una rete di storie STORIE DEL TRAUMA DEL TERREMOTO

24 ottobre 2017
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⇨ una rete di storie
STORIE DEL TRAUMA DEL TERREMOTO
Domenica 29 ottobre alle ore 10.30
Sala Ipogea
⇨ Mediateca Montanari di Fano [PU]
 

di Renata Morresi
Venerdì non è successo niente. Eravamo in classe, parlavamo di come si fanno le domande in inglese. C’erano le finestre aperte, si sentivano le ruspe e i camion lavorare lì accanto, dove sorgeranno le ‘casette’ per chi è sgombrato da Camerino quasi un anno fa. I ragazzi del quarto durante la prima ora scherzavano sul compito di filosofia, compito scritto, proprio come l’anno scorso nel giorno della scossa grossa – non sarà mica la prof che ce la tira, ecc.  Scherzavano un po’ per scaramanzia, un po’ per nervosismo. Un anno è lungo, e l’allerta dei primi tempi, quella che ci teneva pronti, mobilitati, solidali, si è trasformata in una specie di abitudine, una tensione cronica sempre sull’orlo del cortocircuito. Quasi nessuno di chi ha perso tutto l’ha ritrovato. Ma tutto è tanto da ritrovare, e nel frattempo siamo cambiati, è cambiata la nostra vita, siamo andati altrove, fatti altri progetti, e via così. Abbiamo scoperto delle cose: che una terra che si abita non è solo un luogo neutro, vuoto, e poi pieno e poi svuotato e poi riempito. Un luogo non è una scatola. E che persino uno dei luoghi più antropizzati d’Italia com’è questo si può rivelare poco pensato, vissuto acriticamente. La catastrofe ha questo potere: di mostrare come la questione non è tanto quella della lotta ‘contro la natura’, ma della costituzione di una comunità consapevole. Quella, insieme alle case, da ricostruire. Ci siamo rimessi a pensare, a litigare, a discutere, ma con tutte le facoltà politiche atrofizzate, con tutte le decisioni affidate altrove. Abbiamo scoperto persino di amarli i posti, solo ora, dopo averli usati fino all’estenuazione. E che sia nessuna regola che la pletora di regole a poco valgono senza la fiducia. Che persino ad amarlo un posto dobbiamo reimparare.
 
Un anno è lungo a vedere i militari che presidiano la zona rossa, le macerie e i detriti ancora sparsi sui sampietrini. Un anno è breve: venerdì non è successo niente di importante, ma a un tremolare dei vetri, a un sussulto fioco, i ragazzi si erano già infilati sotto i banchi, qualcuno di quelli rimasti sulla sedia era sbiancato, un altro si sentiva svenire. In brevi attimi siamo scivolati fuori, in silenzio, per lo più in fila indiana, qualcuno si teneva per mano. Poi fuori, al sole, dopo le telefonate di rito, hanno cominciato a cantare.
 
Domenica 29 ottobre, alle dieci e trenta alle mediateca di Fano ci ritroviamo a parlare con artiste, autrici, attivisti, poeti, di terremoto, dei suoi traumi, e dei nostri compiti.

 
Con Emanuela Baldi, Lidia Massari, Renata Morresi, Adelelmo Ruggieri, Anna Tellini
 
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Emanuela Baldi è un’artista che considera l’arte come uno strumento per promuovere lo sviluppo e la trasformazione sociale, valorizza le differenze e facilita lo scambio cross-culturale.  Esperta di dialogo interculturale, networking e dinamiche di gruppo nel settore pubblico e privato, idea progetti artistici per il dialogo tra le culture, conduce laboratori sulla condivisione di processi collettivi e iniziative “making together”. Utilizza la creatività manuale come mezzo di dialogo ed espressione collettiva, coinvolgendo persone di ogni età ed origine, accorciando le distanze tra i vari target sociali e  valorizzando l’espressione del singolo nel collettivo. Viaggiatrice e sperimentatrice ricerca continuamente nove collaborazioni e scambi con artisti e professionisti di altre discipline, poiché crede nella ricchezza delle differenze e della molteplicità di sguardi.
 
Lidia Massari, nata nel paese leopardiano circa mezzo secolo fa, si laurea con una tesi sperimentale sulla malattia d’amore nella poesia latina. Da allora vive tentando di insegnare lingue morte a giovani teste vive ideando curiosi esperimenti didattici, con risultati alterni. Accanita lettrice, fece voto di non tediare gli altri con i propri scritti, ma negli ultimi tempi sta venendo meno alla promessa. Fra le altre cose, collabora saltuariamente alla rivista “Artapartofcul(ure)” e gestisce due pagine Facebook che usa a mo’ di blog, “Diverso viaggiare” e “Cronache mesopotamiche”, quest’ultima dedicata al territorio maceratese duramente colpito dal recente terremoto.
 
Renata Morresi vive e lavora nel maceratese, si occupa di poesia, traduzione e letteratura anglo-americana. Sue poesie sono apparse in rivista (PoesiaSemicerchio, Il Caffè illustrato, Alfabeta2, Il nostro Lunedì, ecc.) e nelle raccolte Cuore comune (peQuod 2010), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013). Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012); nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Quest’anno ha scritto una serie di poesie, ancora inedite, che ha chiamato “anti-smismiche”, ispirate alle retoriche aberranti del post(?)-terremoto.
 
Adelelmo Ruggieri (1954) abita a Fermo, nelle Marche. Per peQuod ha pubblicato le raccolte di poesia: La Città lontana, 2003; Vieni presto domani, 2006; Semprevivi, 2009 e 2010. Del 2016 è il fascicolo Habitat. Le sue prose sparse sono raccolte nei libri Porta Marina – Il Poggio (peQuod, 2008); I tetti sono semplici a Sali (Capodarco Fermano Edizioni, 2012); Subito o domani. Non è la stessa cosa (Italic, 2013). Dal 2011 collabora al sito letterario “Le parole e le cose”.
 
Anna Tellini ha insegnato letteratura russa presso l’Università de L’Aquila, e considera sua somma fortuna l’essere stata allieva di Angelo Maria Ripellino. Si è occupata prevalentemente del Novecento, con una particolare predilezione per la tragica figura di Vs. E. Mejerchol’d, di cui ha curato l’edizione italiana de Il Revisore (Monteleone, 1997) e de Il ballo in maschera (Bulzoni, 2003). Dopo la distruzione della sua Facoltà ad opera del terremoto ha continuato l’insegnamento in posti di fortuna. Fa parte del Centro Antiviolenza per le donne de L’Aquila, che quest’anno festeggerà il suo decennale, e che, insieme alla rivista “Leggendaria” e altre associazioni della sua città nell’ottobre 2010 ha costituito il Comitato TerreMutate (www.laquiladonne.com), che ha organizzato nel maggio 2011 un grande incontro nazionale di variegate realtà femminili “perchè potessero vedere L’Aquila con uno sguardo diverso – lo sguardo delle donne, appunto -, creare una rete solidale e recare semi di ricostruzione e di rinascita, da gettare nella terra tutte insieme”.
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