di Elio Paoloni

Sull’ultimo numero di Nuovi Argomenti Guido Mazzoni racconta un episodio che non esiterei a definire banale: a metà di una cena i padroni di casa poggiano sulla tavola la culla del loro neonato. Ma nel cerchio degli amici, “fra i trenta e i quarant’anni, tutti molto fragili”, questa esibizione apre un campo psicologico “pieno di sottintesi e di tensione”. Si fissa in volto il piccolo “senza paura o pudore, come si fa con gli animali: il suo sguardo non oppone alcuna resistenza al nostro”. Nel breve pezzo ci sono considerazioni interessanti sullo stato “di fusione profonda e di profonda ambivalenza” dei genitori, “che hanno sacrificato molto, che esigono una sorta di compensazione, che hanno paura”. Oggi del resto l’avvenimento è così raro, così ritardato, così pianificato, che i procreatori si sentono eroi prometeici, esploratori monomaniaci tornati raggianti e spaventati dai confini dell’universo con appresso un alieno. L’entusiasmo inevitabilmente eccessivo di una madre assume tinte più cariche, connotazioni forzate.
















