Festa di Nazione Indiana – Alla ricerca del vocabolario perduto

Discussione sulla critica letteraria

con Giancarlo Alfano, Biagio Cepollaro, Luca Lenzini

Coordina Andrea Inglese

Questo incontro si propone come una discussione aperta a partire dagli interventi di tre critici intorno a una precisa domanda: “è possibile individuare un vocabolario condiviso per la critica?”.

Il nostro orizzonte iniziale sarà in modo particolare la critica di poesia. Privilegeremo questo ambito per due motivi: 1) la critica di poesia implica una strumentazione assai sofisticata, e di conseguenza è quella che offre un accesso meno immediato sia al lettore sia a colui che si vuole cimentare in tale pratica; 2) data l’importanza del giornalismo culturale e del marketing editoriale, il lavoro critico, seppure non scompare del tutto, tende inevitabilmente a passare inosservato ai più; ciò vale a maggior ragione per la critica di poesia.

Al di fuori di ogni propensione al lamento, che troppo spesso costituisce l’unico tema davvero accattivante delle discussioni intorno alla critica o intorno alla letteratura – e in particolar modo alla poesia –, inviterei ognuno di questi autori a fornire una valutazione sulle condizioni di tre modi dell’attività critica, quello universitario, quello militante e quello d’autore. Vorrei, cioè, avviare la discussione, chiarendo preliminarmente il contesto a partire dal quale ognuno esprimerà il proprio punto di vista. Mi sembra che ciò possa essere un’occasione per segnalare i punti di forza e i punti di debolezza, allo stato attuale, di tali modi del fare critica.

Il secondo momento della discussione vorrei che portasse sul vocabolario del critico, ossia sulla sua strumentazione, le sue categorie, i suoi riferimenti teorici. Sembra ovviamente un compito immane. Alcuni lo ritengono, per altro, del tutto inutile. Una riflessione sul vocabolario, e quindi anche su certi presupposti del discorso critico, è visto come un pericoloso cincischiare nelle sabbie mobili. Mi sembra, però, che i dibattiti critici, quando periodicamente emergono su riviste, quotidiani o in rete, mostrino alcuni aspetti di sclerosi, come se certi nodi, certe ambiguità, certi schematismi non siano mai state davvero risolti e superati. Quali dunque i termini, i concetti, le categorie, i procedimenti che vogliamo saggiare, mettere alla prova di una valutazione incrociata? La nostra discussione, ovviamente, non pretende che di essere germinale, ma aspirerebbe anche a una certa sistematicità, a sollecitare un ampliamento delle voci e degli ambiti. E ciò naturalmente potrà svolgersi anche attraverso la pubblicazione in rete.

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  7 comments for “Festa di Nazione Indiana – Alla ricerca del vocabolario perduto

  1. made in caina
    21 maggio 2010 at 00:28

    Stamattina avevo riletto l’anatema lanciato nel 2001 da Berardinelli alla critica che si “dovrebbe” occupare di poesia: una “poesia senza critica”.

    Adesso leggendo frasi come questa:”Quali dunque i termini, i concetti, le categorie, i procedimenti che vogliamo saggiare, mettere alla prova di una valutazione incrociata?”, e il “vocabolario del critico, ossia sulla sua strumentazione, le sue categorie, i suoi riferimenti teorici”, mi è tornato il buon umore.

    Purtroppo vivo troppo lontano da Massa, ma spero in un futuro vasto e dettagliato resoconto da leggere su Nazione Indiana.

    Si parlerà anche di j.Ranciere o degli studi di Neuroscienza e poesia?

  2. andrea inglese
    21 maggio 2010 at 00:41

    Rancière, per quanto mi riguarda, fa parte della strumentazione ormai indispensabile. Che se fosse assimilata in Italia ci eviterebbe alcune discussioni oziose intorno a vecchie dicotomie.

  3. made in caina
    21 maggio 2010 at 01:53

    grazie!

  4. made in caina
    21 maggio 2010 at 01:58

    cosa si intende per “discussioni oziose”?

  5. gianni biondillo
    21 maggio 2010 at 11:41

    made in caina, anch’io vivo lontano da Massa. Eppure ci vado lo stesso!
    ;-)

  6. marco rovelli
    21 maggio 2010 at 14:15

    Vorrei farvi notare che Fosdinovo è in provincia di Massa ma non è Massa… E io che a Massa ci abito e sono l’unico indiano apuano non ci sarò ché ho una data a Barcellona, cazz

    (scusa Andrea per l’OT :-)

  7. made in caina
    21 maggio 2010 at 22:07

    si, ma io sto troppo, troppo lontano…

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