Festa di Nazione Indiana – Alla ricerca del vocabolario perduto

20 maggio 2010
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Discussione sulla critica letteraria

con Giancarlo Alfano, Biagio Cepollaro, Luca Lenzini

Coordina Andrea Inglese

Questo incontro si propone come una discussione aperta a partire dagli interventi di tre critici intorno a una precisa domanda: “è possibile individuare un vocabolario condiviso per la critica?”.

Il nostro orizzonte iniziale sarà in modo particolare la critica di poesia. Privilegeremo questo ambito per due motivi: 1) la critica di poesia implica una strumentazione assai sofisticata, e di conseguenza è quella che offre un accesso meno immediato sia al lettore sia a colui che si vuole cimentare in tale pratica; 2) data l’importanza del giornalismo culturale e del marketing editoriale, il lavoro critico, seppure non scompare del tutto, tende inevitabilmente a passare inosservato ai più; ciò vale a maggior ragione per la critica di poesia.

Al di fuori di ogni propensione al lamento, che troppo spesso costituisce l’unico tema davvero accattivante delle discussioni intorno alla critica o intorno alla letteratura – e in particolar modo alla poesia –, inviterei ognuno di questi autori a fornire una valutazione sulle condizioni di tre modi dell’attività critica, quello universitario, quello militante e quello d’autore. Vorrei, cioè, avviare la discussione, chiarendo preliminarmente il contesto a partire dal quale ognuno esprimerà il proprio punto di vista. Mi sembra che ciò possa essere un’occasione per segnalare i punti di forza e i punti di debolezza, allo stato attuale, di tali modi del fare critica.

Il secondo momento della discussione vorrei che portasse sul vocabolario del critico, ossia sulla sua strumentazione, le sue categorie, i suoi riferimenti teorici. Sembra ovviamente un compito immane. Alcuni lo ritengono, per altro, del tutto inutile. Una riflessione sul vocabolario, e quindi anche su certi presupposti del discorso critico, è visto come un pericoloso cincischiare nelle sabbie mobili. Mi sembra, però, che i dibattiti critici, quando periodicamente emergono su riviste, quotidiani o in rete, mostrino alcuni aspetti di sclerosi, come se certi nodi, certe ambiguità, certi schematismi non siano mai state davvero risolti e superati. Quali dunque i termini, i concetti, le categorie, i procedimenti che vogliamo saggiare, mettere alla prova di una valutazione incrociata? La nostra discussione, ovviamente, non pretende che di essere germinale, ma aspirerebbe anche a una certa sistematicità, a sollecitare un ampliamento delle voci e degli ambiti. E ciò naturalmente potrà svolgersi anche attraverso la pubblicazione in rete.

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7 Responses to Festa di Nazione Indiana – Alla ricerca del vocabolario perduto

  1. made in caina il 21 maggio 2010 alle 00:28

    Stamattina avevo riletto l’anatema lanciato nel 2001 da Berardinelli alla critica che si “dovrebbe” occupare di poesia: una “poesia senza critica”.

    Adesso leggendo frasi come questa:”Quali dunque i termini, i concetti, le categorie, i procedimenti che vogliamo saggiare, mettere alla prova di una valutazione incrociata?”, e il “vocabolario del critico, ossia sulla sua strumentazione, le sue categorie, i suoi riferimenti teorici”, mi è tornato il buon umore.

    Purtroppo vivo troppo lontano da Massa, ma spero in un futuro vasto e dettagliato resoconto da leggere su Nazione Indiana.

    Si parlerà anche di j.Ranciere o degli studi di Neuroscienza e poesia?

  2. andrea inglese il 21 maggio 2010 alle 00:41

    Rancière, per quanto mi riguarda, fa parte della strumentazione ormai indispensabile. Che se fosse assimilata in Italia ci eviterebbe alcune discussioni oziose intorno a vecchie dicotomie.

  3. made in caina il 21 maggio 2010 alle 01:53

    grazie!

  4. made in caina il 21 maggio 2010 alle 01:58

    cosa si intende per “discussioni oziose”?

  5. gianni biondillo il 21 maggio 2010 alle 11:41

    made in caina, anch’io vivo lontano da Massa. Eppure ci vado lo stesso!
    ;-)

  6. marco rovelli il 21 maggio 2010 alle 14:15

    Vorrei farvi notare che Fosdinovo è in provincia di Massa ma non è Massa… E io che a Massa ci abito e sono l’unico indiano apuano non ci sarò ché ho una data a Barcellona, cazz

    (scusa Andrea per l’OT :-)

  7. made in caina il 21 maggio 2010 alle 22:07

    si, ma io sto troppo, troppo lontano…



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