Lumina ex Ade

di Silvia Tripodi

Abbiamo scorto la presenza
di un metalupo
durante una videochiamata
ho riconosciuto la sua testa
da dietro la tenda
mi è parso di vederlo alle tue spalle
durante una panoramica
veloce della stanza
e veloce il suo manto
quante volte è già accaduto
accadrà altre volte
posso leggere dentro di te
non hai scampo
abbiamo imparato a vedere il metalupo
e oramai fa parte delle nostre giornate
appare come un’ombra
alle nostre spalle
le volte che si assenta ci stupiamo
e parliamo sommessamente
aspettando un segno
è accaduto altre volte
che frequenza avranno le sue visite
ci mancherà
quando non lo vedremo più
studieremo un altro tipo di mirroring
forniremo ai fantasmi una nuova merce
li addestreremo agli scambi
ci adatteremo

*

Benvenuta
con chi sto parlando
mia cara ti aspettavamo
lo sappiamo sono inganni dei governi
con brutali pensieri psichici
sono le tecnologie che vi tengono
a basse frequenze
ci sono esseri
tu procedi
mi potete dare informazioni
è una nave plasmatica
cristallina
è cambiata di colore
prima argento e blu
poi verde e adesso color oro
la sua magnificenza
vi donerà grazia cosmica
tanti non saranno pronti
ma è inevitabile che questo flusso arrivi
deve fare il salto frequenziale
di un’ottava superiore
la densità che si era creata
intorno al sole
non preoccuparti del vedere

*

L’estrema operosità
dei morti viventi
consapevoli di esistere nell’esercizio
di qualche occupazione convenzionale
portateli in campagna
o imbarcateli su una nave
non provano piacere
nel semplice esercizio
delle loro facoltà
a meno che la necessità
non li colpisca con un bastone
trascorrono in una specie di coma
le ore
l’intero universo vivente
è uno spazio vuoto
senza un pensiero che sfreghi
contro un altro
degli esseri che respirano
inermi se non impegnati
in un compito riconosciuto
collocati tra i campi
affidati al ponte di una nave
le mani restano inattive
gli organi inutilizzati
non producono gioia
le facoltà lasciate a sé stesse
arrugginiscono
la pressione della necessità
come un colpo secco
altrimenti il tempo
li attraversa senza attrito
il mondo è per loro
una vasta superficie inerte
l’iperattività
dei vivi che sembrano morti
è una cosa nota

*

Immagina di sostituire il tuo lavoro
insoddisfacente
con uno scopo profondo
con un profitto di cento
duecentocinquanta euro per sessione
fornendo una pace inestimabile
a coloro che ne hanno più bisogno
immaginati mentre crei
rituali trasformazionali
di fine vita
vieni chiamato dalle famiglie
nei loro momenti più vulnerabili
sei la guida fidata nella tua comunità
per l’assistenza compassionevole
alla morte
sei il custode della transizione
guidi i morenti a trovare pace
nel loro capitolo finale
aiuti le famiglie ad affrontare il lutto
con dignità
mostri come creare addii
belli e significativi
lacrime di terrore
lacrime di liberazione
mentre i clienti
stanno aspettando
stanno affrontando i giorni finali
entri nella tua vocazione
entri nel servizio sacro

*

Su Lumina ex Ade di Silvia Tripodi (Aragno 2026) 

di Renata Morresi

Questo libro lavora sulla cattura e ricombinazione di linguaggi già socialmente attivi: tecnologie relazionali e di lavoro, discorso motivazionale e retorica della spiritualità, con i relativi esercizi di sollievo o incremento della sensazione e della prestazione, ma anche testi tradizionali della modernità immersi nell’ultracontemporaneo. Siamo di fronte a postpoesie che sono fantasie di accesso all’oltre (più che la beatitudine, un regime di ricompensa perpetua) sotto forma di inviti perturbanti all’affidarsi e all’indocilirsi, in cambio di un aumento di intensità. Il soggetto, collocato nel “fuori campo dell’identità”, come recita il retro di copertina, non dispone di una posizione esterna da cui smascherarle, essendo già preso nella loro economia libidinale. Questi testi, dunque, non sono semplicemente parodie dall’effetto ironico. Sappiamo che “il metalupo”, “la nave plasmatica”, “i rituali trasformazionali”, le “esperienze extracorporee” e le altre pratiche estreme esibite attingono al repertorio dei dispositivi mercificati, spesso grotteschi; e tuttavia riconosciamo che quel linguaggio si modella sul desiderio di una frequenza superiore, riconosciamo il fruitore che spera (o magari si vanta) di capire come separare ciò che è buono dal suo medium. “Noi siamo d’altro canto il bene” (15). O no? No. Il metalupo è lo spettro che invece di essere temuto ed esorcizzato viene integrato in un sistema di produzione e circolazione. L’orrore contemporaneo che arriva durante il flusso di lavoro non provoca una crisi, tantomeno una presa di coscienza, diventa piuttosto una nuova competenza: “li addestreremo…ci adatteremo”. Dove finiscono il sentimento e le sensazioni e dove cominciano la gestione e la vendita? Non è tanto semplice dirlo. Prendiamo la nuova professione dei death doula evocata nell’ultimo testo di questo estratto, figure professionali preparate al delicato compito di accompagnare le persone morenti, dando loro supporto spirituale e psicologico a “duecentocinquanta euro per sessione”: non sentite anche voi un brivido di angoscia? Chi è fragile e chi ha il potere in questa ‘sessione’? Ancora in quarta si parla della “secolare reversibilità dei ruoli tra vittima e carnefice”; aggiungerei: una reversibilità che non riguarda la responsabilità, ma il punto in cui ‘si salva chi può’ mettere le mani sul bisogno, modellarlo a sua immagine e poi rivenderlo come promessa di una salvezza.

Tripodi non contrappone un linguaggio ‘vero’ ai linguaggi falsi. Qualche anno fa parlavo del suo lavoro sull’eccesso e sulla sottrazione, dell’oscillazione tra nomenclatura, tono sapienziale e ripetizione infantile. In Lumina ex Ade il passo è ulteriore: qui avviene un amalgama di grande potenza immaginativa, in cui i registri cessano di essere distinguibili. Non vi è un fuori dal discorso contaminato. La cura può essere “scopo profondo” e contemporaneamente merce; il metalupo è fantasma e dato da processare; un saggio di Robert Louis Stevenson, campionato nel terzo testo di questo estratto, può rappresentare la letteratura canonica e contemporaneamente sembrare un post sul burnout. È questa compresenza fibrillante che permette di non ridurre l’operazione di Tripodi alla parodia della retorica dell’ottimizzazione o alla semplice found poetry. I testi affondano nei discorsi artificiosi fino a far tremare i polsi, riuscendo a far coesistere l’assurdità acefala di un linguaggio che è insieme padrone e servizievole, coercitivo e sempre a disposizione. Critica e adesione restano invischiate. Il perturbante di questa scrittura sta nella lucidità con cui riconosciamo la corruzione reale e, insieme, il nostro impulso a inseguirne ancora la promessa sul come addestrarci meglio, chiedendo alla stessa macchina che ci consuma di massimizzarci. I carnefici pregano di essere salvati (è un dato di fatto, in streaming al momento).

(in copertina: Astral body of the average man)

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renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, ed è ricercatrice di letteratura anglo-americana all'Università di Padova. In poesia ha pubblicato le raccolte Sulle mura del sole (Marcos y Marcos, 2026), La cerimonia (Collana Isola, 2025), Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Ha tradotto poeti e poetesse statunitensi, tra cui Emily Dickinson, Lorine Niedecker, Robert Lax, Rachel Blau DuPlessis, Louis Zukofsky; nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni.
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