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Estratti : Giovanni Nuscis

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lotto

da: La parola data
di
Giovanni Nuscis

Cade in una nicchia
e tace. Dalla parete
vitrea d’una nursery
se non tu, altri
lo attendono nuovo
lo sconosciuto che
dopo un poco
a qualcuno somiglia.

*

Rivoluzioni tra la
calma e il
sopore di
anni senza
tracciati né aiuole.
Potresti adesso dire tuoni
o voci senza trasalire.
Nuotare in un bicchiere
giurando il mondo
d’averlo visto tutto.

DIMISSIONI MINISTRO CARFAGNA

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di Franco Buffoni

Una studentessa di 26 anni è stata aggredita settimana scorsa in piazza Bellini, nel centro storico di Napoli, da un gruppo di giovani dal capo rasato. La ragazza era stata l’unica a intervenire in difesa di alcuni omosessuali che erano stati malmenati dallo stesso gruppo di delinquenti. Nell’indifferenza generale delle numerose altre persone presenti, la ragazza è stata presa a calci e botte e ora rischia anche di perdere un occhio.

La situazione di Napoli non è nuova. Quanto è accaduto non è un fatto isolato. Le aggressioni ai danni di persone omosessuali e transessuali stanno aumentando dovunque in Italia: un’intera comunità viene lasciata sola in balia di veri e propri raid squadristi di stampo omofobico, complici l’assenza e l’ignavia istituzionali.

Un esempio chiaro e incontrovertibile di questa volontaria assenza dello Stato di diritto è il comportamento del ministro Carfagna, che ha praticamente tolto ogni riferimento alle persone omosessuali e ai transessuali dal sito delle Pari opportunità.

Si richiedono le dimissioni del ministro Carfagna per palese e volontaria omissione di atti d’ufficio.

E Tic e Tac di una Persona per bene

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Conosco Andrea Pedrazzini da almeno una quindicina d’anni. C’è un suo disegno che mi porto dietro ad ogni trasloco e che mi fu dato nel ’95, grazie alla regola secondo cui i redattori di Baldus ricevevano l’originale che aveva illustrato l’articolo. Da allora abbiamo incrociato penne e matite fino alla più recente collaborazione per Sud le cui copertine sono affidate all’estro dell’artista. Qualche mese fa su Facebook cominciai una micro serie di aforismi incentrati su un personaggio, la persona perbene ( con distacco ) che giravano in rete un po’ come messaggi nelle bottiglie, forse più semplicemente come bottigliette leggermente alcoliche, lievemente amare, sul tipo di quelle che si trovano dietro alle casse delle stazioni di servizio. Così il generoso Pedrazzini ha deciso di farne delle etichette (petites éthiques poeTic) che vi propongo. Ne faremo un gran (piccolo ) libro. Forse.
effeffe

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march 18 @ 3.34pm
effeffe immagina una persona per bene fare sesso. Lui o lei aveva confuso preliminari con eliminatorie. Concorso di colpa.

Entuziazm – Simfonija Donbassa

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di Rinaldo Censi

Un po’ di storia, per cominciare. Jay Leyda, autore di una cruciale Storia del cinema russo e sovietico, riporta questo ricordo del cineasta inglese Thorold Dickinson, presente il 15 novembre del 1931 alla proiezione londinese di Entuziazm (Simfonija Donbassa) di Dziga Vertov, suo primo film sonoro: «Quando Vertov si recò alla presentazione del suo primo film sonoro, Entusiasmo, alla Film Society di Londra il 15 novembre 1931, insistette per controllare la proiezione del sonoro. Durante la prova lo tenne a un livello normale, ma allo spettacolo, avendo vicino il direttore del suono del cinema Tivoli e un funzionario della Società, alzò il volume a vertici che toccavano la soglia del dolore. Pregato di desistere, rifiutò e finì la serata combattendo per il possesso dello strumento di controllo, mentre l’edificio sembrava tremare per il diluvio di rumori provenienti dallo schermo». (Leyda, pp. 427-28)

Terremoto

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di Elena Rapisardi
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«Qualche volta una specie di gloria illumina lo spirito
di un uomo. Succede quasi a tutti. Lo si può sentir
venire su o prepararsi come il detonatore che sta per
dare fuoco alla dinamite. È un sentimento nello
stomaco, un piacere dei nervi, degli avambracci. La
pelle gusta lʼaria e ogni respiro profondo è dolce.
I suoi inizi danno il piacere di un bello sbadiglio aperto;
balena nel cervello e tutto il mondo se ne accende
davanti agli occhi. […] E io credo che lʼimportanza di
un uomo nel mondo possa essere misurata dalla
qualità e dal numero delle sue glorie. È qualcosa di
solitario ma ci mette in rapporto con il mondo.
È madre di ogni creatività, e separa ogni uomo dagli altri»
[John Steinbeck, la Valle dell’Eden]

Quando, dopo il terremoto del 6 aprile, decisi di partire per prestare servizio come volontaria di protezione civile, non sapevo a cosa sarei andata incontro, sapevo però perché avevo deciso di partire. E già questo non è poco, visto che spesso capita di decidere di compiere azioni senza una vera ragione.
Partivo perché banalmente ero colpita da questa tragedia umana, perché volevo rendermi utile anche pulendo cessi e zappando.

Incontro con la poesia

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domenica 28 giugno ore 18:30
ai giardini di Castel Sant’Angelo

Introduce
Fabrizio Fantoni

Letture dei poeti
Carlo Bordini, Franco Buffoni,
Bianca Maria Frabotta, Francesca Merloni,
Elio Pecora, Luigia Sorrentino,
Valentino Zeichen

Musiche composte
ed eseguite dal vivo
da
Marco Colonna

In chiusura
Transiti
Concerto di poesia sonorizzata

di
Zingonia Zingone e Pierluigi Virelli

 

Diktiriovskaja

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di Giovanni Catelli

Dimmi, forse tu sai, ancora, i numeri degli anni, tutta la catena infaticabile dei giorni, che hai ceduto all’avvenire, o alla memoria, senza serbare per te che il puro istante, l’attimo, di gesti che segreti andranno col silenzio, con ogni tuo furtivo allontanarti nel domani :

So Long, Jacko

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di Michele Monina

Ho cominciato a scrivere professionalmente di musica proprio con Michael Jackson. Era il 2000, e la rivista Tutto Musica mi affidò la recensione di Invincible. Armato dell’arroganza di chi è ancora giovane, e pensa che tutto sia consentito, fui spietato. Dissi che con quel cd ci si sarebbe dovuto fare un poggia bicchiere, che lo si sarebbe dovuto legare allo specchietto della macchina, per fregare gli autovelox. Tutto fuorché ascoltarlo. In realtà, quello che poteva sembrare un gesto denigratorio era il mio ultimo atto d’amore verso un artista e un uomo che, lo sapevo bene già allora, lo so benissimo adesso che sono più vecchio e saggio, ha fatto per il pop più di chiunque altro nel quarto di secolo che ci ha traghettato nel nuovo millennio.

L’augusto servo dell’imperatore

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Leggendo un articolo di Repubblica di 15 anni fa scopro il pensiero illuminato di Augusto Minzolini, giornalista e attuale direttore del TG1, colui che è snobisticamente schifiltito e contrariato all’idea di dare nel suo TG notizie “di gossip” sulla vita privata del suo Presidente del Consiglio.
Vi riporto qui la parte finale dell’intervista fatta all’epoca al giovine Minzolini:

Locandine d’Artista + Stéphane Bouquet + Florinda Fusco alla Camera Verde

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RomaVenerdì 26 giugno, dalle ore 20:30

presso il centro culturale La camera verde
(via G. Miani 20)

Locandine d’artista

immagini e/o testi di

Andrea Inglese, Francesco Forlani, Florinda Fusco, Michele Zaffarano, Renata Morresi, Marco Giovenale, Jennifer Scappettone,
Zeno Tentella, Alfredo Anzellini, Antonio Semerano, Giuliano Mesa, Manuela Sica, Giacomo Leopardi, Pierre Martin, Giuliana Laportella

inoltre:

presentazione del libro

Dizionario di quest’uomo – Dictionnaire de cet homme

di Stéphane Bouquet

(La camera verde, collana Calliope)
introduzione e traduzione italiana di Andrea Inglese

+

segnalazione dell’uscita (e breve lettura) del nuovo libro di
Florinda Fusco, Tre opere

(Oèdipus, collana “i megamicri”)

* * *

La camera verde è in Via Giovanni Miani 20 – 00154 Roma (quartiere Ostiense)
tel. 3405263877, e-mail: lacameraverde@tiscali.it
pagina (under construction): http://www.lacameraverde.com/

GranTorino: Giorgio Vasta

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proseguono le interviste fatte per Booksweb

qui l’originale:

Per Neda

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Ho dovuto prenderla

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di Anna Tellini

Ho dovuto prenderla, con quel boccio volenteroso dopo 54 giorni: senz’acqua. Questa volta ero persino più forte del terremoto e potevo salvarla, lei piantina sempre un po’ stenta, che presto avevo imparato più che altro a tollerare, visto che ormai c’era.

Una luce diversa

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di Antonio Sparzani
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La mattina romana è ancora giovane quando attraverso Campo dei Fiori in cerca di un caffè accogliente e tranquillo abbastanza da poter raccogliere le chiacchiere con l’amico appena conosciuto di viso e di figura ma già noto per quel che ha scritto e prodotto nelle sue ricerche matematico–letterarie e per questo subito avvertito così vicino al mio modo di avvicinare i contenuti che la professione e il gusto mi invitano a scavare; ci sediamo intorno a un tavolino all’ombra severa ma radiosa del Nolano, quel frate così bizzoso e intraprendente da aver sfidato il potere quello vero, quello che non perdona, no, non perdona se non ti prostri ai suoi piedi rimangiandoti la lingua amaramente.

ALFRED JARRY, I PEDONI INVESTITORI

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di Alfred Jarry

I PEDONI INVESTITORI (pp. 37-38)

L’opinione pubblica si è commossa in occasione della corsa automobilistica Parigi-Berlino39, per l’incidente che segue: in una delle città neutralizzate, un bambino di dieci anni ha inteso attraversare la strada al sopraggiungere di un veicolo che procedeva alla velocità piuttosto moderata di dodici chilometri all’ora, rimanendo ucciso sul colpo.
Si tratta, a nostro avviso, di una cosa eccellente, per le ragioni che ora esporremo. I turisti in bicicletta o in biciclo, nell’anno 1888 o 1889, erano insultati in lingua abbaiata, morsi e incitati alla caduta, finché i cani, come oggi possiamo constatare, non presero l’abitudine di scansarsi, come al passaggio di una vettura, così anche di fronte al nuovo apparecchio locomotore. Completata l’educazione canina, i frustini e gli altri strumenti destinati in quei tempi remoti alla difesa del ciclista hanno potuto aggiungersi agli smonta-pneumatici dell’età della pietra.

Halt! ego – per una ontologia dell’esilio

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Per una ontologia dell’esilio
di
Vera Linhartová
traduzione di Francesco Forlani e Paolo Trama
(pubblicato su Sud n°O)

Per venticinque anni, finché la questione sembrava d’attualità, mi sono sempre astenuta dall’affrontare l’argomento dell’ « esilio ». Non soltanto mi pareva secondario rispetto alla mia situazione, ma per di più ero da sempre convinta che si trattasse di una nozione inadeguata e superata. La mia convinzione è del resto immutata. Se, nonostante tutto, ho accettato di riflettere oggi sulla questione, è innanzitutto perché presumo che, nella sfera del pensiero umano, non ci siano argomenti proibiti; ma, sopra ogni altra cosa, perché considero che una messa a fuoco del tema potrebbe ritornare utile. A mio avviso si sviluppano interpretazioni del termine troppo spesso facendosi prendere dal sentimento o dalla passione, rinunciando invece ad analizzarlo in modo critico.
Diciamo, tanto per cominciare, che la nozione d’esilio non ha senso che in certe società sedentarie, visto che non avrebbe alcuna ragione d’essere presso i nomadi. Ed anche se, ai nostri giorni, la maggior parte delle nostre società appartiene alla prima categoria, all’interno di queste stesse società, accanto alle persone che restano attaccate tutta la loro vita ad un solo ed unico luogo, non riuscendo nemmeno a concepire che ce ne potrebbe essere uno diverso, esistono altri individui che preferiscono lasciare la relativa sicurezza di un luogo immutabile per percorrere il mondo o più semplicemente per trasportare i loro penati altrove.

Biondo ferro

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di Franz Krauspenhaar
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Alici, e spaghetti con le vongole, veraci. Soleado al cartoccio, mele d’ordinanza, scampate al diluvio universale. Il suo culo è una mela originaria. Filetti scoscesi di roccia, sorpassata da una spider, nel cucciolo cuore cremoso del pomeriggio addormentato. Mineralwasser. Un timballo di speranza di essere amati, una lasagna al forno nel caldo della passione sfrenata. L’accensione libidinosa delle trofie al pesto,

Qui non lo lascio

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di Maurizio Braucci

“Qui non lo lascio. No!” ha detto Mirela, la moglie di Petru Birladeandu, il suonatore ambulante rumeno, ucciso dai killer della camorra il 26 maggio scorso, vittima innocente durante un’azione di rappresaglia criminale nel pieno centro di Napoli. Una settimana fa, Mirela è fuggita in Romania con i due figli e ha disposto che le spoglie del suo caro siano rimpatriate al più presto, lamentando così il duplice oltraggio subìto: l’assurdo ferimento di Petru durante la sparatoria e la sua agonia davanti ai tornelli di un’affollata stazione ferroviaria dove si era rifugiato malgrado fosse stato raggiunto da due proiettili. E’ rimasto a terra per quasi mezz’ora Petru, senza che i treni nemmeno fermassero le loro corse, mentre le immagini del sistema di videosorveglianza riprendevano la gente che fuggiva via da Mirela che urlava disperata, cercando un aiuto che nessuno le ha dato fino all’arrivo dell’ambulanza da un ospedale, il vecchio Pellegrini, distante appena 20 metri.

Come muore ognuno di noi

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di Evelina Santangelo

Maurizio Braucci ne parla qui. e qui hj

Napoli, Montesanto, 26 maggio 2009, ore 19.
Un uomo con una fisarmonica in spalla, accanto a lui una ragazza. Camminano verso la stazione Cumana di Montesanto.
Un corteo di 4 centauri sfilano contromano davanti alla telecamera della video sorveglianza all’esterno di quella stessa stazione. Non c’è l’audio, ma si capisce che i motori rombano nel traffico cittadino dell’ora di punta.
Nella controluce, s’intravedono l’uomo e la ragazza correre verso le porte d’ingresso.
L’uomo avanza piegato, arranca fino ai tornelli della stazione, cerca di appoggiarsi all’obliteratrice. Non c’è l’audio, ma si capisce, si vede che la ragazza sta chiedendo aiuto alla folla accalcata in uscita e in entrata lì, a un passo da lei e da quell’uomo, che deve essere il suo compagno o suo marito.
L’uomo è piegato su se stesso. Si stringe la mano al ventre o al petto. È ferito. Si capisce anche dal video che è ferito. La ragazza prova a sorreggerlo. L’uomo scivola piano, si accascia vicino ai tornelli.

GranTorino: Andrea Bajani

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All’ultima Fiera del Libro ho fatto per Booksweb (ne ho parlato qui della bella iniziativa di Alessandra Casella) alcune interviste a scrittori, amici e amici-scrittori. Tutto improvvisato, all’impronta, poco più di una chiacchiera da bar. A rivederle, però, mi paiono aggraziate, quindi ve le ripropongo a mo’ di nuova rubrica (GranTorino, appunto) dove gli scrittori non scrivono, ma parlano. G.B.

L’originale sta qui: