
foto di Mimmo Jodice
VELE
di
Eleonora Puntillo
Piazza Dante, pietra deserta, temibile, riarsa, abbruciante lo stinco, oppure gelida percorsa da travolgenti irreparabili impeti di pioggia. Domandano spesso come scamparla, e lungo quale vico antico ombroso imbrecciato fuggire.
Furono inizialmente chiamate ‘tende’ divennero poi ‘vele’ quelle di Scampìa, e la casuale lettura della primigenia definizione progettuale propone una (forse impropria assurda illogica) associazione mentale fra architetture, luoghi, fruizione e funzioni del territorio. Eppure…

di Riccardo Ferrazzi
di Biagio Cepollaro


