sottrazione di minori Rom ai genitori, senza giustificazione e in modo inumano, è diffusissimo e riguarda centinaia di casi, come rivelato dall’europarlamentare Victoria Mohacsi e dal Gruppo EveryOne, che ha trasmesso alle Istituzioni europee documentazione e testimonianze di casi simili. E necessario iniziare una campagna per i diritti dei genitori Rom, affinché i loro bambini, che di fatto sono stati rapiti, anche se “istituzionalmente”, tornino in famiglia. Numerose madri Romnì hanno tentato il suicidio, dopo aver perso i loro piccoli senza alcuna spiegazione da parte dei servizi sociali. Di alcune decine di bambini si sono addirittura perse le tracce e il sospetto di ciò che potrebbe essere accaduto loro fa rabbrividire. Non bisogna ignorare che intorno alle case-famiglia e ai centri di educazione si muovono cifre molto consistenti (fino a 150 euro al giorno), che di certo non vengono utilizzate per il bene dei minori.
    E’ inutile attuare azioni dimostrative contro i carnefici, perché dopo aver perso l’umanità, hanno perso anche ogni pudore. Bisogna fermarli, con coraggio, perché quello che fanno è orribile. E’ orribile che i Rom siano schedati, con o senza impronte digitali. E’ orribile che famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà, falcidiate da malattie cardiovascolari e respiratorie, infezioni, parassiti, fame, sete, carenze di ogni genere vengano incalzate, maltrattate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, sgomberate dai ripari di fortuna in cui tentano disperatamente di sopravvivere e messe sulla strada. E’ orribile che milioni di italiani assistano a questo spettacolo di distruzione, cattiveria e morte gongolando e applaudendo un gigantesco, orrendo crimine razziale. E’ orribile che l’elemosina di adulti e minori, unica fonte di sostentamento di un popolo trattato come si tratterebbe un’infestazione di topi, sia criminalizzata, senza che alcuna forma di assistenza sia attuata nei confronti dei piccoli e dei loro genitori. E’ orribile il Paese in cui viviamo e gli artefici di questa discesa agli inferi vanno fermati. Poniamoci fra loro, in atteggiamento nonviolento, ma deciso, e le loro vittime. Non permettiamogli di schedare gli uomini, le donne e i bambini Rom. Non permettiamogli di insozzare le loro dita, di afferrare con i loro artigli fragili polsi infantili e femminili. Diciamo loro, con voce ferma, che no, che non gli permetteremo di violare ancora una volta l’innocenza, la dignitosa povertà, l’eredità di memoria di un popolo cui l’Europa ha già tolto molte vite, molte speranze, molti diritti, molta Storia. Non arrendiamoci all’orrore. Resistiamo, accanto ai nostri fratelli Rom. Non è solo politica. Non è solo civiltà. E’ qualcosa di più grande, che riguarda la speranza e l’umanità delle future generazioni. Non è solo giustizia. E’ qualcosa di più sacro, che riguarda la nostra stessa anima.

    Contatto
    Gruppo EveryOne
    http://www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

  10. Paola il 8 luglio 2008 alle 07:37

    Che retorica ragazzi…. ma ben venga la schedatura.

  11. sergio falcone il 8 luglio 2008 alle 10:38

    @ Paola.

    Una provocazione che si commenta da sola, la tua.
    Irresponsabile.
    Si continua con la schedatura, quel che si è già iniziato con la mafia e con gli abituali rapporti clientelari, e si termina con i campi di concentramento.
    Penso ancor oggi al suicidio di Primo Levi.
    Lui l’aveva chiaro nella mente. La bestia del totalitarismo, dell’assolutismo e dell’olocausto si riproduce in continuazione. Ed è sempre in agguato.
    Che un dio abbia pietà di noi…

  12. Pietro il 9 luglio 2008 alle 14:48

    Sono d’accordo con Paola.

    Vedo tutti i giorni bambini costretti a fare l’elemosina, per non parlare di tutti quelli costretti a rubare. Il vero razzismo è considerare tutto questo “normale”. I Rom sono proprio come me: che mi succederebbe se mi comportassi così con i miei figli?

    Qualsiasi misura che serva a sottrarre dei bambini innocenti vittime di violenza ai loro genitori-padroni è più che benvenuta.



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