Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 7

11 settembre 2008
Pubblicato da


[18 immagini + lettere invernali per l’estate; 1, 2,
3,4,5,6…]

di Andrea Inglese

 
Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,



lo stare male, per me, non è mai stato un problema.
Quando c’è da stare male, sono in grado di farlo,
di stare male a lungo, ininterrottamente, senza
riserve.	A Buenos Aires, una città fredda,
sono stato male per più di un anno, con qualche
breve interruzione al tramonto, e dopo cena, via, 
si riprendeva.		(E al porto, o al ristorante

seduto solo al tavolo, imparando a memoria
la breve frase della mia ordinazione: «sogliola
in salsa di cipolle rosse con riso bianco».)

		Il difficile è il fisico. Avere
qualcosa di fisico. Tu lo sai, 

le tempeste morali possono essere prolungate, 
diversificate, accelerate a piacere. 

Ma una gamba, non ce la si rompe ogni giorno.
È da anni che non mi rompo una gamba.
Salgo, scendo, m’infilo nei posti più impensati,
in certi vicoli, niente da fare. 

È tutto un lavoro. Tutto un altro lavoro.

Ma volevo anche dirti:

il film che mi hai mandato a vedere,
o che ho creduto mi avessi mandato a vedere,
non ha una scena finale.

Questo può essere un messaggio.

Può esserlo? Dico,

per entrambi?

E soprattutto: siamo degli “entrambi”?

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9 Responses to Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 7

  1. viola amarelli il 11 settembre 2008 alle 12:28

    no, obvious,un saluto, V.

  2. nadia agustoni il 11 settembre 2008 alle 15:28

    Mi trovi in sintonia.

  3. Natàlia Castaldi il 11 settembre 2008 alle 21:09

    le ho lette tutte, una più bella dell’altra…
    metti a nudo l’uomo in modo delicato ma deciso.

    la comunicazione, il desiderio di estendersi all’altro, la ricerca del dia-logo per uscire ed entrare da sé come in uno specchio.

    tra tutte, queste righe per me sono un andare oltre nel sogno di una cosa semplice, come la dignità di vita.

    “….
    io vorrei che il lavoro stesso
    trovasse me
    e nella più agile e audace delle posizioni
    di una prontezza spontanea
    completamente sincera

    io ci terrei che il lavoro
    una volta trovato
    trovasse intorno a me
    quanto non può mancare
    intorno al lavoro:
    una donna, piuttosto giovane,
    con la quale io potessi spingermi a parlare

    che con il lavoro io mi trovassi in grado
    di trovare una donna per parlare
    per spingermi fino dove le parole
    possano confonderci, lei e me,
    oltre a tutto il lavoro
    già trovato

    in modo che il lavoro
    stesso sia dalle parole interrotto
    lavorando fino a smettere per poter
    soltanto parlare con una donna
    ben oltre tutto il lavoro possibile
    e oltre il sonno e il cibo
    fino alle parole che io sarò in grado di dire
    a lei soltanto, …”

    complimenti (posso linkarla?)

    Natàlia

  4. Marco Saya il 11 settembre 2008 alle 23:23

    ogni movie ha la sua scena finale spesso scontata per entrambi. ;-)

    Buenos aires una città fredda?

    Un saluto
    Marco

  5. sparz il 11 settembre 2008 alle 23:59

    Questa m’è piaciuta anche più delle altre, Andrea, evvvvài.

  6. andrea inglese il 12 settembre 2008 alle 11:32

    free link Natàlia, e con piacere…

    a marco,
    bè, Buenos Aires ha un clima più simile a Milano che a Palermo, d’inverno può scendere fino a 0°

  7. Natàlia Castaldi il 12 settembre 2008 alle 17:57

    Grazie Andrea.
    fatto.

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