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Il gruppo musicale dei Fumi della Fornace

di Omero Affede

Ospito qui un resoconto, scritto da Omero Affede, sull’avventura, la direzione e creazione di una drammaturgia musicale del gruppo dei Fumi della Fornace.

Il gruppo musicale dei Fumi della Fornace: sette anni di poesia sonora e creazione condivisa

Da sette delle otto edizioni dei Fumi della Fornace – Festa della Poesia, il nostro gruppo musicale accompagna e costruisce le creazioni teatrali site-specific. Quest’anno siamo parte del nuovo lavoro, Descantar – Primo movimento: Tennisplast, continuando un percorso che ha trasformato la musica in una vera e propria drammaturgia parallela. La nostra presenza costante al festival ha contribuito a definire un linguaggio sonoro che non accompagna la scena: la crea.

La nostra poetica: una struttura Yin che genera uno Yang musicale. Il nostro modo di lavorare si fonda su un principio semplice e potentissimo: prima si costruisce una struttura chiara, poi si lascia spazio all’improvvisazione. La struttura è lo Yin: una mappa di brani, passaggi, atmosfere. L’improvvisazione è lo Yang: un flusso di intuizioni che nasce proprio grazie a quella base solida. Questa dinamica ci permette di generare musica aderente alla scena, capace di reagire agli attori, alle immagini, ai gesti. Non è mai un accompagnamento: è una scrittura scenica che si intreccia alla regia teatrale. La maggior parte dei nostri brani è originale e nasce collettivamente. Non sono “fondali sonori”, ma azioni teatrali: sostengono i quadri, danno ritmo alle visioni, aprono spazi emotivi. La musica diventa una drammaturgia autonoma che dialoga con quella del regista.

La storia del gruppo: una formazione che cresce nel tempo

Il gruppo nasce nel 2020, durante la seconda edizione del festival. Il primo musicista coinvolto, con un passato di attore e pedagogo teatrale, è Omero Affede, cantante polistrumentista -Sruti-box, tamburo sciamanico, bouzouki, tromba, flauti, berimbau, campane tibetane. Negli anni il cerchio si amplia con l’arrivo di Enrico Bordoni — chitarra e strumenti costruiti appositamente per le esigenze sceniche, Simone Doria — sintesi digitale, campionamenti ambientali, rielaborazioni di frequenze, Micaela Piccinini — attrice e cantante, la cui voce straordinaria ha completato la fisionomia del gruppo.Pur provenendo da luoghi diversi e incontrandosi solo pochi giorni all’anno, i musicisti hanno sviluppato una sintonia rara, capace di generare brani sempre più potenti, poetici, aderenti alla visione teatrale.

Un’evoluzione sonora: dalle radici sciamaniche alla sintesi digitale

La nostra musica nasce da una costola di Congerie e attraversa una trasformazione precisa: una fase sciamanica: suoni etnici, radici della terra, strumenti che dialogano con il paesaggio naturale seguita da una fase digitale: la sintesi e i campionamenti ambientali diventano protagonisti, senza perdere il ricordo delle origini. Abbiamo imparato a trasformare il mondo in musica: il canto di un uccello, il rombo di una moto, la sirena di una fabbrica. Rumori che, inseriti nella partitura, diventano ritmo, atmosfera, significato.

Una regia musicale che diventa collettiva

All’inizio la regia musicale era affidata a Omero Affede. Con il tempo, grazie alla sintonia crescente, il gruppo ha iniziato a lavorare partendo da idee comuni, arrivando a una regia collettiva, uniche eccezioni sono due brani composti da Omero: uno nato in Brasile con il musicista Wilson Zukosky in collaborazione con Cia Nova Teatro di San Paolo, l’altra, “Zucco”, prodotta in occasione di una produzione con lo Stabile delle Marche. Tutto il resto è frutto di incontri, riflessioni, dibattiti, intuizioni condivise: un vero approccio attoriale alla musica.

“Si muore soli”: quando la musica nasce da una visione filosofica

Uno tra i tanti brani, composti per Descantar – Primo movimento, si intitola “Si muore soli”. Nasce da un frammento di melodia subito accompagnata da una riflessione sulla solitudine, da un pensiero esistenzialista, da un immagine desertificante che ha costituito l’enzima per un ulteriore sviluppo del brano, per il ritrovamento dell’anima del brano. È così che lavoriamo: uno scorcio di melodia genera un’immagine e un pensiero, il pensiero trasforma la melodia iniziale, la melodia genera la scena.

1 commento

  1. Si dice qui:

    “La nostra poetica: una struttura Yin che genera uno Yang musicale. Il nostro modo di lavorare si fonda su un principio semplice e potentissimo: prima si costruisce una struttura chiara, poi si lascia spazio all’improvvisazione. La struttura è lo Yin: una mappa di brani, passaggi, atmosfere. L’improvvisazione è lo Yang: un flusso di intuizioni che nasce proprio grazie a quella base solida.”

    Mi pare che dal punto di vista della filosofia classica cinese l’associazione sia totalmente l’opposto.
    Sono stati invertiti i ruoli dei due principi secondo l’interpretazione tradizionale: la struttura è Yang, tutto ciò che definisce, organizza, delimita, razionalizza e dà una forma geometrica o logica appartiene all’energia Yang (il principio maschile, solare, costruttivo e ordinatore).
    L’improvvisazione invece è Yin: Il flusso indifferenziato, l’intuizione spontanea, il caos creativo, l’invisibile e la fluidità dell’acqua appartengono all’energia Yin (il principio femminile, lunare, ricettivo e caotico/primordiale). L’improvvisazione si adatta al momento, proprio come l’acqua prende la forma del vaso.

    Poi sciamanico/a cosa significa?

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Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio è nato a Macerata nel 1997. È poeta, scrittore, regista, performer e redattore di «Nazione indiana». Ha co-diretto la “Trilogia dei viandanti” (2016-2020), presentata in numerosi festival cinematografici e spazi espositivi. Suoi interventi sono apparsi su «L’indiscreto», «Doppiozero», «Antinomie», «Il Tascabile Treccani» e altri. Ha pubblicato La consegna delle braci(Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre e il saggio Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita (Tlon Edizioni). Ha curato il progetto Ogni creatura è un popolo (NERO Editions)e per Argolibri, l’inchiesta letteraria La radice dell’inchiostro. La traduzione di Moira Egan di alcune sue poesie scelte ha vinto la RaizissDe Palchi Fellowship della Academy of American Poets. Con le sue opere ha partecipato a festival e spazi come Biennale Venezia College, Mostra internazionale del nuovo cinema, Rencontres internationales paris/berlin, Centrale Fies. È il vincitore di FONDO 2024 (Santarcangelo Festival), uno dei direttori artistici della festa “I fumi della fornace” e dei curatori del progetto “Edizioni volatili”. È laureato al Trinity College di Dublino e dottorando allo Iuav di Venezia.
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