Articolo precedente
Articolo successivo

da “La storia, i ricordi”

di Gianluca D’Andrea

Trasposizione (o l’identità del poeta) 

Il fatto di essere non sussiste
esiste l’essere come un fatto
del sentire. Allora io sarà il nucleo
per cui posso essere me stesso,
non il triciclo abbandonato in strada
accanto ai bidoni ustionati.
Mia figlia pedala.
Io è le mutande del ragazzo
al semaforo che vende accendini.
Dopo un giorno di lavoro
brucio i fazzoletti abusivi
e raccolgo parole da uno schermo,
ustionato da tutti i contatti.

 

 

L’identità (o trasposizione del poeta) 

Sentiva di spostarsi e accadimenti
intercedevano per lui che si spostava,
sospinto dalla piena presenza
di se stesso. Impercettibilmente
ad agire era un moto secondario,
che diventava consistente e si perdeva.
Camminava pienamente.
Si alternava in tutto il movimento
la sensazione vera di non essere
se non se stesso in contatto perenne,
come accade nelle passerelle
agli aeroporti dopo un giorno
in piedi a calpestare i propri passi.

 

 

Qui leggibile in formato .pdf La-storia-i-ricordi, lungo estratto da una silloge inedita di Gianluca D’Andrea, che si interroga sul ‘ritorno’ della storia, l’impotenza politica, il mito (e il disagio) dell’identificazione poetica, le illusioni della comunicazione totale, le epoche eroiche della formazione giovanile che si intrecciano ai fantasmi cupi di un’epoca sempre più delineata nella sua ansia dissolutoria. (rm)

 

 

*

 

 

 

7 Commenti

  1. Quando intensità biografica, memoria dell’adolescenza e coscienza critica si sciolgono nelle premesse profonde del dettato poetico, nella sua oggettività ineludibile, senza la quale ogni prosodia si riduce a lirica autoreferenziale, quando ciò succede, e non succede molto spesso, ecco, è possibile che ci sia imbattuti nei versi di Gianluca D’Andrea.

  2. Il rapporto problematico tra l’io e lo spazio mi sembra essere il nucleo di questi due testi di Gianluca D’Andrea, e, già solo per questo motivo, lasciano sperare in una raccolta importante e profonda. La località in poesia è questione più complessa e spinosa del realismo.

  3. Ho avuto l’onore di leggere in anteprima il poemetto di Gianluca permettendomi di suggerire quella virgola che ora sta fra due pesanti ma ponderati sostantivi. Questo felice misto tra la prospettiva generale storica e quella piú intima si fondono a creare una sorta di romanzo in versi di formazione in cui si avverte il peso della storia che si riflette sul peso ad esistere del soggetto, a scaturire dalla quotidianità pur avvertendone il peso. Ora qualche passo è cambiato ma la struttura e l’efficacia rimangono inalterati. Complimenti a Gianluca per la forma lavorata abilmente e per la necessità del dire questi contenuti così importanti per tutti noi.

  4. La distinzione tra soggetto e oggetto è un confine labile, in questi nuovi testi di Gianluca d’Andrea l’io vive e si osserva vivere in modo speculare alla storia individuale e collettiva, i piani si intersecano indistinguibili e producono lo scarto di una nuova visione.

  5. molto belli questi versi, una tendenza di fondo astratta e metafisica, un muoversi in equilibrio instabile su un abisso , con sempre nuovi spazi di vertigine sia concettuali che verbali
    poesia da leggere e rileggere, in quanto non si confida interamente al primo approccio e il lettore è spinto ad un lavoro di scavo speculare a quello dell’autore

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza

di Marco Beltrame
A trent’anni dalla scomparsa di Dario Bellezza, Marco Beltrame ne ripercorre vita e teatro in Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza (prefazione di Elio Pecora, Il Simbolo, 2026), di cui proponiamo l’introduzione.

Di VitaVera

di Danilo Tumminello
“Lo faccio per te.”

“Grazie, Papà.”

Finito il saluto ci avviamo verso le nostre stanze e chiudiamo la porta. Ognuna di noi ha un tablet che ci aspetta. La prima e unica volta che siamo esposte alla luce di uno schermo durante la giornata.

Le amicizie possibili

di David Watkins
Per mail o per messaggio, a distanza, come da morti, lì sì che ritrovano il tono, l’intonazione del bene che chissà come si vogliono, anche se preferiscono, per lo più, comunicare l’uno all’insaputa dell’altro, come due che abbiano preso il vizio di parlarsi bene alle spalle.

Golazo

di Renata Morresi
che mondiale
memorabile
che mondiale, gente
che mondiale di gran
classe
che golazo
è solo l’inizio
un mondo di mondi
un mondo di finali

Di disgrazie puoi averne tante per esempio una figlia artista

di Meri Bracalente
Leggere o dire non è lo stesso, ma siccome la questione mi riguarda, in me prevale nel dire un’emozione tale che non riesco ad arginarla, che mi sovrasta come un’onda, come l’onta, il dispiacere di fare un mestiere che è largamente percepito come di nessun valore.

L’operaio e la morte

di Vladimir Sabourín
traduzione di Alessandra Bertuccelli Molte sono le cose mostruose Ma più
Mostruoso dell’operaio
Non c’è niente di cui non sia capace
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: