di Magali Amougou e Andrea Inglese
In Francia è in atto una guerra mediatica che data dall’inizio del genocidio ruandese dei Tutsi e degli Hutu moderati (1994). Si tratta certo di una guerra “a bassa intensità”, ma non per questo meno duratura e tenace. Si sarebbe potuto pensare che il picco d’intensità maggiore questa guerra lo avesse raggiunto nel corso del 2004, anno del decennale del genocidio. E in effetti la Francia ha conosciuto una quantità di pubblicazioni e di articoli giornalistici, che hanno nuovamente e con veemenza rilanciato il dibattito. Ma esso pare lungi dall’essersi placato. Ne sono testimonianza due libri usciti nel 2005. Il primo Négrophobie (Les Arènes, Paris), a firma degli autori Boubacar Boris Diop, Odile Tobner e François-Xavier Verschave, è uscito nell’autunno. Il secondo, Noires fureurs, blancs menteurs. Rwanda 1990-1994 (Milles et une Nuits, Paris) di Pierre Péan, è in circolazione da dicembre.














