LA SPORCIZIA DELLA TERRA

di Giacomo Sartori e Elena Tognoli

Quella che segue è l’introduzione al numero doppio (113-114), dedicato alla terra, e bilingue (italiano-francese), del bimensile Zeus! Rivista Mutante, edito dalla Cooperativa sociale Il Cardo di Edolo (maggiori informazioni sotto il testo)

Ci hanno insegnato che la pulizia è molto importante, e che le cose pulite sono inodori e ordinate, ben illuminate, ben geometriche, preferibilmente chiare. Prive di batteri e di altri ospiti invisibili potenzialmente molto pericolosi. Lavabili e asciugabili. Quindi non c’è molto da stupirsi se la terra, che è tutto il contrario, ci sembra sporca e brutta, e anche poco igienica, infestata da vermi e altri bacherozzi com’è. Puzzicchia di funghi, come le verdure lasciate troppo tempo in frigorifero, o la biancheria asciugata male, odorino che non associamo alle cose sane e buone. E per di più ci fa pensare ai cimiteri, una ragione di più per starci lontani. Non solo è brutta e sozza e infestata, ma se la fa pure con i morti.

Le piante sono belle, fanno foglie di fogge diversissime, e fiori che spesso hanno incredibili colori e ottimi profumi, per questo le mettiamo nei nostri appartamenti, e andiamo a ammirarle nei giardini e nei boschi. Certo sotto c’è la terra, fin qui ci arrivano tutti, ma ci va bene che resti nascosta: la consideriamo in fondo un male necessario. I poeti parlano spesso dei fiori e delle piante, e anche i pittori li rappresentano in tutte le salse. Nessun poeta ha mai scritto invece una poesia sulla terra o sui lombrichi. La terra non la vediamo, e non sappiamo dire se sta bene o sta male.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quelli che la studiano e certi saputelli ci fanno notare che è fondamentale, perché fa crescere le piante che mangiamo, e le piante che si pappano gli animali che noi mangiamo. Ci fornisce insomma quello che chiamiamo il nostro cibo, anche se al supermercato le verdure arrivano pulite e lucide, senza alcuna traccia terrosa, e spesso anche impacchettate nel cellophane. Fa crescere le carote e le patate e i rapanelli. Ma anche il grano, e quindi il pane e la pasta, e a ben vedere anche le barrette di cioccolato e le merendine confezionate e la maionese in tubetto, anche se qui più il legame appare meno immediato.

Quelli che la studiano ci spiegano che è proprio perché è così ricca di vermi e bacherozzi e bacilli che può fare il suo lavoro, e anzi più ne è piena più è sana e rigogliosa. Accettiamo pure questa spiegazione, anche se sapere le cose con il cervello non è come saperle con la pelle e la pancia, prima di cambiare le sensazioni di pelle e di pancia ce ne vuole. Ma insomma cominciamo a essere meno ostili. Dentro di noi ci diciamo che la terra va sopportata come si sopportano le cose non belle ma che sono utili.

Una volta che abbiamo imparato che la terra è importante, anche se dentro di noi continua a disgustarci, guardiamo con condiscendenza chi ancora non lo sa, e ridiamo se fa lo schizzinoso. Consideriamo dei sempliciotti quelli che dicono che non gli piace, e esprimono quello che in fondo seguitiamo a pensare anche noi. O anche ridiamo di loro. Ridiamo perché vorremmo poterci permettere la loro libertà di pensiero e di parola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel quadro della nostra residenza artistica a CA’MON[i], con i redattori di Zeus! e gli utenti della cooperativa sociale Il Cardo abbiamo provato a guardarla e a toccarla e a odorarla. E a disegnarla, che è un modo di avvicinarla e di raccontarla, ognuno a suo modo, visto che siamo tutti molto diversi, e di cominciare a conoscersi. Abbiamo provato a fare come fanno i bambini, i pochi che nei tempi presenti non hanno prevenzioni nei suoi confronti: loro non hanno paura di sporcarsi, anzi si divertono. Prendono nelle loro manine i lombrichi quasi fossero preziosi diamanti, spalancando gli occhi e lanciando gridolini. Abbiamo cercato di fare anche noi così, ben sapendo che noi non eravamo bambini, e che le nostre parole sono schegge di cose già dette ma anche di verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[i] Progetto Terra Alta (Centro CA’MON, Monno, 2023-2024), finanziato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

 

Zeus! Rivista Mutante (caporedattore Riccardo Federici, direttore Marco Milzani, grafica Sara Rendina) è una rivista bimestrale edita dalla Cooperativa sociale Il Cardo, di Edolo (Valcamonica). I redattori, che elaborano i testi e le immagini, sono gli utenti della cooperativa. La copertina è in genere l’opera di un artista invitato (in questo caso Elena Tognoli). Essa si può seguire anche su Instagram e YouTube. Nazione Indiana ha ospitato estratti di alcuni numeri precedenti qui qui e qui.
Le tre immagini corrispondono a altrettante pagine del numero doppio in questione.

2 Commenti

  1. vado subito a rotolarmi nella buona terra tanto qui c’è un bel cortiletto interno al palazzo con anche pianticelle che si sforzano molto pur essendo il luogo assai in ombra. Pur da cittadino poco coltivatore (ma c’era stato un periodo . . .) condivido e apprezzo molto, grazie.

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giacomo sartori
giacomo sartori
Sono agronomo, specializzato in scienza del suolo, e vivo a Parigi. Ho lavorato in vari paesi nell’ambito della cooperazione internazionale, e mi occupo da molti anni di suoli e paesaggi alpini, a cavallo tra ricerca e cartografie/inventari. Ho pubblicato alcune raccolte di racconti, tra le quali Autismi (Miraggi, 2018) e Altri animali (Exorma, 2019), la raccolta di poesie Mater amena (Arcipelago Itaca, 2019), e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015), Sono Dio (NN, 2016), Baco (Exorma, 2019) e Fisica delle separazioni (Exorma, 2022). Alcuni miei romanzi e testi brevi sono tradotti in francese, inglese, tedesco e olandese. Di recente è uscito Coltivare la natura (Kellermann, 2023), una raccolta di scritti sui rapporti tra agricoltura e ambiente, con prefazione di Carlo Petrini.
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