di Marco Rovelli
[In questi giorni sto partecipando al presidio antirazzista permanente a Massa a sostegno degli immigrati in lotta. E’ un’esperienza forte e bella, e vorremmo la solidarietà di tutti. A partire dalla diffusione della notizia. Pubblico intanto l’articolo che ho scritto per il manifesto]
E’ un’altra battaglia, dopo la gru di Brescia e la torre di Milano. Adesso è nel centro di Massa il luogo della lotta. Sette ragazzi africani – quattro senegalesi e tre marocchini – domenica scorsa sono entrati nel Duomo di Massa e hanno detto che non se ne sarebbero andati prima di avere un risultato. Tutti loro, tranne il portavoce Lamine, sono stati truffati in occasione del decreto flussi colf-badanti del 2009. Anche loro, come molte migliaia di immigrati, hanno versato migliaia di euro a qualcuno che aveva promesso di regolarizzarli con un posto di lavoro, ma questo qualcuno era un truffatore, si è volatilizzato lasciandoli nello stato di clandestinità da cui avevano sperato, finalmente, di potersi emancipare. E “quando non c’è nulla da perdere, in una lotta c’è tutto da guadagnare”, come ha detto Lamine durante la prima assemblea, sulla scalinata di marmo della cattedrale, di fronte alla facciata moderna ma pur sempre di marmo, agli italiani che con un passaparola erano accorsi (e va reso merito all’Assemblea antirazzista antifascista di Massa di aver innescato da tempo un percorso al fianco e a sostegno degli immigrati in lotta), e agli altri immigrati solidali con i loro fratelli.







