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Art. 67 Il bambino comunista dandy: alimentare what’s on?

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articolo dedicato al PCD (poeta comunista dandy) Andrea Inglese che compie gli anni. E al 1967, la belle époque.
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Quando il bambino comunista dandy ha fame sono cazzi. Per evitare assalti frontali alla tranquillità domestica è opportuno che l’entourage rispetti una dopo l’altra le regole che seguiranno, con una coscienza assoluta del rischio in cui si incorre nel caso in cui non fossero rispettate, come quello di ritrovarsi un adulto in casa o peggio ancora un bimbo democristiano.

Il bambino comunista dandy e gli omogeneizzati
Essendo di natura anticonformista e panico, il bcd messo di fronte a una simile poltiglia reagirà con una contaminazione, pollockiana, via sputo, della carta da parati appena sistemata, manifestando una predilezione per quella liberty del salone ma senza trascurare quella finto social democratica, apposta in cucina a fasce regolari. A nulla servirà riprodurre allora fantasiosi aeroplanini wroom wroom con volo in picchiata del cucchiaio né tanto meno l’odiatissimo seppur gettonato elicottero. Accade infatti inspiegabilmente che parta la musica di Apocalypse Now, e in quella nuova, tutta moderna cavalcata delle valchirie il bambino comunista dandy cominci dapprima con rigurgito e poi con eccessi di vomito a bombardare velivolo e mano del pilota con la stessa perizia di un’antiaerea israeliana.

Premio Stephen Dedalus 2009

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[La classifica pordenonelegge-Dedalus di luglio si può leggere qui]

Cinquine dei finalisti al Premio Dedalus 2009:

NARRATIVA

Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori 2009
Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, Diabasis 2009
Francesco Piccolo, La separazione del maschio, Einaudi 2008
Laura Pugno, Sirene, Einaudi 2007
Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Minimum Fax 2008

La caduta

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di
Roberto Bugliani

Da domenica 28 giugno in Honduras è in corso un colpo di stato nella sua forma classica, che sembra tratta pari pari da un manuale della CIA degli anni Sessanta, con tanto di gorilla dell’esercito, stato d’assedio, sospensione delle garanzie costituzionali, dura repressione delle manifestazioni di protesta, arresto dei dirigenti sindacali e dei movimenti indigeni, sociali e popolari del paese, e che ha destituito il legittimo presidente Manuel Zelaya, un impresario cinquantaseienne del Partito Liberale eletto nel 2006, il cui mandato avrebbe dovuto scadere nel gennaio 2010. Zelaya aveva iniziato a governare il paese attuando una politica di centro-destra, ma negli ultimi anni aveva virato verso posizioni di centro-sinistra mal tollerate dall’élite oligarchica honduregna oltreché dagli ultimi governi zelantemente neoliberisti del subcontinente.

Vale la pena ricordare che Mel, come lo chiamano i suoi sostenitori, è stato uno dei promotori più attivi per la riammissione, avvenuta all’inizio di giugno, di Cuba nella OSA (Organizzazione degli stati americani, o OEA in spagnolo), da cui era stata esclusa nel 1962 per una risoluzione imposta degli Stati Uniti, e che, alla presenza della silenziosa Hillary Clinton durante il vertice tenuto nella città honduregna di San Pedro Sula, aveva concluso il suo discorso con le seguenti parole: “io dico al comandante Fidel Castro: oggi lei è stato assolto dalla storia”.

Pari e patta

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di Chiara Valerio

Everybody must have a fantasy
A. Warhol

Le persone si spaventano, tremano e qualche volta piangono. Io no. Il motorino mi ha salvato. Da quando ce l’ho, se mi innervosisco o mi innamoro, mi basta accelerare. Non devo nemmeno cambiare le marce. Basta un poco di equilibrio. E capire che in movimento spostare il corpo significa spostare il mezzo, cosa che da fermi sarebbe impossibile. È come essere un centauro, ma i centauri non mi piacciono, sono ambigui.

E poi avere la testa di un uomo e l’aggeggio di un cavallo è una fortuna troppo sfacciata.

E poi se sei un centauro stare fermi o in movimento non cambia nulla.
E poi ancora a scuola Mitologia si studia in seconda e io ormai sto in terza.Se avessi avuto un cavallo di legno, forse sarei stato furbo.

Inediti Campi

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Picasso Revisited Nu assis s’essuyant le pied. 1921

La torta e il piede grosso
di
Enzo Campi

Stavo rientrando a casa. Era molto tardi. Avevo appena superato la Rue Cardinale quando incontrai quella che a prima vista sembrava una prostituta. Non so perché ma cominciai a seguirla sistemandomi appena dietro di lei.
La donna parlava a voce alta come se volesse farsi sentire:

Il mercato centrale alle cinque del mattino pullula di giovani scaricatori che esibiscono i loro corpi villosi. Una puttana come me sa che questa è l’ora più adatta per racimolare qualche franco con prestazioni veloci. Tra le casse di pesce fresco appena arrivato dall’Atlantico e i cesti di frutta delle campagne della Charente è tutto un susseguirsi di ansimi, grida e risate. Con quello che guadagno tra le cinque e le sette del mattino potrei anche smettere di battere la sera sotto i lampioni del Boulevard du Palais nell’Île de la cité, ma Mignon se ne avrebbe a male. Sarebbe capace di picchiarmi e, ancor peggio, non verrebbe più a letto con me”.

Si infilò le mani in tasca e tirò fuori del denaro. Poi cominciò a contarlo separando le banconote dalle monete e riprese a parlare:

Dunque, vediamo un po’, stamane ho incassato otto franchi in più di ieri. Voglio proprio vedere se Mimosa e Castagnette hanno incassato più di me. Mignon sarà contento”.

GranTorino: Michele Monina

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qui l’originale:

La caverna

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di Andrea Cirolla

L’unico modo per uscirne è scrivere. Usare parole come colpi di piccone, e come piccone la lingua. Lavorare, giorno dopo giorno, di piccone e pala. La pala è per pulire il pavimento, per togliere i detriti, le parole sbagliate, le pagine malriuscite. E non è detto che il lavoro più semplice sia colpire. Potrei picchiare contro la parete per una notte intera e pensarlo all’alba un gran lavoro, poi dover pulire e pulire ancora per tutta la settimana successiva. Poi pensare, anzi magari averne la consapevolezza, che la mia camera sia sporca più di un sottoscala senza luce e senza finestre, e non si potrà mai pulire abbastanza. Allora perderei altre settimane, e i mesi successivi solo a pulire, ancora, a cercare ogni briciola, a buttare via pagine e pagine di vocabolari.

Berlusconi e il piatto tutto pieno

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[Questo testo inedito apparirà nel prossimo Almanacco Guanda, a cura di Ranieri Polese, dedicato alla satira, in uscita a fine settembre. Marco Belpoliti ce ne fa grazioso dono, e noi ringraziamo. G.B.]

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di Marco Belpoliti

La satira involontaria esiste? Difficile rispondere, dal momento che ci sono testi scritti, o visivi, che ad alcuni parlano in modo eloquente, mentre ad altri appaiono muti, e quasi nessuno ne vede l’effetto involontario. La domanda viene spontanea guardando la recente copertina di Chi, il settimanale diretto da Alfredo Signorini, esteta e filosofo del bon ton berlusconiano, apparso in edicola il 1° luglio 2009.

PhenomeNoilogy ( Act I )

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Primo di alcuni brevi essais philosophiques, per una fenomenologia del Noi, che dedico al mio amico Faber Centofanti

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di
Francesco Forlani

La mano è sospesa a mezz’aria. Le due dita, indice e medio incollate come se stringessero una sigaretta. Il movimento in profondità quasi a toccare me poi se stesso.

E la parola Noi, a coronamento del tutto. Proferita con sicumera, proclamata, annunciata dal tuo interlocutore. A chi? A te, naturalmente ma soprattutto a tutti gli altri. A Voi, per esempio. E già. Perché ogni volta che si pronuncia la parola fatidica, Noi, da qualche parte del mondo ne spunta un’altra, quasi simile, Voi. Simile ma con qualcosa in meno, certo, e a testimoniare quella diminutio c’è la stanghetta in meno, come se la N avesse perso un suo piede – una gamba, pare una gamba – e diventa V. Del resto la parola Noi appare ad un occhio attento come un No! dalla vocale esclamativa e a testa in giù. Infatti si dice, Noi, non Voi! E così tutte le volte che sento dire Voi da qualcuno è come se nelle sue parole scorgessi un’antica colpa, la responsabilità di quel Voi intanto trasformato in Noi autore di un’amputazione, di una sottrazione e alla stregua di un chirurgo che avesse fallito un’operazione chiamo un collega, un avvocato cercando di capire. Ogni dialogo possibile – ancora possibile?- tra Io e Tu diventa immediatamente una guerra, quando i contendenti si chiamano Noi e Voi, per una separazione delle acque in cui annega ogni idea di complessità. Destra vs sinistra, sopra vs sotto, uomo vs donna, ricco vs povero, giovane vs vecchio, Nord vs Sud astratti e pacifici, diventano d’un colpo guerrieri e fascisti. Perché Noi del Nord, ( Voi del Sud ), Noi di sinistra ( Voi di destra ), Noi poveri ( Voi ricchi ), con la conseguenza che chi era a Sud scivola ancora più a Sud, i poveri diventano sempre più poveri. Da che parte stare allora? Su quale carro da Key pride montare e muovere il culo, aprire le porte giuste?

La mano è sospesa a mezz’aria. Una delle due dita, l’indice, si stacca dall’altro per raggiungere il resto della mano. Così mi viene da dire, con il dito medio a un palmo dal suo naso, e lo dico: uno. Sono arrivato uno. Come quel ciclista…

Amore à crédit

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Il sonno condiviso
di
Pasquale Vitagliano

E pensare che ci siamo spartiti il sonno
sopra un plaid a scacchi,
senza che l’arrocco riuscisse a salvarmi.
Lasciami andare come vai tu, in tutte le direzioni.

Quante volte me lo sono detto,
come un rubinetto che perde acqua;
Quante volte ho cercato di risparmiarmi,
mentre invece conto i centesimi della mia insistenza.

E tu, comunque, sei ancora qui,
mentre io mi trovo via, dall’altra parte
della strada; a specchiarmi dietro le vetrine
ed a guardami in tasca, se ho ancora da vivere.

Qualche cosa avanza sempre alla fine della spesa

“Tecniche di basso livello” – Gherardo Bortolotti

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Mercoledì 8 luglio 2009, alle ore 19:30

presso la

Libreria Empiria (via Baccina 79, Roma)

presentazione del libro

Tecniche di basso livello

di Gherardo Bortolotti

Lavieri, 2009

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Sarà presente l’autore, che leggerà alcuni brani.

Introduce l’incontro Marco Giovenale

Buone nuove dal fronte occidentale!

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a cura di Monsieur effeffe und Doktor Sparz

Tetti di vetro

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di Antonio Sparzani
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Vorrei tanto condividere con voi questa esperienza dei tetti, cioè farveli proprio vedere da qua – con vicino il tè scuro che fuma nel bicchiere di vetro – perché dopo un po’ che li guardo, vedo anche il brulichio di persone che si muovono sotto di essi. Vedo con intenso piacere il colore bruno-rossastro del tè e questo perché insisto a berlo nel bicchiere di vetro, quello col filtro pure di vetro, che si toglie dopo i regolamentari minuti, tre o quattro per questo pu-erh, e così penso i tetti anche di vetro e vedo tutti quelli che si agitano là sotto. Beh, non tutti si agitano, certo, c’è quel signore in poltrona che legge il suo romanzo preferito, sarà un noir del Biondillo, mi fantastico io, ma poi gli guardo i capelli così a postino e mi rassegno, quello al massimo legge Faletti, mentre la moglie, sull’altra poltrona, chignon e scialle di seta violetto, legge la Sveva Modignani, Sperling & Kupfer a go-go. Mi piacerebbe in ogni caso fargli segno da lontano e chiedergli cosa ne pensa, ma poi mi dico che non vorrà essere disturbato in uno dei suoi momenti di relax.

La ragazza del balcone qua di fronte la vedo bene anche nei momenti normali, quando il tetto non sembra di vetro,

Padroni Delle Libertà

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di Leonardo Palmisano

Un giorno, tra cento anni, gli esseri umani che godranno di una Terra meravigliosa e che vivranno esistenze felici e spensierate, ricorderanno Silvio Berlusconi come colui che per primo mostrò al mondo, a cavallo tra due millenni, tutta la verità sulla natura della dottrina politica economica e sociale uscita vincitrice dai conflitti grotteschi e sanguinosi del ventesimo secolo: il liberismo.
“Egli”, diranno, “incarnò alla perfezione l’idea che, in totale assenza di avversari, l’arroganza del vincitore non potesse continuare a essere giudicata come l’espressione di un imminente tentativo di aggressione ai contendenti, ma meritasse di essere considerata e percepita  per quello che era: il mezzo migliore per far capire a tutti che nessuna contesa sarebbe più stata possibile”.

Da Cantone in poi… [Libri sulla riviera di Ulisse]

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Libri sulla cresta del’onda – XIV edizione

Piero Grasso e Raffaele Cantone
Giovedì 9 luglio 2009 – ore 21.15
Formia – Centro CONI, via Appia L. Napoli 7

Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto
Martedì 14 luglio 2009 – ore 21.15
Gaeta – Via Annunziata, Quartiere Medioevale

Roberto Vecchioni
Martedì 21 luglio 2009 – ore 21.15
Gaeta – Via Annunziata, Quartiere Medioevale

Piergiorgio Odifreddi
Venerdì 24 luglio 2009 – ore 21.15
Formia – Centro CONI, via Appia L. Napoli 7

A Gamba tesissima e cattiva: Agit Pop!

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(agitateurs pour café.)

di
Francesco Forlani

Non ho il televisore e dunque da dieci anni e passa non guardo la televisione. Se per questo non ho nemmeno il gatto. Per la vita che faccio, “sans domicile fixe” non è ragionevole averne. Così quando sono a casa della mia compagna, che il televisore lo ha, di tanto in tanto la guardiamo, ed ecco che scopro cose straordinarie e mirabili, a partire dalle facce modellate dal tempo che popolavano parte del mio immaginario prima di spegnere l’apparecchio Pop per eccellenza. Ma poi si tratta veramente di un mezzo Pop? Secondo alcuni dei miei Maîtres à penser, che non sono i metri dell’attuale finta pornografia intellettuale a cui siamo sottoposti, se vado a rileggermi in particolare Christopher Lasch, piuttosto che di cultura popolare pare che si tratti in realtà di cultura di massa .

NEL CUORE DEVASTATO DEL PAESE.

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di Franz Krauspenhaar
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Finché, alle 10.25, il boato. Più di quello.. Una deflagrazione che mi fece pensare al tonfo sconvolto di un aereo contro il suolo della città, come una freccia scoccata da diecimila metri e lanciata contro la città da un gigante nemico, il gigante di una fiaba nera. Saltai giù dal letto della camera degli ospiti del mio amico e corsi nel corridoio che era diventato della paura. “Cosa è successo?” gridai. Mi venne incontro Boratti, col la camicia sahariana tutta aperta sul petto, i capelli arruffati e il viso bianco. “Non lo so Fabione, sembra uno scoppio…”.
Uscimmo velocemente, quasi nel panico. Boratti disse a Lucia di rimanere dentro, ma la ragazza – non avrà avuto che vent’anni al massimo – volle uscire con noi a tutti costi.

GranTorino: Marco Belpoliti

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qui l’originale:

Un lontano saluto

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di Domenico Pinto

Dresda come appare prima che sia distrutta, nel fotogramma aereo da ovest, è un radiante traversato dai ponti Augustus, Albert e Carola; l’esse dell’Elba la taglia, quasi scaturita dalla mente di un geometra taoista. A quell’altezza il braille dell’abitato, in legno dolce, era ancora fittissimo.

Le nostre vene

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di Simona Baldanzi

“Rinnoviamo la più ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio ‘luccicante’ dell’ alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza”. Mi fermo su queste parole, le dichiarazioni dei ferrovieri, di chi ci lavora, di chi le cose le vede, sa come funzionano e quando non funzionano molto di più di ogni manager che sta in ufficio e guadagna centinaia di migliaia di euro. Ognuna di queste parole la sostengo in pieno non senza una sensazione di sconforto. Perchè appena sveglia stamani e ho saputo di quanto successo a Viareggio, dopo un lampo di smarrimento e di orrore, il pensiero è andato agli altri deragliamenti a Prato dei giorni scorsi, un campanello di allarme non ascoltato e poi subito a Dante De Angelis, il macchinista, delegato RLS che denuncia da anni l’insicurezza dei nostri treni, che invece di essere seriamente ascoltato è stato licenziato diventando un caso di lotta fra i lavoratori, non solo delle ferrovie.