Personaggi precari 2010 – La quarta dimensione

10 febbraio 2010
Pubblicato da

di Vanni Santoni

Gioacchino
Il ragazzo che si era fatto fare i tatuaggi da galera e quando poi ci è finito davvero glieli hanno tolti col coltello e col sale.

Ai
– È solo che non puoi in alcun modo immaginare come sono con chi amo davvero.

Iacopo
– A volte, girando a piedi la città le finestre gli androni quegli alti corridoi che sono le nostre vie, mi parlano. Che dicono, chiedi? “Vattene via vattene via”.

Simona
I generi di nascita sono quattro: dall’uovo, dalla matrice, dal prodigio, dal caldo-e-umido. Eppure Simona pare sorta dal secco, dal guscio, dal sonno di mattina, dalla carta.

Belisario
Questo vecchio balengo è convinto che basti essere sudamericano e sopra i cinquant’anni per esser non solo saggio, ma anche legittimato a devastare le palle alla gente sul treno con motteggi degni di un Coelho còlto da alzheimer.


Maria
Solo volevo dirti, Maria,
che quando incoccio gli occhi della punkabbestia
quella piccola rossa e nera con le lentiggini
e magari troppo nei suoi occhi mi trattengo,
o troppo lei nei miei, dammi pazienza Maria
secondo te ho voglia davvero
di spiegarle tutte le cose, di capirla
o ascoltare le sue storie?
È che nella sua innocenza vedo te
nelle sue colpe vedo te
nel suo ballare su e giù con lo sguardo, te;
se ristò certamente troppo
negli occhi blu della studentessa
che porta il cane fuori,
nel parcheggio davanti casa mia,
nella sua bellezza risaputa
lo sai Maria
cerco tratti del mistero della tua.

Ambra
Ha comprato un minipimer ma realizza che per quello che deve fare oggi è più adatto il vecchio frullatore, che non riesce a trovare. “Sarà geloso,” pensa.

Federico
– Ti sarà capitato di ritrovarti col cuore spezzato…
– Certo.
– E dopo, sei cresciuto enormemente.
– Veramente, mi devo ancora ripigliare.

Claudia
Le ombre del vicolo le ragnatele degli angoli l’odore delle pisciate le urla dalla piazza Claudia gira il culo e – sai cosa – torna a casa; fa le sei su Internet fuma molte sigarette si butta infine penosa sul letto sfatto, il sonno magnanimo che la travolge.

Renée
– Ce l’avete con me perché oltre che poeta sono snowboarder, cartomante, paracadutista, fisico e pilota di rally!
– No, ce l’abbiamo con te perché rubi.
– Ah.

Leonora
Lasciò la corda e posò i piedi, prima uno, poi l’altro, su una superficie elastica, trapunta di morbidi rilievi. Non appena si abituò al buio, vide attorno a sé una distesa di occhi. I più erano serrati nel sonno; qua e là alcuni, socchiusi, emettevano una debole luce; in lontananza, e molto lontani uno dall’altro, si potevano scorgere dei barbagli: venivano dagli occhi semiaperti.
Leonora immaginò che uno aperto emettesse un poderoso bagliore e valutò l’orizzonte alla ricerca di schiarite: non ce n’erano. Quando alzò il piede per muovere il primo passo, sentì un brivido correrle su per la schiena, e poi di nuovo giù, attraverso la fronte, la gola, lo sterno, l’inguine; seguendolo abbassò la testa e vide, proprio sotto di sé, un occhio spalancato. Non emetteva luce; la pupilla, sgranata nello sforzo, era un cerchio nero e l’impressione che se ne cavava era di un’assoluta e pertinace disperazione.

Andrea
– E il gattino morto?
– Va nell’umido.

Marilisa
– Durare, comunque, non durò.
– Va bene; ma che ci vedesti, poi, in quel nano?
– Era un nano, sì, ma il nano delle miniere di vino.

Ilaria
– Sai, Ila, io credo…
– Cosa?
– Niente.
– Dai dimmelo.
– Ma niente…
– Dai.
– …Credo che quello che ci è mancato sia stata ancora un po’ di giovinezza. Ci fossimo conosciuti che so, un anno prima, avessimo fatto, non so, tre mesi in più di assemblee e serate insieme… Per Dio, eri – sei – così bella… Insomma: se non ci fosse arrivata subito addosso l’età adulta, oggi forse saremmo insieme.
– Facciamolo ora.
– Ma, Ila… Davanti al bambino?
– Oh, vaffanculo.

Paolo
– Aaah!
– Amore! Che c’è?
– Ho fatto di nuovo quel sogno… Avevamo gli Stones a cena… La formazione con Bill Wyman e Mick Taylor… E tu sbagliavi tutto… Sbagliavi tutto…

Ermanno
Qualche volta non resta davvero altro da fare che fermarsi lì in mezzo alla strada e frignare come un marmocchio.

Elsa
Realizza piccole terrificanti sculture lignee, ispirandosi ai feticci voodoo, all’espressionismo tedesco e alle tsansa amazzoniche, poi le piazza con cura in giro per i boschi.

Martino
Da dove viene questo fanciullo? Che ci fa qui? È un celta, forse, con quelle sopracciglia bionde, quegli occhi appuntiti? Certo è che per tre volte manca il momento buono per prender parola alla sua tavola, tutta d’adulti scuri, e quando infine l’acciuffa, gli esce dalla gola una stentata stupidaggine.

Ametista
Questo continuo sottolineare l’evidente.

Elmo
Anni di studio e sacrifici per diventare “uno che è sempre stato strano”.

Timia
Vede piccole storie nelle ombre.

Sara
“Ambizioni”?
Certo: tornare al mio sepolcro come un verme,
fare la muta nella terra tiepida
oppure in essa disperdermi, sognando cose perdute

Serena
Se vedere una cosa terribile facesse davvero drizzare e diventar bianchi i capelli, quando Serena entrò per la prima volta in camera della coinquilina e vide quel manifesto di copisteria con l’immagine di una donna in gonna e top bianco (ma le scarpette da ballerina), in bianco e nero (ma le scarpette rosa), che sale in posizione di danza le scale di una basilica e sotto la foto la scritta in quel gotico sbagliato tutto di maiuscole che hanno a volte tatuato i calciatori “in punta di piedi ti cerco mio Signore e Tu ascolti i miei passi,” le sarebbe certamente accaduto.

Thomas
“Fare nuove amicizie? A trentasette anni? Mi rattrista solo il pensiero.”

Efim
Si muore di aria viziata,
di sigarette.
Quanti dei miei, presuntuosi pe’ due libri che han letto
già covano cancri?
Cambiare aria, bisogna!
Una cirrosi in Scozia,
un bell´infarto in Bolivia, in mezzo a una piazzetta di tufo,
a gambe spalancate,
sprofondare nell’oblio in Birmania,
o perdersi per sempre in un frattale, sul lungoreno di Basilea.

Sesto
– “Italiano” sarà lei!

Ferruccio
Capelli brizzolati, buona posizione accademica e politica – sincera vocazione europeista – la ragazza che amava ha fatto un figlio – il suo, di figli, è ancora un coglione tutto gel e tivvù – sarebbe bello essere uno di quelli – uno di quelli che a una certa età si appassionano ai vini, alla campagna.

Amity
Let’s rate!

Martino
“…gli anni ‘80 anni di espadrillas ed eroina gente che cadeva di moto con le espadrillas che cadeva di moto fatta di eroina gente che finiva in coma per la moto per l’eroina per le espadrillas per le botte che ancora, tra gruppi di ragazzi, volavano e non per la politica, non più; le botte dei paninari le botte ai paninari i paninari un’eco dagli studi Mediaset, che Topolino rifletteva, buona per i bambini, per i bambini…”

Annarosa
– Mi avete rotto! Davvero! Tutti! Ah, ma tanto, sai che? Io a settembre prendo e me ne vado a Lublino, e tanti saluti a tutti!
– A Dublino?
– A Lublino.

Paco
Non avrebbe mai pensato che sarebbe potuto essere lui, quello svenuto in mezzo alla sala a sbavare una schiumina rossastra, e la gente intorno che grida “qualcuno lo conosce? Qualcuno lo conosce?” e nessuno ti conosce, e l’ambulanza non arriva mai, non arriva mai…

Aldo
Era notte fonda quando la fanciulla osò finalmente entrare nella stanza. Bianca, d’inclita bellezza, flessuosa come un giunco eppure schietta come un pioppo, fece tre passi coi piedi nudi, senza un suono; era velata di una levissima sottoveste di cotone, anch’essa candida.
“E adesso che vuoi,” disse Aldo, il viso illuminato dall’azzurro dello schermo del PC.

Maddalena
“No, non sono come voi: la mia città è diversa, la sua stazione è diversa, ha quella specie di steccato in pietra e sopra ci crescono i licheni bianchi e gialli, e in certi punti il muschio che alla mattina tra quei suoi pelucchi più alti, che sono poi i suoi fiori, trattiene la rugiada a piccole stille.”

Sergio
Cresciuto nell’infondata convinzione di essere speciale, da un anno è giunto alla fase delle musate; gli verrebbe difficile credere che non avrà mai fine.

Dimitri
– Prendiamo da bere prima che tutto diventi simbolico!

Leoluca
Leoluca bevve l’ultimo sorso di bourbon, si accese una sigaretta e sorrise, quasi impercettibilmente. Due occhioni neri e un po’ tristi lo guardavano dal fondo del banco. Erano quelli di Pino Cutrura, lo scopino.
– Dev’essere il tuo giorno fortunato, Pino. Andiamo.
– A casa sua, dotto’?
– A casa mia.

Diana
Lo ha lasciato perché non aveva respiro internazionale.

Vasilij
mentre morivo
mi sono visto ridere
ho sentito l’odore dei fiori che mai gialli ti mettesti tra i capelli
l’odore di grano che avevi tu
o forse è solo un ricordo
un ricordo di me piccolo
e mia madre castana come la Madonna, un’Iside giovane
dai talloni freschi di Primavera
buoni per schiacciare il serpe
tra l’erba;
le mie lussurie di bava
un giorno su un prato tu e io,
neanche la vedevo, la tua innocenza
ma d’altronde la nascondevi bene.
una corda di pochezze, la mia vita
e non ho fatto neanche in tempo
neanche in tempo a provare
a procurarmi l’abito – almeno! – da mistico;
neanche a mettere a fuoco una cosa,
una cosa che volevo dire,
che pensavo potesse rimanere.

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33 Responses to Personaggi precari 2010 – La quarta dimensione

  1. francesco pecoraro il 10 febbraio 2010 alle 07:09

    di Vanni Santoni mi restava molto impresso Gli interessi in comune.
    di quei libri che ti dici Come ha fatto a scriverlo?
    Come c’è riuscito?

  2. lucy il 10 febbraio 2010 alle 08:05

    io invece dico “come ho fatto a perdermelo?”. grandioso.
    grazie di avermi permesso di conoscerlo.

  3. andrea il 10 febbraio 2010 alle 09:02

    Bellissimi Vanni, come sempre. Alcuni sono delle vere e proprie lame, che aprono per qualche secondo nuovi mondi. I primi personaggi precari che avevo letto, l’anno scorso, erano stati lo spunto per aprire un mio piccolo blog, chiaramente ispirato alle cose che scrivi, http://www.micronarrativa.com. Se avete tempo di fare un salto e di farmi sapere che ne pensate, ne sarei felice.

  4. Simone Ghelli il 10 febbraio 2010 alle 09:46

    Vanni,
    che si fa i viaggi sui treni, o che si perde nei colli toscani, ma che poi arriva sempre, anche se all’ultimo momento, ché pare abbia avuto anche il tempo di riposarsi un poco.

    grandioso :)

  5. gianni biondillo il 10 febbraio 2010 alle 10:37

    – E il gattino morto?
    – Va nell’umido.

    Perfect!

  6. Helena Kotias il 10 febbraio 2010 alle 13:58

    buona scrittoura

  7. comunicazione di servizio « sarmizegetusa il 10 febbraio 2010 alle 14:04

    […] comunicazione di servizio febbraio 10, 2010 Sulle pagine di Nazione Indiana, una nuova selezione di Personaggi Precari. […]

  8. andrea coffami il 10 febbraio 2010 alle 14:24

    Renée!!!!!!!!!!!! AHAHAH!!!

  9. gherardo bortolotti il 10 febbraio 2010 alle 14:40

    grande vanni: come al solito chapeau (anzi, stavolta doppio)!!!

  10. enpi il 10 febbraio 2010 alle 14:40

    l’imbarazzo della scelta… Ametista ed Ermanno, direi. anche se resto affezionato assai a Ernesto!
    e-

  11. aparrag-aculnaig il 10 febbraio 2010 alle 14:58

    il più bello è Sesto :))
    molto radiofonici…

  12. oriana il 10 febbraio 2010 alle 15:27

    grande Vanni, mi ha molto colpito il personaggio di Vasilij
    grazie per l’oppotunità di leggerti

  13. Marina il 10 febbraio 2010 alle 15:40

    Uno più bello dell’altro. Come immaginare le storie dietro una fotografia di gruppo.
    Ma il libro “Personaggi precari” non si può comprare più da nessuna parte?

  14. marilena renda il 10 febbraio 2010 alle 16:07

    Fantastico. Da grande voglio scrivere come Vanni Santoni ( e intanto quoto Ermanno).

  15. Gertrude il 10 febbraio 2010 alle 16:25

    Vanni

    Santoni subito.

  16. Antonella lattanzi il 10 febbraio 2010 alle 16:32

    Di Vanni, tra le altre cose, mi sorprende: che sappia essere così divertente, così commovente, così lirico, così diretto, così esilarante, così disperante; a volte allo stesso tempo, e in due righe, a volte in tempi diversi.
    Bellissimi.

  17. Giada il 10 febbraio 2010 alle 17:07

    Giada

    “Maxi!!! Ciao!!!”
    (stupida, non mostrarti troppo entusiasta di vederlo! Ricorda
    che ce l’hai con lui!)
    “..cia..”
    (vai, lo sapevo, guarda che faccia, sta pensando ‘arieccola’)
    “…senti…”
    (dì’ qualcosa perdio, bocca mia, dì’ qualcosa di sensato)
    “Oh Giadina sto andando al lavoro, ciao eh.”
    (ecco, crederà che son diventata scema o esaurita o chissàcchè,
    uffaaa)

    grandissimo Vanni Santoni, adoro i Personaggi Precari, complimenti!!!

  18. sarmizegetusa il 10 febbraio 2010 alle 19:59

    Grazie a tutti (troppo buoni!)

    Ricordo – anche se con la nuova opzione di NI “altri articoli sullo stesso argomento” è autoevidente – che si tratta della quarta parte di una ideale tetralogia (o meglio, di una ideale trilogia+1) pubblicata negli anni su queste pagine; al suo meglio se letta in ordine:

    https://www.nazioneindiana.com/2007/12/10/personaggi-precari-2007/

    https://www.nazioneindiana.com/2008/04/07/personaggi-precari-2008/

    https://www.nazioneindiana.com/2009/05/04/personaggi-precari-millennium-edition/

    Puntiglio a parte, è doveroso ringraziare l’ottimo Raos per la pubblicazione e soprattutto per il sottotitolo (o è un pay-off?) – dopo “millennium edition” ero curioso di sapere che ti saresti inventato :)

    @Marina: il libro è purtroppo straesaurito (da anni). La RGB inoltre non esiste più. Speriamo in una riedizione ampliata e corretta su altri lidi…

  19. Lucio Angelini il 10 febbraio 2010 alle 22:54

    Eppure a me sto Vanni Santoni ancora non convince. Boh.

  20. jacopo galimberti il 10 febbraio 2010 alle 23:08

    a me mi convince invece, aspetto pero’ il suo prossimo libro che sospetto molto diverso dal primo, forse piu’ intimista…

  21. Helena Kotias il 11 febbraio 2010 alle 01:14

    colpisce, convince, sopratutto la capacità di tenere diversi registri, non solo prose/poesia, ma anche tra momento singolo fissato di per sé (realismo, se vogliamo) e momento invece come sintomo degli assoluti

  22. links for 2010-02-10 il 11 febbraio 2010 alle 06:03

    […] Personaggi precari 2010 – La quarta dimensione – Nazione Indiana I precari di Vanni Santoni […]

  23. Gianluca Liguori il 11 febbraio 2010 alle 13:51

    Lo scrissi anche all’altra “select” e lo ribadisco: non leggere Santoni è reato perseguibile penalmente.

    Aspettiamo il prossimo romanzo, dopo Gli interessi in comune, le aspettative sono altissime. Staremo a vedere cosa saprà tirare dal cilindro questo giovane talentuosissimo scrittore.

    In bocca al lupo, Vanni.

    @Lucio Angelini: ti consiglio di leggere assolutamente Gli interessi in comune. Ti convincerà :)

  24. véronique vergé il 11 febbraio 2010 alle 16:10

    La terza edizione (credo) di personaggi precari.
    Penso che ho un debole per personaggi precari nella mente, quelli che
    si trovano in rottura fragile con il mondo, all’improvviso un lampo di frase viene schiarire il sentimento di fallire:
    Elmo e Tinia,
    Ermanno e Andrea.

  25. silvia costantino il 11 febbraio 2010 alle 21:29

    Andrea
    – E il gattino morto?
    – Va nell’umido.

    niente da dichiarare. Wow!

  26. silvia costantino il 11 febbraio 2010 alle 21:36

    (ops. riesco anche a sbagliare indirizzo del mio sito. pardon il doppio commento.)

  27. silvia costantino il 11 febbraio 2010 alle 21:39

    e triplico (scusate, scusate, scusate) con un riferimento al libro. I personaggi precari mi convincono molto di più… il romanzo mi è sembrato molto meno definito, molto più fragile, con molte meno cose da dire.
    Dietro a questi personaggetti ci sono mondi e mondi, i protagonisti de Gli Interessi… non riesco a non pensarli “piatti”.

  28. collettivosantoni il 12 febbraio 2010 alle 00:46

    Vanni Santoni scudiscia le natiche!

  29. Antonio il 12 febbraio 2010 alle 11:06

    Grande Vanni!!

  30. Lucio Angelini il 12 febbraio 2010 alle 11:29

    Insomma vedo che ha mobilitato cugini e cuginette mai apparsi prima in Nazione Indiana…

  31. el hijo del muerto il 12 febbraio 2010 alle 15:23

    sempre grande santos….(uno però è un infiltrato “antico”….. SIMONA…. o no?? ;) )

  32. lacasalingadivogheraleggelucioangelini il 12 febbraio 2010 alle 15:29

    Lucio, vogliamo gli screenshot!

  33. veronica il 17 febbraio 2010 alle 21:55

    amo uno dei tuoi personaggi precari..



indiani