di Franco Buffoni
Macchine per la misurazione del tempo e dello spazio, per i trasporti e le comunicazioni; macchine idrauliche, militari, chirurgiche. Macchine musicali. Roma non ha riempito l’impero solo di ponti, acquedotti e archi a sesto acuto, inventando piattaforme girevoli e piattabande armate, macchine da guerra e d’assedio, carrucole e gru.
Roma inventa le stazioni ricetrasmittenti sub specie di torrette d’avvistamento sulle quali piccoli fuochi vengono accesi, a destra a sinistra al centro o sul tetto. Chi trasmette e chi riceve possiede una tavoletta con le lettere dell’alfabeto suddivise in quattro colonnine. Il fuoco si accende e si spegne seguendo una numerazione corrispondente alle caselle della tavoletta.
Il concetto di utilitas come visione del mondo. La Colonna Traiana come propaganda della conquista, ma anche del lavoro e dell’organizzazione tecnologica: energia umana e animale, energia idraulica e eolica. La Forma Urbis come piano regolatore, la pianta marmorea della città.
Il calendario e la misurazione del tempo come tecnica di governo della società. Col territorio centuriato, misurato, ordinato e accatastato. E grazie all’aratro a rotelle, Roma si inventa anche la Pianura Padana: consacrandone nei secoli la fortuna agricola attraverso l’uso della ricchezza idrica.




Di seguito il terzo intervento della rassegna Sguardi a perdita d’occhio. I poeti leggono il cinema. L’introduzione e gli altri interventi si posso leggere 










