di Stefano Zangrando

Vi è un certo ardimento nel proporre, come ha fatto l’editore Del Vecchio, una collana dedicata alle short stories a un pubblico come quello italiano. Pure i buoni esiti continuano a non mancare un po’ ovunque, come dimostra lo stesso primo nato di questa «collana racconti», Il peso del tempo (traduzione di Paola Del Zoppo, pp. 232, € 15) dello scrittore tedesco Lutz Seiler. Il titolo è un lieve, felice scostamento dall’originale: la Zeitwaage, alla lettera «bilancia del tempo», è il cronocomparatore, uno strumento che amplifica il ticchettio dell’orologio per rilevarne le aritmie. Si tratta dunque di misurare il tempo, di “pesarlo” appunto, di vagliare cioè, fuor di metafora, le irregolarità, le sfasature, le incongruenze esistenziali dovute in primo luogo al congedo storico dalla RDT, ma che nascono in realtà da un sostrato più personale, da una pena variamente incarnata.










