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Milano non mi ama

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di Franz Krauspenhaar 

Esco di schiena. Mentre papà lo penso penso anche a te, ferita. Vagavi qui ed era già estate, al glicine perso, perduto, sverso. In Milano la città terribile, tra fuochi d’asfalto, prensile. Finivi alla fermata, aspettavi, salivi. Ora è passato un anno e sono qui a giocare col tormento – non esserti e però esserti in qualche modo di più.

Il commercio

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dscf0796.JPG di Andrea Inglese

« Non ne posso più. Datemi il mio resto. »
Non li guardavo in faccia. Non mi guardavano in faccia. Per un lungo istante nessuno aveva una faccia.

La storia durava ormai da diversi anni. Era iniziata in modo confuso e rapido, come quando nell’agguato le ombre immobili si staccano dai muri e si fanno veloci ed ostili. Ma non c’era stato nessun vero agguato. Io mi ero mosso per primo. Nessun agguato. Anzi, si erano inizialmente spaventati, rompendo il loro cerchio, ognuno concentrato di colpo sulla possibile via di fuga, poi speranzosi mi si assieparono intorno, da bravi cialtroni. E cominciarono a prendere tempo. Anch’io d’altra parte presi il tempo: il loro. Era un gioco d’astuzia: prendersi tempo a vicenda, magari calcolando che a qualcuno non sarebbe, ad un certo punto, più bastato. Ma chi di loro poteva avere l’audacia, per compiere un tale calcolo? Non erano zotici, e in fondo neppure cialtroni. Questo no. Ma erano abbastanza pericolosi. E mai mi guardavano in faccia. Ed io neppure, per dispetto. E in quella penombra di torsi, di mani e braccia agitate, di piedi strisciati nella polvere, avanzavamo e indietreggiavamo, come un’onda.

Venezuela: chi manovra l'”opposizione studentesca democratica”? Ovvero, un autosputtanamento che rimarrà storico

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[Le riviste online non sono isole, ma luoghi di passaggio, e magari di affratellamento. Perciò riproduco questo scritto pubblicato da Valerio Evangelisti su Carmilla, parte essenziale di un discorso che si snoda “in rete”: conviene tornare ad approfondire una questione a mio parere decisiva, impostata, su NI, da un recente post di Francesco Forlani. m.r.]

di Valerio Evangelisti

Ricapitoliamo i fatti, già esposti in dettaglio qui e qui. Il 31 maggio scade la concessione dello Stato venezuelano al canale televisivo RCTV. Il governo del Venezuela decide di non rinnovarla, e di cedere le frequenze a una nuova tv non commerciale (“di strada” o “di quartiere”, la definiremmo in Italia).
Immediatamente, i corifei del neoliberalismo iniziano a starnazzare come galline. Si accusa il governo venezuelano, e in particolare il suo presidente Hugo Chávez, di avere chiuso un canale televisivo vicino all’opposizione, per motivi solo politici. Sarebbe la conferma che in Venezuela regna una dittatura.
Certo che i motivi erano politici. Nel corso del tentato colpo di Stato del 2002 RCTV aveva apertamente appoggiato i golpisti, ospitato nei propri studi loro riunioni, mandato propri tecnici a chiudere il canale 8, allora l’unica fonte di comunicazione televisiva in mano al governo.

Gentilissimo Vittorio Sgarbi

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di Gianni Biondillo

Gentilissimo Vittorio Sgarbi,
le parlo non come scrittore ma come cittadino, come un milanese che scrive all’assessore alla Cultura della sua città. Quello che siamo, in fondo.
Certe volte avere ragione, certe volte poter dire “lo sapevo, ve l’avevo detto io”, certe volte fregiarsi di una lungimiranza da Cassandra di quart’ordine è cosa davvero poco piacevole. Avrei preferito avere torto. Avrei preferito essere smentito.

Da: Album feriale

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di Maria Pia Quintavalla

Dalla torretta.

Dalla torretta, svelta sotto il cappotto/ e i documenti (falsi? veri?)/ e lei non vista, che guardava. L’uscita l’aveva occhieggiata negli anni, /le gambe vezzeggiate e denudate,/come un amante.

Berlusconi paga Leopardi

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(Pubblico questo pezzo già apparso su “il primo amore” il 5/06/07. La faccenda di cui Antonio Moresco parla ha suscitato anche in me una serie di riflessioni, che in alcuni punti non concordano con quelle da lui esposte. Ad esempio, non posso impedirmi di pensare neppure un istante che il principe dà con una mano quello che con l’altra ha abbondantemente preso, così come accade a tutti i plurimiliardari filantropi e agli stati ricchi che aiutano con doni i paesi che hanno in precedenza impoverito. Ma davvero non ha senso fermarsi qui. Moresco ci presenta un paradosso reale e innegabile, che risuona in modo particolarmente familiare per chi vive in Francia in questo momento. La destra, pur restando più che mai se stessa, riesce a scippare alla sinistra iniziative, temi, a volte prestigio culturale. Su questo vale davvero la pena di riflettere spregiudicatamente. A. I.)

di Antonio Moresco

Abbiamo appena letto sul quotidiano Libero che Silvio Berlusconi coprirà per intero la cifra necessaria a tradurre la parte restante dello Zibaldone in lingua inglese (100.000 euro).
Visto che questa battaglia è partita dal Primo amore non possiamo che essere contenti di questa rapida conclusione.
Per quanto mi riguarda, non ho nessuna difficoltà a ringraziare sinceramente Silvio Berlusconi per questo gesto, senza che ciò sposti di un millimetro la mia opinione generale su di lui.

Le voci la città

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Fiesole – Basilica di Sant’Alessandro 7-10 giugno 2007
– meeting delle scritture e dei giovani scrittori
(laboratori di scrittura/poetry slam/reading/tavola rotonda)

LE VOCI LA CITTÀ
La scrittura per ripensare spazi e accessi

Il Comune di Fiesole, nell’ambito del progetto “GiovaniLibri” promosso da Anci, Ministero delle Politiche Giovanili e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, organizza per il prossimo mese di giugno un meeting dedicato alla scrittura e ai giovani scrittori.

Volkspark, Neukölln (con lo spettro di Vollmann e i cani)

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di Marco Mago Mantello

Se il suo footing la domenica mattina
le fa un petto piú solido e rosso
nonostante il colore del cielo
quando piove diventa aspirina

Se quel naso non ti lascia respirare
e la bocca ti mutila e scava
senza filo spinato né fosso
Se pensavi di chiuderla a chiave

e scordartela per quattro settimane
dentro un piccolo e stonato carillon
di sicuro la tua donna è jugoslava
o si chiama Marina Manón.

Da « Amnesia del movimento delle nuvole »

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dscf0752.JPG Di Maria Attanasio

Libero mercato

Che altro
nella notte dei lunghi coltelli
se non un privato gioco di rime
per rimuovere l’immagine ostinata:
occhi polmoni arti riciclati al dettaglio.
Il resto in straboccanti discariche.

*

Fado, “cantare il proprio destino”

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LIBRERIA ARCHIVI DEL ‘900
Milano, Via Montevideo 9
tel. 02 89 42 30 50
e-mail: libreria@archivi900.com
web: www.archivi900.com

Mercoledì 6 Giugno ore 18:30

Ottavo appuntamento del Ciclo di Incontri “VOCI DAL MONDO”

Fado, “cantare il proprio destino”

Con Anna Lamberti-Bocconi e Francesco Marcheselli

Lo sguazzo dell’ardire e dell’osare

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apparenza.jpg di Gianluca Veltri

Dopo l‘estate, quando l’autunno è giovane e ancora soleggiato, non tanto rassodato e ingrigito, l’appuntamento era fisso: se era un anno pari, dal 1986 al 1994, usciva un disco di Lucio Battisti, con parole di Pasquale Panella. Fu un’epopea recente della nostra musica leggera, in principio sottovalutata, poi vissuta con culto carbonaro. Solo post-mortem esplosa tardivamente e riconosciuta in tutto il suo valore. Perché fu una tribù, quella battistian-panelliana.

Roth e Dylan e l’elogio del cattivo carattere

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di Nicola Lagioia

“Non sono venuto al mondo per renderle la vita facile”, ha dichiarato Philip Roth poco prima dell’uscita di Everyman a un giornalista che gli faceva notare come la conversazione appena conclusa non fosse stata un’esperienza rilassante. “E’ un grande scrittore, ma forse era meglio non incontrarlo…”, questo invece è il coro sollevatosi lo scorso aprile alla Columbia University in occasione del conferimento a Roth del Grinzane Master Award, dopo che l’autore di Pastorale americana aveva trattato la maggior parte dei presenti alla stregua di fastidiosi soprammobili parlanti limitando il discorso commemorativo per Primo Levi a qualche stralcio di una sua conversazione con lo scrittore torinese pubblicata da anni.

Lavoro

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dscf1085.JPG di Jacopo Galimberti

Due antenati

Braccia arrossate che ammassano il letame, ma sono lasciate a pascolo 
per gli insetti. Braccia ricchissime, che mescolano malta e latte,
che castrano il gallo che inalano il catrame, braccia con la rivoltella e il chiodo
che dilania il cranio del maiale. Braccia che hanno perso un dito nella fresatrice, 
intirizzite, ricchissime, all'alba bevono 
caffè e uovo.

Io sono con Chavez (grazie a Panorama)

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In un articolo apparso su panorama.it, intitolato Chavez chiude la più importante televisione privata del Paese, Paolo Papi scrive tra le altre cose:

“La frequenza del Canale 2 sarà ora occupata ora da Tves (Televisora Venezolana Social), la neonata televisione pubblica del Venezuela. Secondo Caracas sarà una tv “pubblica, pluralista, educativa, partecipativa”. Per capire che cosa effettivamente significhi, basta cliccare su Television Sur (Telesur), la tv satellitare latinoamericana di ispirazione bolivarista (cui hanno già aderito Bolivia, Ecuador e Argentina) che alcuni commentatori hanno già definito la Al Jazeera sudamericana per i suoi toni molto critici nei confronti dell’amministrazione Bush. Oggi il sito di Telesur si apre con l’immagine della neo-direttora di Tves Lil Rodríguez. E un attacco che così recita: “I venezuelani hanno celebrato oggi la nascita della nuova Televisora Venezolana Social, la prima tv pubblica del Paese”

Una gran bella notizia, no?
Ecco perchè, grazie a Panorama sono con Chavez. A proposito, Hugo, a quando un viaggio da noi in Italia?
Effeffe

BIG non deve morire!

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[Seguo con trepidazione quello che sta NON accadendo a BIG (la Biblioteca In Giardino). Qui di seguito una nota scritta da Leonardo Pelo e i ragazzi di No Reply, tratta dal loro sito. G.B.]

Sappiamo che “La Biblioteca in Giardino” (manifestazione culturale che si è svolta per 8 anni tra giugno e luglio nei giardini delle biblioteche rionali di Milano) non è uno dei problemi principali d’Italia. Anzi, in una ottica relativa, non è nemmeno un problema. Però, forse, è un buon paradigma di quello che sta succedendo a Milano.

Abbiamo inoltrato -come da prassi- la nostra proposta all’Assessorato alla Cultura nel dicembre 2006, continuando a fornire specifiche e approfondimenti, come richiestoci dagli uffici comunali, fino all’aprile 2007.

Il romanzo dello scrittore più grande al mondo

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di Franz Krauspenhaar

Il Maestrale è una casa editrice sarda specializzata in libri di alta qualità. Alessandro De Roma, l’esordiente trentasettenne di questo Vita e morte di Ludovico Lauter, (Nuoro 2007, pp.340, euro 14,00; www.edizionimaestrale.com), parte dagli stessi nastri di partenza di Salvatore Niffoi, e potrebbe fare lo stesso percorso, perché la stoffa c’è. Dunque si parlava di Sardegna. Possiamo parlare di regione nel senso comune del termine, nel caso dell’isola per eccellenza?  Essa è terra di silenzi pieni di significato, di una durezza che è in realtà spietata coerenza; poco o nulla italiani, i sardi, ma  pienamente radicati dentro loro stessi.

Dal carcere di Bacau (2)

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forest2.jpgforest91.jpg di Helena Janeczek

Io non volevo ammazzare la bambina! Io non volevo! Io non volevo scoparmi la bambina e non volevo farmi inculare né dalla vecchia checca di infermiere né da nessuno, io non volevo essere un frocio pervertito, io non volevo! Volevo sposare la mia fidanzata, volevo trovare una casa, volevo i soldi, io non volevo essere uno zingaro fetente che resterà sempre con le pezze al culo, volevo essere ricco e bello e rispettato, volevo i vostri soldi, volevo essere come voi!
E se non avessi avuto questa qui, se non avessi la mano destra rovinata, ci sarei riuscito, giuro! Ve lo giuro sulla tomba di mio padre.
Avevo sette anni quando mio padre ordinò a mio fratello che doveva portarci a fino a Budapest, me e il mio fratellino che ne aveva cinque, perché mio fratello, il più grande, gli aveva detto che ci sarebbe stato una cosa enorme, un grandissimo concerto di una band famosa in tutto il mondo che per la prima volta veniva a suonare in un paese dell’Est, e allora sarebbero arrivati a sentirli da ogni parte, persino dall’Unione Sovietica e dalla DDR, e sarebbero arrivati tutti i ragazzi più ricchi dei nostri paesi, i figli dei quadri e dei generali, forse persino i figli del nostro Conducator.

No direction home

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di Linnio Accorroni

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Qualche numero a tentare di contornare e delimitare ciò che deborda e sfugge da tutte le parti, ciò che fa dell’Eccezione la Norma, della Delusione la Consuetudine: 500 canzoni, 1400 concerti, quasi tutti (pubblicamente o clandestinamente) registrati, centinaia di libri sulla vita e/o sull’opera, più di: 50 album ufficiali e oltre 500 bootleg, 23 versioni differenti del testo di una stessa canzone (Tangled up in blue, per la cronaca), centinaia di versioni live delle stesse canzoni (e nessuna quasi mai perfettamente uguale all’altra) centinaia di siti internet a lui dedicati (ce n’è uno molto bello e curato anche in italiano: www.maggiefarms.it).

Ricevo e volentieri Pubblico: Mauro Baldrati

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Rapporto da Alpha Centauri
di
Mauro Baldrati

Non è facile il mestiere dello storico interstellare. Esistono miliardi di documenti da analizzare, da confrontare, e persino i computers quantici talvolta sembrano in difficoltà, quando alcuni milioni di documenti sembrano contraddirne altri milioni che contengono verità ormai acquisite.
Però è anche un mestiere che regala soddisfazioni. Quando ritroviamo un nuovo documento che ci descrive un certo periodo storico per esempio: alcuni sono così precisi, così nitidi che sembra di viaggiare nel tempo, e possiamo rivivere quelle esperienze, scoprire quel mondo, quella civiltà ormai scomparsa per sempre.

Un romanzo africano

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di Andrea Raos

[Va bene, mi sono stufato. Sono stanco della poesia, del non avere lettori, del non vedere mai il becco di un quattrino. Come molti miei colleghi, ho dunque deciso di lanciarmi in un’attività davvero remunerativa: il romanzo. Più esattamente il romanzo performativo, sull’esempio del racconto erotico inserito da Emmanuel Carrère nel suo recente Un roman russe. Scrivere parole di sicuro, concretissimo ed immediato effetto. Buona lettura e, soprattutto, buona azione a tutti. a.r.]

Caro Lettore di Nazione Indiana,

Sappia che nel contattarLa la mia ambizione è di costruire più che una semplice relazione con Lei, è di creare un legame che ci riunisca in un contatto che abolisca le distanze e faccia sgorgare l’amicizia come la luce che emette l’Astro alla fine della notte. Tuttavia, mi permetta di informarLa del mio desiderio di entrare anche in un rapporto d’affari, un rapporto fruttuoso per le nostre due parti: la parte che io rappresento e quella, distinta, che incarna Lei. Sappia che ho pregato ancora e ancora il Signore e che, dopo di ciò, ho scelto il Suo nome tra mille altri nomi, tra tutti i nomi della galassia dei nomi – e Dio sa che sono innumerevoli poiché Egli è all’origine di ciascuno di essi, dal primo all’ultimo. Rasserenato, ho scelto il Suo nome con la sicurezza che dà la fiducia nella buona fortuna. Penso ora e sono sicuro che Lei è degno della raccomandazione della mia preghiera, che Lei è dunque una persona d’onore, con cui posso fare affari, perché il mio messaggio è quello di un interesse ben compreso per le nostre due parti, le due entità che, esseri distinti l’uno dall’altro, noi rappresentiamo. Così, non ho alcuna esitazione ad affidarmi a Lei per questo affare semplice e sincero che varrà tanto per la risorsa che ci offrirà che per l’amicizia che ci prodigherà, insieme e di concerto.

Io mi chiamo con il mio cognome ed il mio nome, che porto dalla nascita in modo identico e senza discontinuità.

Quaderno di fabbrica

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di Nadia Agustoni

Comincio a salvare alcuni frammenti, schegge di una memoria lenta, ma insolitamente leggera. La sua non densità la trovo in questo darsi a pezzetti e rimangiarsi subito quello con cui mi investe, con cui mi rompe i pensieri uno alla volta per farli tornare indietro, più o meno come un nastro di pellicola riavvolto. Ascolto una canzone dei 70, il foglio è bianco, c’è un pausa che è paura, spavento e non so se il tempo cambi marcia di colpo o se non sento che qualcosa scappa via dalle parole, non si lascia dire.