“È un attacco alla libertà di stampa e al grande movimento per la Palestina in Italia”

di Giuseppe Acconcia

Abbiamo intervistato Angela Lano, direttrice dell’agenzia Infopal, indagata nell’ambito dell’inchiesta di Genova che lo scorso 27 dicembre ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), insieme ad altre nove persone, accusate di associazione con finalità di terrorismo. Il 16 gennaio si è svolta l’udienza davanti al tribunale del Riesame.

L’assunto che Hamas sia un gruppo terroristico in Italia è vero?

L’Italia si aggrega a Stati Uniti e Israele che hanno messo Hamas nella blacklist. Ma ci sono 180 stati, tra cui il Brasile e altri, per i quali Hamas è un movimento di resistenza islamica, a cui viene riconosciuto il diritto di esistere, di difendere, di decolonizzare il proprio territorio così come sancito dalle Nazioni Unite.

L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese di Mohammed Hannoun dà anche fondi alle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas?

Ci sono stati venti anni di indagini e di archiviazioni su questa accusa che Israele solleva. Se ci sono state archiviazioni, le accuse sono infondate. Quello che so è che l’Abspp da tanti anni manda aiuti umanitari in Palestina. L’accusa di inviare fondi alle brigate al-Qassam è uno specchietto per le allodole, perché tutti sanno che ci sono stati musulmani che finanziano Hamas, le brigate al-Qassam, Hezbollah ecc. Israele vuole demonizzare tutte le associazioni di solidarietà umanitarie. Giorni fa ha messo nella blacklist 37 ong tra cui la Caritas International, dimostrando in questo modo che le sue accuse mirano solo a non far entrare niente a Gaza, vuole che i gazawi muoiano perché persegue un progetto di colonialismo di insediamento che prevede il genocidio, la pulizia etnica, l’espulsione dei superstiti: quindi più nativi muoiono meglio è.

Leggendo i documenti dell’inchiesta, sembra che l’intero caso si basi su informazioni di intelligence israeliana, è così?

Le persone con un po’ di coscienza dovrebbero iniziare a domandarsi se siamo una colonia israeliana in tutto e per tutto oppure se siamo uno stato sovrano con istituzioni, magistratura, mondo politico e giornalisti indipendente da Israele. Sembra invece che recepiamo le direttive di un altro stato cosa che è pericolosissima per il nostro paese, sovversiva. Si recepiscono informative costruite non da un qualsiasi stato terzo ma uno stato che si è macchiato di genocidio, denunciato dall’Onu, da Amnesty, i cui capi sono ricercati dalla Corte penale internazionale. Si tratta di uno stato che non ha le basi etiche, umane, politiche per dire a un altro stato cosa fare. È il carnefice che dice come perseguire la vittima, siamo al paradosso assoluto.

L’attacco diretto a lei e Infopal è un attacco alla libertà di stampa?

Sì, io dirigo questa piccola agenzia specialistica, e chi ci sostiene sono i musulmani italiani, con la zakat (elemosina legale) delle moschee, è come se dirigessi un piccolo giornale cattolico, ma sempre di giornalismo si tratta. Mi hanno tolto telefoni, computer, tutto l’archivio di 40 anni di lavoro di storica, antropologa sul mondo arabo-islamico. Hanno bloccato i miei soldi, come se fossi una pericolosa terrorista. Mi hanno portato via ricordi, un foglio in arabo di una canzone di Fayrouz di quando studiavo la lingua al Cairo nel 1989. È una cosa senza senso. Sono sconvolta e basita.

È in corso una stigmatizzazione più ampia delle mobilitazioni per la Palestina, come è avvenuto con il caso dell’imam Shahin?

Questo è il terzo punto. Hanno archiviato tutte le indagini negli anni perché non c’era niente. Questo faldone, arrivato a Genova a fine ottobre 2023 direttamente dal Mossad, voleva segnalare che fino a quel momento le indagini erano state archiviate ma che d’ora in avanti non sarebbe più stato possibile farlo. C’è stato un ribaltamento delle prospettive e le indagini sono state riprese su input israeliano. Ma è una risposta politica italiana alle manifestazioni oceaniche di ottobre e novembre 2025 per la Palestina. Le immagini delle piazze italiane hanno fatto il giro del mondo. E quindi sono partite le vendette con il caso Shahin, ragazzi messi agli arresti domiciliari e ora con questi arresti. Viene chiamata Operazione Domino ma sarebbe più corretto chiamarla Operazione Israele.

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giuseppe acconcia
giuseppe acconcia
Giuseppe Acconcia è giornalista professionista e docente di Storia delle Relazioni internazionali all'Università di Milano Statale e di Geopolitica del Medio Oriente all'Università di Padova. Dottore di ricerca in Scienze Politiche all'Università di Londra, è stato Visiting Scholar all'Università della California (UCLA – Centro Studi per il Vicino Oriente), docente all'Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano (Aseri). Si occupa di movimenti sociali e giovanili, Studi iraniani e curdi, Stato e trasformazione in Medio Oriente. Si è laureato alla School of Oriental and African Studies di Londra, è stato corrispondente dal Medio Oriente per testate italiane, inglesi ed egiziane (Il Manifesto, La Stampa, Huffington Post, The Independent, Al-Ahram), vincitore del premio Giornalisti del Mediterraneo (2013), autore del documentario radiofonico per Radio 3 Rai “Il Cairo dalle strade della rivoluzione”. Intervistato dai principali media mainstream internazionali (New York Times, al-Jazeera, Rai), è autore de Migrazioni nel Mediterraneo (FrancoAngeli, 2019), The Great Iran (Padova University Press, 2018), Liberi tutti (Oedipus, 2015), Egitto. Democrazia militare (Exorma, 2014) e La primavera egiziana (Infinito, 2012). Ha pubblicato tra gli altri per International Sociology, Global Environmental Politics, MERIP, Zapruder, Il Mulino, Chicago University Press, Le Monde diplomatique, Social Movement Studies, Carnegie Endowment for International Peace, Policy Press, Edward Elgar, Limes e Palgrave.
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