8 Responses to L’ode della gelosia di Saffo secondo l’integrazione di Enrico Livrea

  1. Paolino il 2 gennaio 2015 alle 22:18

    Spero non me n’avrete a male, lo dico con la massima leggerezza: sarebbe un piacere leggere Daniele Ventre in un suo blog personale, di là da questo collettivo.

    (Grazie, professore!)

  2. sparz il 3 gennaio 2015 alle 12:23

    non sarà inutile ricordare l'”immagine latina” di tutto ciò:
    Ille mi par esse deo videtur,
    ille, si fas est, superare divos,
    qui sedens adversus identidem te
    spectat et audit

    del nostro grande Veronese.

  3. daniele ventre il 3 gennaio 2015 alle 14:30

    Fatto.

  4. liviobo il 5 gennaio 2015 alle 17:13

    bel lavoro…in pratica hai fatto lo stesso lavoro di catullo, ma in italiano…bazzecole… non riesco a aprire il link sull’integrazione, ma sulla sua pertinenza mi sorgerebbe qualche perplessità…
    leggevo ieri bruno snell secondo cui, detto con sinteticità da blog, l’interiorità, l’anima come l’intendiamo, è stata inventata dai lirici greci,i primi ad associare l’aggettivo batin a psiché (prima di eraclito)…certo la lirica monodica greca ci riguarda molto profondamente….

  5. liviobo il 8 gennaio 2015 alle 15:32

    letto il link…permettimi di dire la mia, da profano, ma da persona che conosce un po’ i meccanismi archetipi in azione nella poesia: a me pare che l’integrazione sia assolutamente poco convincente, e che i filologi spesso si perdono nei particolari e negli schemi… lo sviluppo di una premessa non deve essere compatibile solo con le leggi prosodiche, e logiche, ma innanzitutto con quelle psicologiche, e non è possibile che la passione rovente espressa nelle prime strofe si commuti o sia considerata equipollente al senso di inerzia…che a me pare appizzato come una coda di ciuccio al corpo di una tigre. catullo chiude in diminuire e modula, e già lascia perplessi, livrea divarica ancor di più…a me pare plausibile solo l’ipotesi di snell, che immagina una chiusa come: bisogna accettare perchè tu ti sposerai e sarai felice ecc. mi pare l’unica struttura logica che abbia potuto “mascherare” l’evidente passione di Saffo in un encomio epitalamico…

  6. daniele ventre il 8 gennaio 2015 alle 17:27

    In realtà mi propongo di apporre in nota le traduzioni delle altre integrazioni. Una mezza idea ce l’avrei anch’io, in termini di imitatio in oppositione; risponderebbe appunto alla pecca della mancanza di slancio a cui tu alludi. Ma non è questa la sede per presentarla.

  7. liviobo il 9 gennaio 2015 alle 16:19

    non so se slancio… c’è poco da fare, nei primi versi si descrive una vera e propria tempesta ormonale e di neurotrasmettitori…è un’acme di passione…
    facci sapere della tua ipotesi…io amo molto l’effetto-frammento, quasi ungarettiano, dei reperti di saffo… ma non in quest’ode…

  8. liviobo il 9 gennaio 2015 alle 16:38

    ti segnalo questa lettura dell’ode certo un po’ kitsch, ma che propone una “chiave” emotiva plausibile per il “tutto si può sopportare”, quella del tono dolce e amorosamente rassegnato…

    http://www.youtube.com/watch?v=KhLjoPtsKcA



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