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Notes Boats

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Per le navi di Annamaria Papi ( effeffe e soldatoblu )
annemarie

“Quando poi naviga al largo, quasi scomparso lo scafo sotto la linea dell’orizzonte e appena visibili i tre fumaioli, più d’uno che dalla costa guarda sul mare si domanda se la nave si diriga al porto o s’immerga in una solitudine che l’uomo sulla riva non potrà mai concepire. Quando poi constata che fa rotta verso la costa, allora ognuno si conforta, come se quella nave gli portasse quel che ha di più caro o almeno una lettera da lungo tempo inconsciamente attesa. Talvolta laggiù, nella chiara nebbia del confine, due navi s’incontrano, e si vedono passar scivolando l’una accanto all’altra. C’è un attimo in cui i due fragili profili si fondono e diventano una cosa sola, un attimo di fragile sublimità, finché tornano dolcemente a staccarsi, dolci e silenziosi come la nebbia lontana dove avviene l’incontro, e ognuno per sé continua a scivolar solo per la sua strada.
Dolce, non mai adempiuta speranza.”

da Hermann Broch, I sonnambuli.vol 2, Esch o l’anarchia

“La tempesta scatenata dall’ispettore fantasma” di Gianni Celati

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di Nunzia Palmieri

Un metro sotto i pesci 1
È uscito domenica scorsa sul «Corriere della Sera» un nuovo racconto di Gianni Celati, una storia in cui si ritrovano molti dei personaggi che abbiamo già incontrato nelle pagine delle Vite di Pascolanti (Nottetempo, 2006) e nei Costumi degli italiani 1 e 2 (Quodlibet, 2008): l’avvocato Annoiati, l’assessore Rovina, il prefetto di polizia Imbrogli, il direttore del giornale locale G. Mastrotto, le dame, mogli dei notabili, la contessa Tinti-Altiforni, la marchesa Cecchi-Mammullà, la signora Veratti e altre nobildonne, il sindaco Cagnotto, il tipografo Catenacci, Scagliarini, il grande giocatore di biliardo detto «il geometra del panno verde», il professor Amos, filosofo e bevitore, e poi Pucci e i suoi compagni di scuola. Anche i luoghi che i personaggi attraversano sono familiari ai lettori dei pascolanti: la piazza della cattedrale, il caffè, il circolo culturale anarchico, l’Accademia del Biliardo, il quartiere Mame, il vicolo del Voltino nel quartiere Carrozze dove abita la famiglia Pucci. È la città di sogno a cui Celati ha dato vita, città senza nome nella quale fa muovere di tanto in tanto le sue figurine leggere e indimenticabili.  

L’uomo veloce (1a parte)

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di Marino Magliani

2009, Vite Parallele, cm 100.100, olio e acrilico su tela_ridEra ormai di spalle. Mi era passato davanti e l’avevo guardato come si guardano i turisti, abbassando il capo in saluto. Era estate, l’uomo veloce portava pantaloncini corti e maglietta, scarpe da ginnastica, un cappellino chiaro. Un turista qualsiasi, le 11, circa, di un mattino neanche troppo caldo: il sole aveva aggirato il costone e cominciava a esercitarsi sugli asfalti e gli intonaci del vicolo.
Passò e forse abbassò il capo pure lui. Io non salutavo per vedere se mi restituivano il saluto, ma lo facevo automaticamente. Me l’aveva insegnato mia madre: si saluta sempre nella vita e non si sbaglia mai.
Passò e si diresse verso Luvaira.
L’avrei rivisto sempre vestito così. Era la sua divisa delle vacanze. Tranne qualche volta d’inverno che l’incontrai col cappotto e un ombrello credo.

Scaffali nascosti (4) – Edizioni Gorée

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«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).

di Andrea Gentile

A 37 chilometri da Siena c’è Monticiano, 1400 abitanti, 650 famiglie, patria del «Palio dei ciuchi».
A Monticiano c’è una minuscola frazione, Iesa, patria della tranquillità.
A Iesa c’è la casa editrice Gorée, libri da altri mondi. Gorée, come l’isola dell’Atlantico dove venivano raccolti i neri razziati in Africa, ma anche come, in Senegal, «Essere libero» e «Essere onesto».
La Gorée sorge nel 2005 dalle ceneri della Equitare. Tutto nasce, come nelle fiabe, dal classico manoscritto nel cassetto. Da diversi anni Riccardo Bassani ha in mano un romanzo scritto da Alberto Manzi, il famoso maestro conduttore di Non è mai troppo tardi. «Il romanzo chiedeva di essere pubblicato – ci dice Bassani – ma ovviamente non era possibile pensare di inserirlo nel catalogo di una casa editrice così specialistica come Equitare, né era pensabile pubblicarlo senza che fosse sostenuto da un nuovo progetto editoriale coerente».

Sotto botta. Nuove poesie.

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Sotto botta (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall’autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell’ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un’elegante busta frigo marca “Frio” (triplo strato).

di Francesca Genti

L’INIZIO DELL’AUTUNNO

Andavano i pianeti in concrezione
nel cielo basso del primo pomeriggio:
era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.

Brenda, R.I.P.

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MARRAZZO di Gianni Biondillo

Alle battute ho pensato. Appena ho saputo della tua morte, Brenda, della tua morte crudele, della tua fine meschina, ho pensato con vergogna alle mille e mille battute fatte su di te in queste settimane. Al darsi di gomito sull’autobus, agli ammiccamenti al bar, all’invasione truce delle email ironiche, alla grevità sguaiata, al sarcasmo feroce. Un personaggio farsesco, stilizzato, banalizzato, capro ideale delle nostre ansie benpensanti. Non sei mai stata una persona, Brenda, solo un pupazzo dove infilare gli aghi della nostra macumba autoassolutoria. E mi vergogno, oggi, a pensarci. Alle trivialità, ai sottintesi, alla satira becera. Disonesti. Perché la tua morte è una morte nuda. È la morte che trionfa, che fa schifo. È la morte della solitudine assoluta. Si muore soli, lo abbiamo sempre saputo, ma morire scippati pure della propria dignità è disumano. E oggi sei il centro dell’attenzione morbosa dei nostri sguardi al sicuro, nel chiuso delle nostre case climatizzate. Tu, vaso di coccio, paghi la tua sconfitta sul tuo corpo diverso. Diverso. Perché fuori dalla norma, fuori dalle regole, corpo fantastico, mostruoso, meraviglioso. Esistevi, autentica, proprio nel tuo prostituirti. Perché eri senza scampo qui, in questo tardo impero allo sfacelo, in questo regno bizantino, non potevi essere quello che volevi fuori dal ghetto dove il nostro ciglioso sguardo sessita, misogino, omofobo, transfobico, ti ha cacciata.

Il clamoroso non incominciar neppure

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venerdì 27 novembre 2009

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presso l’Archivio di Stato di Torino, Piazza Castello 209

(ingresso Piazzetta Mollino)

«Il clamoroso non incominciar neppure»


Giornata di studio in onore di Augusto Blotto

Letteratura come filosofia naturale

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porro di Marco Belpoliti

Mario Porro, Letteratura come filosofia naturale, Medusa, pp. 226

Viviamo in un’epoca segnata da una deriva conservatrice connotata dalla riduzione di ogni problema al paradigma della “semplicità”. Ovvero: semplificazione e superficialità. La cultura tutta tesa ad aprire nuovi spazi di rinascita intellettuale e politica, di cui Primo Levi e Italo Calvino, ma a suo modo anche Carlo Emilio Gadda, sono stati portatori, oggi è un fatto minoritario. Gli studi letterari languono, la critica appare in crisi, le università sfornano laureati in lettere o in scienze umanistiche di livello modestissimo, per la maggior parte alla ricerca spasmodica di un impiego, magari nel mondo della comunicazione, l’unico che tira ancora, almeno nella fantasia dei ragazzi. Il dibattito culturale sembra essersi spostato in altri terreni: perché ha successo oppure no un certo libro?

Show me the way to go home

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Show me the way to go home
I’m tired and I want to go to bed
I had a little drink about an hour ago
And it went right to my head
Where ever I may roam
On land or sea or foam
You will always hear me singing this song
Show me the way to go home

Il diritto di leggere

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di Richard Stallman

Da La strada per Tycho, una raccolta di articoli sugli antefatti della Rivoluzione Lunare, pubblicata a Città della Luna nel 2096.

Per Dan Halbert, la strada per Tycho cominciò al college, quando Lissa Lenz gli chiese in prestito il computer. Il suo le si era rotto, e non sarebbe riuscita a completare il progetto di metà anno senza trovarne un altro in prestito. E Dan era l’unico a cui avrebbe osato chiederlo.

Dan si trovò di fronte a un dilemma. Certo, doveva aiutarla, ma se le avesse prestato il computer, lei avrebbe potuto leggere i suoi libri. A parte il fatto che lasciar leggere i propri libri a qualcuno significava rischiare diversi anni di prigione, l’idea era scioccante di per sé. Come tutti, fin da piccolo aveva imparato a scuola che condividere libri era cosa cattiva, sbagliata, una cosa da pirati.

Gradazioni di Viola

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di
Viola Amarelli
viola

Occorrono ossessioni,
fobie, dolori, dèmoni
per essere scrittura
sostengono gli amici,
come se grazia e gioia
per lieto contrappasso
fossero riservate
solo agli analfabeti

Poesia belga alla Camera Verde

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Domenica 22 novembre 2009 – Roma
19.30 Presentazione del libro ANIMALI NERI (Animaux noirs)
di Pascal Leclercq
(collana Calliope)

introduzione e traduzione
di Andrea Inglese

Saranno presenti l’autore e il traduttore

Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
via Giovanni Miani 20, 20/a, 20/b
00154 Roma
cell.: 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscali.it
http://www.lacameraverde.com

La minaccia per autori ed editori

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[L’introduzione a Makers, l’ultimo romanzo di Cory Doctorow, è un’ottima spiegazione di quel che l’autore pensa dell’editoria presente e delle possibilità che offre alla persona autrice. Makers è stato pubblicato in USA Canada UK,  ed è disponibile contemporaneamente come ebook gratuito senza che questo ostacoli le edizioni a stampa. La traduzione è mia – Jan Reister]

A proposito di questo ebook – di Cory Doctorow

C’è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.

Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.

I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey (2)

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Il Tribunale brasiliano concede l’estradizione a Battisti. Prime pagine dei quotidiani di giovedì 19 novembre. Già si prepara una dibattito all’italiana: ci chiederanno se siamo pro o contro l’estradizione di Battisti, se lo vogliamo difendere o no, e intanto si restringerà ancora di più la visuale sugli anni Settanta. Battisti diventerà ancora una volta il simbolino dentro cui ficcare un decennio di studi, lotte, esperimenti collettivi. Io ripropongo, intanto, la seconda parte dell’intervista di Giovanni Arrighi, a dire ai pochi che hanno orecchie per intendere, della mia età e sopratutto più giovani, quegli anni sono tante e diverse cose. Non solo un buco nero, anche una miniera. L’itinerario umano e intellettuale di Giovanni Arrighi sta qui ad indicarlo. A I – La prima parte qui

Traduzione di Gherardo Bortolotti

[Si riportano di seguito alcuni estratti dall’ultima intervista di Arrighi, rilasciata a David Harvey e apparsa sul numero 56 (mar.-apr. 2009) della New Left Review. Ringrazio David Harvey, Beverly Silver, Kheya Bag per la disponibilità, Nicola Montagna per i pareri sulla traduzione e la Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna per le indicazione bibliografiche. Gh. B.]

[…]
Un’altra idea, alla quale hai fornito una profondità teorica molto più grande, ma che ciononostante deriva da Braudel, è la nozione che l’espansione finanziaria annunci l’autunno di un particolare sistema egemonico, e preceda lo spostamento verso una nuova egemonia. Questa sembrerebbe un’intuizione centrale in The long twentieth century(1)?

Lector House

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di
Pasquale Vitagliano

casa-barbie1

Questa casa non ha odore,
non dico il sugo, la frittura,
il calore, che sarebbe kitsch;

dico che non si sentono passi
dietro i tavoli, sulle tovaglie,
sopra i divani, fuori delle stanze.

Non posso dire la differenza, come
gli inglesi, tra casa e casa, perché
camere e cucina non siano solo mattoni,

intonaco e cellofan, ma anche terra,
ventre e fame che si sazia alla fine
della vita sui muri fino ad annerirli

e a farli puzzare delle nostre giornate.
E invece questa casa è una rimessa,
i cartoni, le scatole di cibo senza nome

al posto dei libri sugli scaffali dismessi,
le foto senza alcun luogo, i quadri senza
soggetto, la polvere che ti mangia tutto.

Mi resta il bagno, utile e integro come una cesta.

La giovinezza non è mai servita a nessuno

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riccicopertina Credo di un bestsellerista
[estratto da Come scrivere un bestseller in 57 giorni, Editori Laterza, collana Contromano, pagg. 112]

di Luca Ricci

Non ho nessuna colpa da redimere. Nessun delitto cui far seguire un castigo. Non so a che punto esattamente le nostre strade si siano divise. Si potrebbe dire, volendo usare un po’ di dolcezza, che tu hai continuato a bere e io mi sono distratto. La tua sete era pressoché inesauribile. Non riuscivi a colmare con l’alcol il tuo senso d’inadeguatezza.
Eppure Albert Camus aveva scoperto che, dal momento che ci apparteneva, quel senso d’inadeguatezza poteva essere fonte di vitalità e non solo d’angoscia. Dopo aver scritto per centoquarantanove pagine un libro nichilista, Lo straniero si concludeva alla centocinquantesima pagina con questa capitale affermazione: «Mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo». Da quando in qua l’indifferenza poteva essere dolce? Da dopo Albert Camus.

Jean-Marie Gleize a Roma

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Giovedì 19 novembre, alle ore 20:30

presso la Libreria Empirìa
(Roma, via Baccina 79)

Jean-Marie Gleize
incontra il (suo) pubblico e dialoga con:

Alessandro De Francesco, Marco Giovenale, Luigi Magno

su

IN VISTA LATERALE
[ La Camera Verde, collana felix, 2009, traduzione di Michele Zaffarano ]

Lettura di
Jean-Marie Gleize

*

Un monito alle vittime dell’emergenza omofobia

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[Pubblico un estratto della conferenza tenuta da Lorenzo Bernini il 5 novembre 2009 presso l’università di Verona, su invito del gruppo studentesco EGLBT (etero, gay, lesbo, bisex and transgender) corredato da fotografie di Lina Pallotta. – Jan Reister]

Fate l’amore non la guerra – di Lorenzo Bernini

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Non mi piacciono le fiaccolate. O meglio non mi piace il fatto che ultimamente la fiaccolata sembra essere diventata la modalità di manifestazione prediletta dal movimento lesbico gay trans. Come non mi piace lo slogan che è stato scelto per l’ultima manifestazione nazionale contro l’omofobia a Roma: cioè “uguali”. Questo perché in quanto appartenente a una minoranza oppressa, oggetto di discriminazione e di odio, non solo non mi sento uguale, ma soprattutto non aspiro a essere uguale a chi esprime posizioni omofobiche, a chi incarna quello stile di vita eterosessuale che mi esclude, e da cui dipende la mia discriminazione. Aspiro piuttosto a rivendicare la mia diversità, e a farne un punto di partenza per la trasformazione.

Mediterraneo e Oriente

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LocandinaMediterraneo&Oriente [ricevo e volentieri segnalo]
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Venerdì 20 novembre
Padiglione esterno,
Palazzo San Niccolò
via Roma 56, Siena

Mediterraneo e Oriente

ore 17.00
– Wu Ming presenta “Altai”.
ore 18.30
– Marco Rovelli presenta “Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro”
ore 21.30
– Scrittori Precari
& Vanni Santoni
nel reading/performance “Trauma Cronico”

Ingresso libero

I tortuosi sentieri del capitale / Giovanni Arrighi intervistato da David Harvey

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file_117191_165x225_scale Giovanni Arrighi, dall’inizio degli anni Sessanta fino al giorno della sua scomparsa, il 18 giugno scorso, è stato qualcuno che ha creduto, con tenacia illuministica, nella possibilità di penetrare nel fatum capitalistico. Per questo suo sforzo è considerato, a livello mondiale, uno dei massimi studiosi del capitalismo in un’ottica storico-comparativa. Avendo lasciato l’Italia per gli Stati Uniti, nel 1979, il nostro paese lo ha ricambiato prestando poco interesse alla sua opera. Non credo che questo sia mai stato per lui un dispiacere. Gli era perfettamente chiaro che gli strumenti intellettuali che aveva elaborato sarebbero stati usati da generazioni di intellettuali asiatici, africani o americani piuttosto che europei. Un bel ricordo di Arrighi da parte di Piero Pagliani qui. A. I.

Traduzione di Gherardo Bortolotti

[Presentiamo alcuni brani dall’ultima intervista di Arrighi, rilasciata a David Harvey e apparsa sul numero 56 (mar.-apr. 2009) della New Left Review. Ringrazio David Harvey, Beverly Silver, Kheya Bag per la disponibilità, Nicola Montagna per i pareri sulla traduzione e la Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna per le indicazione bibliografiche. Gh. B.]
[…]

Memoria del presente

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di Andrea Cortellessa

arbasinoSiamo qui con questo Meridiano aspettando suo Fratello. Come all’incipit celebre («Siamo qui a Fiumicino…») di Fratelli d’Italia: che del tanto atteso volume è naturalmente magna pars (e fosse riportata – come degli altri libri – l’ultima versione, i Fratelli «quarti e supremi» di trent’anni dopo, ci sarebbe voluto un Meridiano tutto per loro…). È quindi tempo di farci i conti, con Arbasino: proprio come l’opus magnum prometteva di «fare infine i conti col proprio paese, mimando le contraddizioni più deliranti della realtà italiana attuale con “estremi rimedi” percettivi e linguistici». Nasceva così l’attitudine «antropologica» di Arbasino, che gli ispirerà (maiuscoli) libri a venire come In questo stato e Un paese senza, per non parlare degli scintillanti scritti di viaggio e di memoria (primo fra tutti, per oltranza, Marescialle e libertini).