Mattia Tarantino: «la coda dell’Ircocervo è una stella di cenere»

di Mattia Tarantino

L’ircocervo di Mattia Tarantino è il nuovo titolo delle Lepri, collana di scritture poetiche che curo insieme a Giuditta Chiaraluce all’interno del progetto Edizioni Volatili.

«Libri come laboratori, primi confronti, materie pensanti, montaggi e scavi attraverso la carta; libri senza profitto, in tiratura limitata, consegnati interamente agli autori e alle autrici, che ne gestiscono liberamente il transito (esoeditoria); libri evidenti nella loro invisibilità, indirizzati a chi saprà ospitarne l’implicita consegna; libri col solo intento di essere vigilie per una geografia del dopo-diluvio.»

Pubblico qui alcuni estratti in anteprima. Le partiture visive sono di Giuditta Chiaraluce.

 

La testa

La testa dell’Ircocervo è un piccolo e caldo esagono. Ai lati, un tempo, era inciso qualcosa. Pare dopo la terza nascita l’incisione sia svanita e ancora, tuttavia, capita appaia e abbagli, brilli. La calotta cranica è tatuata: qualcosa è impresso come un codice fosforescente, o l’orma di un antico animale. Nella testa dell’Ircocervo si inscrive la Storia, la Storia come intermittenza. Scricchiola, il cranio, e striscia e traballa, come stretto da uno spago di fortuna. Ruota di pochi gradi, si arresta, poi svanisce. Si nasconde, oppure, come un indizio tra la fine del collo e l’inizio di qualcos’altro. Riappare accecando.

 

***

 

Le zampe anteriori

Le zampe anteriori dell’Ircocervo sono delle vagine colme di ventose. Risucchiano il terreno che dovrebbero calpestare, lo nascondono e rigettano come un’altra e inaccessibile dimensione, una fisica squassata. Capita si inumidiscano, e allora diventano mani.

 

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Le zampe posteriori

Le zampe posteriori dell’Ircocervo sono una geometria rosa e gommosa. Non zoccoli, alle estremità, ma bocche: senza estensione, tuttavia profondissime, dentate ai bordi, si annidano, tra le arcate e le gengive, gli incubi dei primi uomini. Ogni cosa assume consistenza, si addensa, poi sprofonda e riemerge, bruciacchiata, vibrando tra la coda e il mondo. La coda La coda dell’Ircocervo è una stella di cenere lunga un mondo e mezzo. Pelosa, trema e fa la muta all’inizio dell’estate. Capita cada, e cadendo una costellazione lontana, impenetrabile, collassi fragorosamente. Diventa spesso un corno, più raramente una cometa

 

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La coda

La coda dell’Ircocervo è una stella di cenere lunga un mondo e mezzo. Pelosa, trema e fa la muta all’inizio dell’estate. Capita cada, e cadendo una costellazione lontana, impenetrabile, collassi fragorosamente. Diventa spesso un corno, più raramente una cometa.

 

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Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio
Giorgiomaria Cornelio è nato a Macerata nel 1997. È poeta, scrittore, regista, performer e redattore di «Nazione indiana». Ha co-diretto la “Trilogia dei viandanti” (2016-2020), presentata in numerosi festival cinematografici e spazi espositivi. Suoi interventi sono apparsi su «L’indiscreto», «Doppiozero», «Antinomie», «Il Tascabile Treccani» e altri. Ha pubblicato La consegna delle braci(Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre e il saggio Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita (Tlon Edizioni). Ha curato il progetto Ogni creatura è un popolo (NERO Editions)e per Argolibri, l’inchiesta letteraria La radice dell’inchiostro. La traduzione di Moira Egan di alcune sue poesie scelte ha vinto la RaizissDe Palchi Fellowship della Academy of American Poets. Con le sue opere ha partecipato a festival e spazi come Biennale Venezia College, Mostra internazionale del nuovo cinema, Rencontres internationales paris/berlin, Centrale Fies. È il vincitore di FONDO 2024 (Santarcangelo Festival), uno dei direttori artistici della festa “I fumi della fornace” e dei curatori del progetto “Edizioni volatili”. È laureato al Trinity College di Dublino e dottorando allo Iuav di Venezia.
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