
A solo per ciabatte. Per Beckett nei suoi 100 anni
di
Giancarlo Alfano
«La violenza delle domande e dei dubbi si è fatta via via, per lui, più amara e radicale […] Ma a tanta violenza si contrappone, nella resa espressiva una rarefazione luminosa, un battito secco e veloce che sembrano il contrario del buio, il contrario dell’angoscia. C’è, in questo paradosso apparente, qualcosa di stupendamente senile. Come se, con la lungimirante impazienza dei grandi artisti da vecchi […] avesse capito e deciso che non c’è più tempo, né per lui né per noi, da dedicare ai convenevoli e ai fronzoli». Sono, queste, le parole con cui Giovanni Raboni salutava l’uscita del Conte di Kevenhüller di Giorgio Caproni; era il 1986, il poeta livornese, nato nel 1912, aveva settantaquattro anni.






