Articolo precedente
Articolo successivo

L’anima che soffrì d’essere il suo corpo

di César Vallejo traduzione di Giuseppe Scaglione

Tu soffri di una ghiandola endocrina, è ovvio,
o, chissà,
soffri me, la mia sagacità acuta, tacita.
Tu sopporti il diafano antropoide, là, vicino,
Dove la tenebra è tenebrosa.
Tu ruoti intorno al sole, afferrandoti l’anima,
estendendo i tuoi calli corporali
e aggiustandoti il collo; questo è ovvio.
Tu sai ciò che ti duole,
ciò che ti salta all’anca,
ciò che scende attraverso te con una corda al suolo.
Tu, pover’uomo, vivi; non negarlo,
se muori; non negarlo,
se muori alla tua età, ahimè, e nella tua epoca.
E, sebbene tu pianga, bevi,
e, sebbene tu sanguini, nutri il tuo ibrido canino,
la tua triste candela e le tue parti intime.
Tu soffri, tu sopporti e ancora soffri orribilmente,
disgraziata scimmia,
ometto di Darwin,
sbirro che mi spia, atrocissimo microbo.
E tu lo sai a tal punto,
che lo ignori, scoppiando a piangere.
Tu, allora, sei nato; questo
Pure è ovvio all’apparenza, infelice e zitto,
e sopporti la strada che ti diede la sorte
e chiedi al tuo ombelico: dove? Come?

Amico mio, sei interamente,
fin sui capelli, nell’anno trentotto,
nicola o santiago, questo o quello,
sia con te o col tuo aborto o con me
e prigioniero nella tua enorme libertà,
trascinato dal tuo ercole autonomo…
Però se tu conti sulle dita fino a due,
è peggio; non negarlo, fratellino.

Perché no? Perché sì, ma perché no?
Povera scimmia!… Dammi la zampa!… No. La mano, ho detto.

Alla salute! E soffri!

***
EL ALMA QUE SUFRIÓ DE SER SU CUERPO

Tú sufres de una glándula endocrínica, se ve,
o, quizá,
sufres de mí, de mi sagacidad escueta, tácita.
Tú padeces del diáfano antropoide, allá, cerca,
donde está la tiniebla tenebrosa.
Tú das vuelta al sol, agarrándote el alma,
extendiendo tus juanes corporales
y ajustándote el cuello; eso se ve.
Tú sabes lo que te duele,
lo que te salta al anca,
lo que baja por ti con soga al suelo.
Tú, pobre hombre, vives; no lo niegues,
si mueres; no lo niegues,
si mueres de tu edad ¡ay! y de tu época.
Y, aunque llores, bebes,
y, aunque sangres, alimentas a tu híbrido colmillo,
a tu vela tristona y a tus partes.
Tú sufres, tú padeces y tú vuelves a sufrir horriblemente,
desgraciado mono,
jovencito de Darwin,
alguacil que me atisbas, atrocísimo microbio.
Y tú lo sabes a tal punto,
que lo ignoras, soltándote a llorar.
Tú, luego, has nacido; eso
también se ve de lejos, infeliz y cállate,
y soportas la calle que te dio la suerte
y a tu ombligo interrogas: ¿dónde? ¿cómo?

Amigo mío, estás completamente,
hasta el pelo, en el año treinta y ocho,
nicolás o santiago, tal o cual,
estés contigo o con tu aborto o conmigo
y cautivo en tu enorme libertad,
arrastrado por tu hércules autónomo…
Pero si tú calculas en tus dedos hasta dos,
es peor; no lo niegues, hermanito.

¿Que nó? ¿Que sí, pero que nó?
¡Pobre mono!… ¡Dame la pata!… No. La mano, he dicho.

¡Salud! ¡Y sufre!

8 Nov 1937

3 Commenti

  1. Buona traduzione.
    Componimento che, oserei dire, perfora, proprio qui nel centro del petto. Dove, idiota, individuo lo spazio per la mia anima. Altro dolore, oggi però, un poco, pochissimo appena, più facile, meno struggente. Solo perché condiviso.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

La rosa di Gaza – una recensione

di Claudia Piccinno
Curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, La rosa di Gaza (Les Flâneurs, 2026) nasce come un’opera corale di ascolto, traduzione e responsabilità civile. Il lavoro dei curatori costruisce un ponte tra le voci delle autrici palestinesi e il pubblico italiano...

Guy Bennett: un’intervista

Un'intervista a tutto campo con Guy Bennett, scrittore di Los Angeles, sulla sua attività poetica e non-solo, sul suo rapporto con l'ambiente letterario negli USA e in Francia, sul transito dalla lingua madre a quella francese... A cura di Andrea Inglese

Prati generali #3

Prati generali, terzo incontro di poesia: 

Macerata, Sasso d’Italia, sabato 29 agosto, dalle 16 alle 19:30

Nel terzo, quarto, dodicesimo, settantottesimo, centonovantaseiesimo o anno zero di guerra, genocidio, crisi, riarmo, policrisi, emergenza, transizione, collasso...

Madri morte madri vive / Mrtve matere žive majke / Umbilical Cord

Madri morte madri vive è un lavoro sull’eredità materna: ciò che del corpo, delle ferite e dei silenzi passa da una generazione all’altra. Scritto in due lingue e a quattro mani, da Nina Kodrič per lo sloveno e Snježana Vračar Mihelač per il croato, appare qui per la prima volta nella traduzione di Darja Betocchi. "il collasso del corpo / il collasso del sistema"

L’operaio e la morte

di Vladimir Sabourín
traduzione di Alessandra Bertuccelli Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace

Assoluto letterario: Procne machine

di Rinaldo Censi
Leggo con crescente ammirazione Procne machine di Carmen Gallo. Come rendere conto di questo meccanismo che macina figure mitologiche accertando sottilmente la loro instabilità, metamorfosi, trasformazione? È un’arte della modulazione - meglio, della transizione.
francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: